Loris Campetti, il Manifesto e il web

Le vicende del quotidiano hanno dato il via ad un dibattito su giornalismo cartaceo e online

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Loris Campetti

di Beatrice Cammertoni

L’incontro su “Informazione e Democrazia” con Loris Campetti, firma storica del Manifesto, è diventata occasione per riflettere su quelle che sono e saranno le prospettive future del fare informazione. Gli ospiti dell’incontri tenutosi oggi alla Facoltà di Filosofia, d’altronde, rappresentavano modi diversi di rapportarsi al giornalismo. C’era innanzitutto chi l’informazione la studia, come il dottorando Alessandro Colella, chi l’informazione la fa, come appunto, Campetti, ma anche il direttore di Cronache Maceratesi Matteo Zallocco e chi l’informazione la riceve, la elabora e la commenta, come il pubblico di studenti, lettori del Manifesto ed esponenti del mondo dell’Università e della politica maceratese presenti all’incontro. Mentre per la redazione del Manifesto si procede alla liquidazione coatta amministrativa, Campetti ha esteso al pubblico ed ai relatori dell’iniziativa di oggi lo stesso “referendum” che da settimane trova spazio nelle pagine cartacee ed on-line della testata. Ha senso ancora un quotidiano come il Manifesto o il deterioramento della società e della sinistra ne ridimensionano il ruolo? Può trovare altre forme, come quella on-line o quella di diversa cadenza del settimanale e mensile? Scegliendo la prima formula sul web, si perderebbe la possibilità di riflessione e approfondimento che da il valore che ha all’informazione, non neutrale, che ogni giorno viene offerta dalla testata? La risposta, purtroppo, sembra essere sempre più legata a quello che decideranno le logiche di mercato e Campetti, come le altre firme si impegna a girare l’Italia (“come pellegrini”) nel tentativo di salvare i quarant’anni di storia che si sono scritti su quelle pagine.

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Loris Campetti, Alessandro Colella, Matteo Zallocco

La tappa di Macerata del pellegrinaggio del giornalista lo ha portato a confrontarsi con l’esperienza di Cronache Maceratesi, chiaramente diversa per la sua dimensione locale, ma pur sempre esempio di come il giornalismo ed il dibattito che da esso scaturisce possano trovare uno spazio ancora da esplorare sulla rete. Il Manifesto è stato d’altronde il primo quotidiano di tiratura nazionale ad aver aperto un portale on-line, che si affianca senza l’ambizione di sostituirle alle copie vendute in edicola. “Il Manifesto è stato per tanti anni un calabrone. Per la fisica non può volare, non ha la conformazione adatta per farlo, però vola. Per come è strutturato, il giornale ha vissuto per anni sopra le proprie possibilità perché l’obiettivo della collettività che lo possiede era quello del bene comune e della piena informazione. Il calabrone, molto probabilmente smetterà di volare tra poche settimane.” Ha detto Campetti entrando poi nel concreto delle difficoltà economiche in corso, esprimendo grandi perplessità sul “trasferire” il quotidiano on-line, in particolare per il fatto che la pubblicità non basterebbe a tenere in vita il Manifesto. “Io non sono così pessimista sulle sorti del giornale. Con il web il calabrone potrebbe uscire dalla porta e rientrare dalla finestra per continuare a volare. Lo scenario è già in evoluzione e tra cinque anni parleremo in modo diverso” gli ha risposto nel corso del suo intervento il direttore di Cronache Maceratesi Zallocco.

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Alessandro Colella

La contrapposizione tra carta stampata e web diviene il tema prevalente del dibattito, che merita un’attenzione particolare se si considera quella che è stata l’esperienza del nostro giornale in provincia. C’è chi tra il pubblico interviene per dar risalto all’immediatezza dell’informazione sul web, chi vede nel giornale cartaceo il mezzo più pratico e “portatile” per chi lavora tutto il giorno. Chi, prendendo chiaramente a riferimento il nostro sito, come l’ex consigliere comunale Reinhard Sauer, da risalto al fatto che la possibilità di lasciare un proprio contributo agli articoli apra l’informazione anche a quei “drogati della rete” che sono sempre presenti con un loro commenti nei pezzi. La quadratura del cerchio al di la delle varie risposte che si possono dare al “referendum” sul Manifesto, si trova nel riconoscere al giornalismo una grande responsabilità: quella di recuperare un rapporto con il lettore e di superare quelle che sono le caratteristiche del contesto in cui evolve il rapporto tra democrazia e informazione. Alessandro Colella, le riassume in quattro punti, l’informazionalizzazione della comunicazione, la sua banalizzazione, il fondamentalismo e l’autoritarismo comunicativo. Quattro giganti da affrontare, indipendentemente dal fatto che il campo di battaglia sia il web o la carta stampata. 

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