Nuova sede per l’Istituto di Restauro delle Marche
Nell’ex Convento di San Giovanni a Montecassiano il Corso quinquennale a ciclo unico per la formazione di restauratori di Beni culturali
L’Istituto di Restauro delle Marche esce dalle antiche mura maceratesi e s’insedia nell’ex Convento di San Giovanni a Montecassiano. “Nessuna fuga, per carità” ha detto il prof. Giorgio Marangoni, nuovo direttore dell’Accademia di Belle Arti presentando nell’auditorium Svoboda l’IRM, diretto dalla prof. Francesca Pappagallo. “Il fatto è che molto semplicemente abbiamo trovato fuori dal capoluogo la struttura più idonea alle necessità di docenti e studenti. E’ stato naturale pensare all’ex convento, ora perfettamente restaurato, dove l’Accademia in passato aveva tenuto un workshop di performances”.
La diaspora della cattedra di Restauro era iniziata a seguito del terremoto del 1997 e all’immediato abbandono di palazzo Buonaccorsi. Le lezioni si erano tenute prima presso l’ex clinica Pagamici, poi all’Istituto San Giuseppe, ancora in via Santa Maria della Porta ed infine in via Berardi, attuale sede dell’Accademia.L’anno del sisma umbro-marchigiano fu anche, pronuba l’allora direttrice Paola Ballesi, quello del consolidamento della Cattedra attraverso la creazione da parte della prof. Pappagallo e della collega Marina Mentoni (Tecniche pittoriche) del corso sperimentale di teoria e tecnica della conservazione dei Beni culturali.
Ed ora Montecassiano. L’intuizione che ha portato a questa soluzione è stata, per la verità, di chi ha preceduto per dieci anni Marangoni: l’arch. Anna Verducci che ha trovato nell’amministrazione locale e nel sindaco Mario Capparucci impegno e completa collaborazione. “Un lungo e faticoso percorso” con un esito felice anche se Macerata perde senz’altro la sede di un’istituzione prestigiosa come l’IRM. Non a caso l’Accademia di Belle Arti, guidata ora da Marangoni, è dal 22 novembre scorso la seconda Scuola di alta formazione in Italia autorizzata dal ministero ad attivare il percorso formativo professionalizzante 2 nell’ambito del Corso quinquennale a ciclo unico per la formazione di restauratori di Beni culturali.
Il Percorso prevede attività su manufatti dipinti su supporto ligneo e tessile; manufatti scolpiti in legno; arredi e strutture lignee; manufatti in materiali sintetici lavorati, assemblati e/o dipinti. Un decreto, quello ministeriale, venuto dopo l’accredito della speciale commissione che premia l’esperienza maturata dall’Accademia maceratese in oltre tredici anni di attività offrendo concretamente all’Istituto diretto dalla prof. Pappagallo (succeduta nell’85 al prof. Guido Bruzzesi che aveva avviato nel 1978 il primo corso speciale di restauro) la possibilità di proseguire al meglio il proprio cammino.
Suggestivo il logo dell’Istituto di Restauro delle Marche: un ammonite, un fossile. Un ‘segno’ dell’indimenticato, grande Magdalo Mussio, già docente dell’Accademia, di forte riconoscibilità e peculiare connotazione. Il particolare adottato dall’IRM appartiene ad un’opera su carta, tratta da ‘Chiarevalli. Monodico’ di proprietà dell’editore Aldo Canovari (Liberilibri) che l’ha messa a disposizione.
Un’immagine, ricca di feconde evocazioni, che accompagnerà l’opera dell’Istituto che si troverà ad affrontare nuove e più ambiziose sfide culturali dopo l’intervento realizzato sul dipinto trecentesco del Nuzi, l’opera più antica conservata a Macerata, che spicca per importanza, complessità e valenza scientifica tra quelli realizzati dall’Accademia.
Alla presentazione del ‘nuovo’ Istituto di Restauro delle Marche, con i proff. Marangoni e Pappagallo, sono intervenuti il vicesindaco di Macerata, Irene Manzi e l’assessore provinciale alla Cultura, Massimiliano Bianchini.
Ma.Verd.


