I tagli possibili al Comune di Macerata

Un'Amministrazione determinata e coraggiosa potrebbe rivisitare la spesa dei dipendenti
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L’avvocato Andrea Marchiori

 

di Andrea Marchiori

I provvedimenti del Governo Monti, che hanno inciso sulla economia degli enti locali, si sono susseguiti spesso senza un comune denominatore ed hanno obiettivamente determinato uno scompenso nei bilanci programmatici, i quali tenevano ovviamente conto di quanto preventivabile.

Va detto, però, che già nel bilancio preventivo triennale del 2010 il Comune di Macerata, in sintonia con i Revisori, aveva previsto situazioni di progressiva diminuzione dei trasferimenti statali ai quali doveva necessariamente seguire una razionalizzazione delle spese. In effetti nel corso dell’ultimo esercizio vi è stata una contrazione delle spese, sebbene il risparmio non sia stato significativo e, comunque, utile a garantire l’equilibrio con i minori introiti.

I capitoli di spesa possono essere suddivisi in due macro categorie: quelli necessari ed indefettibili e quelli funzionali alla strategia politica dell’amministrazione.

Non c’è dubbio che la crisi di liquidità induce a ridurre prima di tutto le spese superflue e poi quelle non strettamente necessarie, cioè quelle che fanno pare della seconda categoria; in tale ambito le critiche alla nostra Giunta possono essere motivate anche dalla strumentalità della posizione politica e da un approccio semplicistico alla questione. A tale proposito potrei gridare allo scandalo per la delibera con la quale la Giunta ha commissionato, poche settimane fa, ad una società di statistica, l’incarico di effettuare una indagine sociologica sui reali bisogni dei giovani maceratesi attraverso delle interviste ad un campione di ragazzi. A mio parere quei millecinquecento euro fanno parte delle spese superflue ma l’argomento può essere utilizzato tutt’al più per dire che anche nelle piccole cose gli amministratori sono chiamati a dare dei segnali.

Il capitolo di spesa che, invece, a mio giudizio andrebbe rivisitato è quello della spesa per i dipendenti: dirigenti, impiegati ed operai, capitolo di spese c.d. correnti e necessarie su cui può intervenire solo un’amministrazione determinata e coraggiosa.

Per quanto attiene ai dirigenti, si deve obiettivamente ritenere che il loro numero non sia esorbitante, forse si potrebbero accorpare le funzioni della cultura con quelle dei servizi alla persona, ma ciò di cui più si discute anche in Consiglio sono i famigerati ” premi di produzione”.

E’ naturale che l’attenzione ricada su coloro che percepiscono stipendi lordi superiori ad 80mila euro e che svolgono funzioni difficilmente valutabili in termini di performance, ma è anche vero che gli emolumenti sono determinati dalla contrattazione collettiva e per la valutazione del merito il Comune si è anche dotato di uno specifico organismo di valutazione, presieduto dal Segretario Comunale, il quale ha predisposto un articolato sistema di misurazione degli obiettivi.

Ciò detto, la questione “premi” non è trascurabile sotto l’aspetto economico ma deve essere, secondo il mio punto di vista, rapportata all’effettiva qualità e quantità del personale dipendente addetto ai sette settori di servizi.

Lo strumento urbanistico locale indica in 100 mila la popolazione massima insediabile nel Comune, a dispetto di una costante di 43mila; anche la pianta organica appare illogica dato che prevede un numero di dipendenti pari a 500, ovvero uno ogni 86 abitanti. E’, perciò, di tutta evidenza che la pianta organica non sia strettamente confacente al bisogno di organico dell’ente e lo dimostra anche la previsione di 19 dirigenti nonché la distribuzione del personale per aree di impiego: a titolo esemplificativo, nell’area amministrativa il personale con qualifica di operatore e istruttore è attualmente superiore a quello previsto proprio in pianta organica, che, pertanto, è stata disattesa.

L’attuale rapporto personale/abitanti è pari a 128, in linea con quanto previsto nel decreto Maroni del 2011, ma indipendentemente dal fatto che tale rapporto tra popolazione ed organico medio potrebbe essere rivisto dal Governo, nell’ottica di attuare una stringente operazione di risparmio di spesa sugli enti (l’obiettivo è peraltro espressamente contenuto nella manovra di ottobre), la statistica in esame andrebbe valutata anche con il personale in forza all’Apm a cui sono state delegate le funzioni più remunerative del Comune. A tale proposito, ad esempio, il Comune ha trasferito alla municipalizzata anche la competenza sulle affissioni pubbliche che determina uno spostamento di fatturato di circa € 130.000 l’anno a fronte di un aggio di riscossione pari al 46% dei ricavi totali; proprio sulla delibera attuativa si legge che la delega delle funzioni consentirà al Comune di assegnare le risorse umane ad altre funzioni istituzionali; non vi è chi non veda in ciò una stretta correlazione tra i due organici.

Pertanto, se dovesse essere considerata l’intera forza lavoro del comune e della municipalizzata, la pianta organica sarebbe completamente satura ed il rapporto di virtuosità clamorosamente mancato.

In tale contesto va considerato anche il recente bando per l’assunzione di sei impiegati comunali, attraverso il meccanismo della mobilità esterna, emanato sul presupposto del completamento della pianta organica. Siamo certi che vi era la impellente necessità di integrare l’organico?

A mio modo di vedere, con un tale esercito di dipendenti comunali l’efficienza dei servizi amministrativi è connaturale all’attività di impiego in rapporto all’organico, piuttosto che alla capacità organizzativa dei dirigenti. E’ questo il nodo centrale della questione “premi”.

In sostanza i premi avrebbero ragione di essere corrisposti laddove le capacità manageriali facessero conseguire performance di rendimento del personale di notevole spessore a dispetto dell’organico cosa che, invece, non mi pare ragionevolmente esistere nell’attualità.

Detto ciò, se consideriamo il risparmio di spesa che si otterrebbe da una riduzione dell’organico di un dirigente, dell’8% dei dipendenti comunali e del 3% di quelli dell’Apm (circa 1,2 milioni di euro l’anno), si comprende come la questione debba essere seriamente presa in esame, specie in questo momento economico in cui è richiesto ai cittadini un crescente sacrificio in termini di imposizione fiscale e tributaria.



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