Leggende e tesori del Castello della Rancia

In un racconto pubblicato dal piemontese Alberto Fenoglio
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Castello-della-Ranciadi Gabor Bonifazi

L’atmosfera freudiana legata al Castello della Rancia traspare in un racconto pubblicato dal piemontese Alberto Fenoglio in “Archeologia magica”. Un racconto pieno di tenerezza e spiritualità a conferma dei sostenitori delle innumerevoli leggende legate a questo straordinario maniero. L’autore del libro, archeologo, nonché castellologo, descrive come arrivare al tesoro seguendo le indicazioni di una mappa disegnata agli inizi del 1500: “… si accede ai sotterranei da un pozzo che si apre nelle cantine, dal lato del torrione e si scende con una scala a chiocciola. Da molto tempo il pozzo è stato murato, pare verso la metà del 1700 poiché circolava la voce che nei sotterranei si davano convegno i fantasmi”. Naturalmente nella pappa vengono riportate tutte le indicazioni per arrivare al tesoro. Basta percorrere labirinti ancestrali, superare trabocchetti, aprire porte blindate ed eccoci al tesoro: cofani di monete, zecchini, ducati, sovrane, pezzi d’argento e gioielli. Quindi si potrebbe iniziare una sorta di caccia al tesoro, per monitorare, come si dice ora, i sotterranei che già diedero alla luce i basamenti delle colonne di un antico porticato. Non vedremo più personaggi in costume in una rievocazione impossibile intenti a distribuire il rancio napoleonico tipico del Castello della (A)rancia bensì tante persone armate di metal detector alla ricerca del tesoro perduto e forse anche Sofia, una bella e romantica ragazza con passione per la “Vergine di Norimberga” che una volta mi chiese: “Dov’è la stanza delle torture?”



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