Il mistero dei templari a San Ginesio

In un volume le scoperte del professor Giovanni Cardarelli
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templari

 

di Monia Orazi

San Ginesio è stato un importante centro di riferimento per i cavalieri templari. Ad avvalorare questa ipotesi, formulata in un volume del prof. Giovanni Cardarelli, pubblicato pochi mesi fa, è stato nel corso di Macerata Racconta Ernesto Paleani, editore, scrittore e presidente del Cesit (Centro studi internazionali sui templari). Il saggista, esperto di “tracce” templari e della loro simbologia artistica, ha spiegato come il centro indaghi unicamente su fonti storiche documentarie certe, per ricostruire l’esistenza di quelli che definisce “monaci-guerrieri” deputati al servizio di scorta e vigilanza su coloro che si recavano in Terrasanta, all’epoca delle crociate, nel loro periodo ufficiale di esistenza tra il 1099 ed il 1314. Attualmente gli ordini templari in Italia sono circa 85, solo uno è riconosciuto dal Vaticano. Per il professore una decina di simboli presentati dal prof. Cardarelli, possono essere ricondotti ai templari, offrendo un nuovo sostegno agli studi raccolti nel volume.
Il mistero dei templari, i cavalieri il cui ordine fu soppresso tra le fiamme del rogo nel 1314 dal re di Francia Filippo Il Bello, torna ad avvolgere i Monti Azzurri. L’ipotesi sembra più di una suggestiva fantasia legata alla voglia di conoscere uno dei misteri che dopo secoli di distanza, continuano ad affascinare gli uomini del contemporaneo. A formularla e trovarne le tracce negli edifici storici è stato il prof. Giovanni Cardarelli, che ha raccolto
le sue scoperte nel volume “Il mistero dei templari a San Ginesio”, con prefazione dell’on. Roberto Massi, del sovrano ordine militare di Malta, edito
dalle Officine Brugiano. Le pietre su cui il prof.Cardarelli, ex preside dell’istituto superiore A.Gentili di San Ginesio ha concentrato la sua attenzione sono i capitelli della Collegiata S.Annunziata, con una raccolta di simboli ascrivibili alla presenza dei cavalieri, proponendo un abbozzo interpretativo dei disegni scolpiti trovati nella pietra. Tra gli elementi figurativi segnalati da un ricco apparato fotografico all’interno del volume, la mandorla, il verme, l’esapetalo detto fiore della vita, una serie di croci e gigli stilizzati, altri elementi vegetali come la rosa, le pigne, la palma, non mancano poi scene con animali come l’aquila o il leone con il forziere, il serpente. “Credo infatti, in tutta sincerità, che sia davvero difficile mettere in dubbio la committenza templare, “autografata” in modo così singolare all’interno dello stesso maestoso monumento romanico-gotico. Non posso inoltre non pensare alle ingenti
spese occorse per la sua costruzione, tali, dunque, da richiedere un finanziatore potente e ricco, come poteva essere, per l’appunto l’Ordine del Tempio”, scrive l’autore. Altre tracce “templari”, sono rinvenibili all’interno del centro storico ginesino, come un giglio deteriorato ma ancora visibile sullo spigolo sinistro della facciata dell’ex convento di S.Agostino, sede dell’Iis A.Gentili, ed in altri edifici legati all’uso di alcuni ordini ecclesiastici, per cui il prof.Cardarelli cita anche alcune fonti storiche. Gli insediamenti templari nel maceratese, secondo le fonti citate nel testo si trovavano “nelle case Santo Spirito di Recanati, San Giovanni di Montolmo, Santa Maria di Civitanova, San Sebastiano di Camerino”, mentre nella prefazione l’on.Massi ricorda come l’ordine dei Templari nel maceratese collaborò con i monaci cistercensi, il cui fondatore San Bernardo fu autore della carta spirituale dell’Ordine.



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