Vent’anni di storia naturale
Il museo brinda alla nuova collezione

MACERATA - Nel giorno dei festeggiamenti si espone la donazione della famiglia Bernocchi. Inaugurata la nuova sala con più di ottanta animali. Il sindaco Carancini: "Un debito di gratitudine verso il direttore Dezi e tutti i curatori."
Il nostro viaggio tra fossili, pappagalli, felci e farfalle
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La galleria fotografica della nuova collezione

Una delle teste della collezione Bernocchi.

Una delle teste della collezione Bernocchi.

di Marco Ricci

Una crescita lunga vent’anni quella del Museo di Storia Naturale di Macerata,  situato nella centralissima via Santa Maria della Porta presso i sotterranei del Palazzo Rossini Lucangeli. Una storia nata nel 1993 e che ieri ha festeggiato i suoi vent’anni. Con l’inaugurazione di una nuova sala e di una nuova collezione donata alla collettività dalla famiglia Bernocchi. Ottantuno teste eccezionalmente conservate e imbalsamate di animali esotici provenienti da tutto il mondo e in particolare dalla Namibia dove Andrea, il padre della donatrice Debora Bernocchi, possedeva una tenuta. Un tipo di caccia, figlia anche di un’epoca storica in cui non erano evidenti i rischi per le popolazioni animali, che oggi molti non apprezzerebbero e di cui preferiamo leggerne lo spirito avventuroso nei romanzi di Hemingway. Ma che non riesce a nascondere la generosità di questa donazione, importante sia per il numero che per la varietà di esemplari e per l’eccezionale qualità della conservazione, per la gioia non solo dei bambini ma anche degli studenti dell’Accademia e del Liceo Artistico, i quali passano ore nelle sale del museo a ritrarre gli animali.

La famiglia Bernocchi e la famiglia del museo di storia Naturale, con Romano Dezi e Cesare Rastelli

La famiglia Bernocchi e la famiglia del museo di storia Naturale, con Romano Dezi e Cesare Rastelli

Presente all’inaugurazione della sala che accoglie la collezione l’intera famiglia Bernocchi, originaria della lombardia ma in parte trapiantata a Macerata. Con la moglie di Andrea, Anna Maria, e la figlia Debora e i figli Eraldo e Nicola. Una famiglia allargata ai figli e ai nipoti dei curatori del museo, Romano Dezi e Cesare Rastelli. Con i nipotini di Romano, Antonietta e Alessandro, che reggeranno il cuscino con le forbici con cui Debora Berrocchi taglierà il nastro inaugurale.  Alla presenza del sindaco di Macerata, Romano Carancini, delle consigliere comunali Francesca d’Alessandro e Deborah Pantana, dei consiglieri Marco Gasparrini e Antonio Carlini e del Tenente Colonnello del Corpo Forestale dello Stato, responsabile del servizio Cites per le Marche, Roberto Nardi. Oltre a tantissimi cittadini che non sono voluti mancare a questo momento importante.

Anna Maria Bernocchi taglia il nastro della nuova sala

Anna Maria Bernocchi taglia il nastro della nuova sala

“Abbiamo scelto Macerata”, ci ha spiegato Debora Bernocchi, “per il particolare entusiasmo e la grande disponibilità di Romano Dezi.” Il cui impegno è stato sottolineato anche dal colonnello Nardi. “Il Museo di Macerata è diventato uno dei migliori esempi di museo di storia naturale della regione, quasi un unicum, a cui noi affidiamo gli animali in sequestro giudiziario che spesso vengono poi affidati permanentemente al museo.” Anche il sindaco Carancini, dopo l’inaugurazione, ha esternato “il debito umano e di riconoscenza della città verso Romano Dezi e verso tutti i curatori del museo che, mattoncino dopo mattoncino, sono arrivati a creare qualcosa di unico.” Il sindaco, ovviamente, ha ringraziato la famiglia Bernocchi per il “grande gesto di generosità rivolto alla città di Macerata.”  Più difficile prendere una frase dal direttore del Museo, Romano Dezi. Non certo per mancanza di sua disponibilità, quanto per quella riservatezza e umiltà che lo contraddistingue. Ma che non gli consente, in mezzo ai figli e ai nipoti, a nascondere l’emozione e la soddisfazione per un museo che lui per primo ha contribuito a creare.

Paolo Moro, il preparatore naturalista che ha curato la collezione

Paolo Moro, il preparatore naturalista che ha curato la collezione

La collezione è donata a Macerata è di primissimo livello, anche per la qualità della conservazione degli animali e per la loro espressività. Un’arte, quella della conservazione, antica e difficile. Che affonda le sue radici al settecento, ai tempi delle grandi navigazioni, del grande collezionismo e dei primi musei nati in ogni nazione, quando le raccolte di piante e animali erano anche simbolo di potenza coloniale. E per gli intrepidi raccoglitori, dopo anni di fatiche, era piuttosto usuale aprire le casse nella madre patria e scoprire che i loro reperti erano finiti preda delle tarme. E tanti ne morivano per via dell’arsenico usato come conservante. Come grande era la disillusione nel vedere sbiadire i colori degli uccelli o dei mammiferi che riempivano le teche dei musei. Un’arte che per cinquant’anni ha fatto sua Paolo Moro, il preparatore naturalista che durante gli anni ha curato i “trofei” di caccia della famiglia Bernocchi.

 

Romano Dezi all'interno del Museo.

Romano Dezi all’interno del Museo.

Ma veniamo adesso a questo piccolo gioiello che è il Museo di Storia Naturale. Più di undicimila visitatori nel 2012, un numero ancora più alto nel 2013, moltissimi stranieri, scuole di ogni ordine e grado, le collezioni di fossili, di farfalle, di coleotteri, di conchiglie, le donazioni tra gli altri di Silvano Rattoni, di Luciano Sarcina, di Secondo Ridolfi. Poi i pappagalli tenuti in custodia per conto del Corpo Forestale dello Stato, le tartarughe, i pesci negli acquari, le lezioni didattiche per  le scuole, le visite guidate, le proiezioni di diapositive, il tutto portato avanti da un pugno di appassionati. Oltre a Romano Dezi – il fondatore assieme a sua moglie Rita del museo – Cesare Rastelli, Federico Landi, più altri volontari che si sono avvicendati negli anni. Di fatto tutti dimenticati da Dio. O almeno da amministrazioni comunali che oltre ai locali, prestigiosi va detti, e alle bollette si sono sempre di fatto disinteressate del Museo. Con i curatori che non solo tengono gratuitamente aperti gli spazi ai cittadini, organizzano, allestiscono, riparano ma che sono anche costretti a pagare il mangime per gli animali. Questo nella celeberrima “città della cultura” che evidentemente intende il termine cultura in modo estremamente settoriale.

La galleria fotografica del museo

Uno dei pappagalli dati in custodia al museo dalla Corpo Forestale dello Stato

Uno dei pappagalli dati in custodia al museo dal Corpo Forestale dello Stato

Vi è qualcosa di grandioso in questa concezione di vita, con le sue diverse forze, originariamente impresse dal Creatore in poche forme, o in una forma sola; e nel fatto che, mentre il nostro pianeta ha continuato a ruotare secondo l’immutabile legge della gravità, da un così semplice inizio innumerevoli forme, bellissime e meravigliose, si sono evolute e continuano a evolversi. Il fascino di questo piccolo museo è racchiuso in quella che è forse la più celebre e fulminante frase mai scritta su un testo scientifico.  L’epilogo con cui si chiude “l’origine delle specie” di Charles Darwin, la cui prima copia italiana è conservata in una teca della saletta intitolata oggi alla famiglia Bernocchi. Così viaggiare per le stanze del museo non è solo viaggiare nel tempo profondo dei fossili per milioni e centinaia di milioni di anni.  Ma assaporare allo stesso tempo quella diversità della vita, quelle forme bellissime e meravigliose che oggi con il riscaldamento globale e la deforestazione sono tragicamente a rischio.

Romano Dezi  con uno dei pappagalli delle voliere esterne

Romano Dezi con uno dei pappagalli delle voliere esterne

E i pappagalli che parlano con Romano Dezi ci danno solo l’impressione dei colori e dei suoni di una foresta tropicale di cui Darwin, durante il suo celeberrimo viaggio a bordo del Beagle, rimase letteralmente stupefatto. Come i fondali marini pietrficati ci posso solo fornire una fioca impressione di una Terra che fu. Così le felci fossili, le conchiglie, i pesci la cui sagoma è rimasta impressa sulla pietra, aiutano appena a cogliere l’evoluzione e il senso della vita che crea vita, che muta, che si trasforma e che colora oggi il pianeta con le sgargianti piccole squame che ricoprono le ali delle farfalle, conservate a centinaia nella sala loro dedicata.

Un fondale marino fossile.

Un fondale marino fossile.

Un’altra ala del museo è invece dedicata alle rocce e ai cristalli, dove i visitatori possono osservare la fluorescenza della fluorite quando viene illuminata con i raggi ultravioletti e tante pietre dure provenienti dall’Italia e dall’estero.

Poi il giardino con le voliere di altri pappagalli, le felci che ricoprono ancora oggi i nostri sottoboschi, le tartarughe di mare e di terra che tanti cittadini portano al museo dopo averle tenute in casa per un po’. Uno spazio, quello del giardino esterno, immerso tra i palazzi del centro, di una quiete assoluta e che il Museo di Storia Naturale lascia aperto ai cittadini e alle associazioni che intendono avvalersene.

Cesare Rastelli, l'altro appassionato che si occupa del museo.

Cesare Rastelli, l’altro appassionato che si occupa del museo.

Un museo,quello di Storia Naturale di Macerata, che oggi festeggia i suoi vent’anni. Aperto tutti i giorni feriali dalle nove a mezzogiorno, ricco di collezioni che potrebbero crescere ancora se vi fosse qualche spazio in più. Accudito con impegno e passione, amato dai bambini, dagli studenti e da molti stranieri che visitano la città. Peccato, al contrario dei tanti cittadini a cui è caro, non adeguatamente considerato e valorizzato dalle amministrazioni cittadine.  Anche se, recentemente, la struttura è entrata nella rete museale della città.

(Foto Marco Ricci)

 

 

 

 

 

 

 



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