Cessapalombo e il vaso di monete romane

Il rinvenimento del vaso effettuato nel 1964 dallo scultore Valeriano Trubbiani mentre controllava i lavori del distributore di benzina sulla strada romana
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Valeriano-Trubbiani

Valeriano Trubbiani

 

di Gabor Bonifazi

L’economista John Keynes sosteneva una teoria alquanto bizzarra sull’occupazione: per far lavorare due persone uno deve scavare la buca e l’altro deve riempirla. La stessa cosa sembra valere anche per la sfera culturale, con personaggi in perenne competizione per appropriarsi dei vari rinvenimenti. Alcune considerazioni sui piccoli e dimenticati Indiana Jones di casa nostra. Nel 1956 il capitano dell’Esercito Armando Annavini, archeologo per passione, fu protagonista di una campagna di scavo in solitario. Egli era originario di Cessapalombo e fin da piccolo aveva sentito i vecchi parlare di una città misteriosa, di cui rimane ancora il toponimo eloquente: Monte di Castro.

L’Annavini, armato di santa pazienza e di un badile, trascorse la sua licenza setacciando o monitorando, come si direbbe oggi, un vasto territorio sovrastante la frazione Villa e la Rocca di Col di Pietra dei conti Bozzi e i risultati furono estremamente interessanti, stante al minuzioso inventario dei reperti che ci ha voluto lasciare: «un cratere greco dipinto con disegni geometrici, cani fuggenti, in bianco e nero; sei vasi verniciati in nero o rosso con decorazioni in righe e foglie bianche; un tripode in terracotta assai grezza e grossolana; tre ciotole dello stesso tipo; un vaso dipinto in rosso e nero su fondo bianco con tre beccucci; una grande brocca rustica; un martello in pietra levigata; un pestello (?) ovale pure in pietra levigata; un frammento di lancia pure in pietra levigata; un frammento di vaso con cerchio inciso e lavorato; una lancia in ferro; un raschietto (?) in ferro; un’ascia in ferro; sei chiodi con teste originali decorative; tre punte di giavellotto in ferro; 25 oggetti di terracotta a tronco di piramide con foro (altezza cm. 10 – 15 dal peso vario); 4 candelieri in terracotta grezzi; 2 piatti con piedistallo grezzi; 2 ciotolette verniciate (Kylix) ed altri oggetti».

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Ma l’emozione più grande per il capitano fu quando nel giugno del 1957 alcuni contadini trovarono un sarcofago con una salma ben conservata e con tanto di daga. A quanto c’è dato sapere gli studi su questa misteriosa Città etrusco/ picena si sono fermati alla seconda metà degli anni Cinquanta. Grazie capitano Annavini! Nel 2006 a Villa Potenza con la demolizione del cosiddetto “guado” il fiume Potenza raccontò un’altra pagina della sua storia. Infatti quel ponte provvisorio, tanto utile l’estate durante i lavori di ristrutturazione di quello principale, e che collegava la riva destra del fiume Potenza al teatro della città romana “Helvia Ricina Pertinax”, venne abbattuto definitivamente. Un giorno questa breve notizia sarà annoverata tra tante altre storie e leggende, come ad esempio quella di quando il fiume era navigabile e servì per far salire la bombarda del Piccinino. Oppure ci si ricorderà dei rilievi del teatro romano effettuati da Antonio da Sangallo di passaggio per Loreto e tante altre storie, tra cui il rinvenimento del vaso di monete effettuato nel 1964 dallo scultore Valeriano Trubbiani mentre controllava i lavori del distributore di benzina sulla strada romana, e che per tale merito l’artista venne nominato ispettore onorario della Soprintendenza. Grazie Maestro Trubbiani!

 



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