Centro commerciale a Potentia
M5s: “La piccola Pompei va salvata”

PORTO RECANATI - Il movimento chiede un'assemblea pubblica sulla maxi lottizzazione
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L'architetto Poeta

L’architetto Poeta

Continua il dibattito sul centro commerciale che dovrebbe sorgere nei pressi dell’area archeologica di Potentia a Porto Recanati. La Provincia ha chiesto una preventiva Valutazione di Impatto Ambientale e Italia Nostra Marche ha espresso soddisfazione per la decisione (leggi l’articolo). Interviene sulla questione il Movimento Cinque Stelle di Porto Recanati che aveva già promosso un incontro lo scorso ottobre e ora si è fatto promotore di un’assemblea pubblica.
«Tutto da rifare – si legge in un comunicato stampa del Movimento –  per la Building Development di Solbiate Arno , la società che vorrebbe lottizzare l’area compresa fra la città antica di Potentia e l’abbazia Medievale di Santa Maria di Potenza per costruirci un mega centro commerciale, e che ha già fatto un progetto preliminare per la costruzione di grandi parcheggi, rotonde e capannoni.
Con una determina del 23 dicembre il dirigente del settore ambiente Luca Addei ha ritenuto doveroso assoggettare il progetto del centro commerciale Santa Maria in Potenza alla procedura di V.I.A. (valutazione di impatto ambientale). Tenendo conto di osservazioni e pareri di vari soggetti fra cui la direzione regionale del Ministero dei Beni Culturali e Ambientali, la Soprintendenza Archeologica e la Soprintendenza architettonica e paesaggistica, si ritiene che l’opera in questione possa comportare una “alterazione qualitativa e quantitativa, diretta e indiretta, a breve e a lungo termine, permanente e temporanea, singola e cumulativa, positiva e negativa dell’ambiente, inteso come sistema di valori antropici, naturalistici, architettonici, culturali, agricoli e economici”.
L’architetto Giammario Poeta ha studiato la problematica e raccolto la documentazione sul progetto del Centro Commerciale S. Maria in Potenza, e ne ha informato i cittadini con il supporto degli attivisti portorecanatesi del Movimento Cinque Stelle che hanno sensibilizzato la stampa e organizzato un incontro in sala Biagetti il 25 ottobre 2013, in cui è stata messa in luce l’antieconomicità del progetto e la mancata valorizzazione della “piccola Pompei” della città del II sec. a. C., ancora tutta da scavare dopo i fruttuosi saggi dei primi anni ’80 del secolo scorso.

In seguito alla determina provinciale, la Building Development dovrà riaprire un complesso iter burocratico che permetterà di valutare con più ponderazione la congruità del progetto. Al proposito Il Movimento Cinque Stelle di Porto Recanati si è fatto promotore della richiesta di un’assemblea pubblica sul centro commerciale, che è stata inoltrata ai Comuni di Porto Recanati, Recanati, Loreto e Porto Potenza Picena.

Il Movimento Cinque Stelle pone le seguenti domande:
come mai quando la Building Development ha messo mano al progetto non ha preso in considerazione i vincoli idrogeologici, ambientali e archeologici esistenti?
Perché la Provincia non ha richiesto di sua iniziativa la procedura di valutazione ambientale, invece di aspettare le osservazioni del nostro Giammario Poeta e degli altri enti da lui sensibilizzati, dalla Sovrintendenza a Italia Nostra, di cui è consulente tecnico per il centro commerciale?
Il comune di Porto Recanati ha fatto tempestiva richiesta di VIA quando ha ricevuto il progetto? Se non l’ha fatta, in base a quali criteri ha atteso l’intervento della Provincia?
Perchè il Comune dichiara che la richiesta della Provincia è una naturale e normale procedura burocratica, anche se ci sono volute osservazioni e richieste di cittadini informati per metterla in moto?
Poiché il Comune dichiara che i vincoli della Sovrintendenza sono quelli di sempre, in base a quali criteri di valorizzazione culturale del nostro territorio vuole autorizzare una cementificazione di tal fatta su un’area vincolata??

Il Movimento Cinque Stelle ritiene che progetti di cementificazione vecchi e anacronistici (l’Hotel House è del 1960, e tutti vedono che fine ha fatto), ad alto impatto ambientale in cambio di pochi posti di lavoro precari e malpagati, vadano accantonati una volta per tutte, per procedere ad una sana riqualificazione dell’esistente, con vero rilancio delle imprese edili locali e del commercio cittadino».

 



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