“Le politiche culturali come fattore di nuova crescita”
Se ne è parlato a Camerino

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Dal Pd di Camerino, riceviamo:

In una Sala degli Stemmi gremita, si è svolto lo scorso 21 febbraio il convegno sul tema “ Le politiche culturali come fattore di nuova crescita” organizzato dall’associazione culturale Il nuovo riformismo in collaborazione con l’Università di Camerino e coordinato da Daniele Salvi.

Del tutto eccezionale la qualità  e quantità degli interventi: era presente mezza Giunta Regionale, l’assessore al turismo della regione Umbria, un europarlamentare, il Rettore dell’ateneo e diversi sindaci. Di questo non è necessario parlare oltre, perché la notizia è stata ampiamente riportata da giornali locali e quotidiani. Quello che mi premeva qui sottolineare è il fatto, pure eccezionale, di aver riportato la cultura al centro del dibattito politico. Di questo si deve senz’altro ringraziare Daniele Salvi che ha saputo interpretare l’urgenza, in questa fase economica e politica del nostro Paese, di riscoprire (e pare ce ne fosse bisogno) il ruolo della cultura quale “propellente” insostituibile dello sviluppo anche economico.

Come ha avuto modo di approfondire l’assessore Marcolini, occorre “desettorializzare” la cultura perché diventi una “infrastruttura civile” e questo termine mi pare veramente felice per spiegare quale ruolo la cultura potrebbe e dovrebbe avere: politiche culturali quali precondizioni per la crescita e non conseguenza di situazioni di benessere.

Bello anche l’intervento di mons. Brugnaro che ha richiamato l’art.9 della Costituzione “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica” ed ha sottolineato due aspetti assai rilevanti: la persona genera cultura, e la multiculturlità è misura di sviluppo e di socialità da contrapporre alla paura dell’altro ed alle misure protezionistiche conseguenti, attuate a tutti i livelli.

La qualità degli interventi è stata da “grandi occasioni”. Vorrei aggiungere un mio piccolo contributo al dibattito che spero ne scaturirà: sarebbe un peccato mortale lasciarsi sfuggire una occasione così rilevante per continuare a promuovere le idee e le proposte che sono emerse durante tutto il pomeriggio e qui mi rivolgo principalmente ma non solo alle forze di governo della città, ma ovviamente anche alle forze politiche e sociali chiamate a fare la loro parte, se non altro per sollecitare meno piagnistei e più spirito di iniziativa.

La cultura deve entrare nell’agenda strategica, sia come valore che come strumento di crescita del territorio, influenzandone  tutte le dimensioni  e i processi di trasformazione e riqualificazione. Solo così sarà possibile passare da una cultura intesa prevalentemente  come mezzo di valorizzazione turistica ad una più utile interpretazione come capacità di muoversi su percorsi di innovazione.

Intorno a quello che una città  può offrire in termini di cultura può nascere un’economia non della rendita ma della partecipazione. In altre parole, condivido appieno chi ha descritto la cultura come nuova forma di welfare per i cittadini, che contribuisce a creare benessere, a sviluppare creatività, ad attrarre talenti.

Se questo è possibile in qualsiasi città, Camerino presenta dei vantaggi incredibili per la presenza di una Università che – oltre ad essere un bacino naturale di cultura, in senso stretto – ha puntato sull’innovazione tecnologica in maniera decisiva per rilanciare la propria offerta formativa anche a favore del territorio.

Non a caso il Rettore Corradini nel suo intervento al convegno ha posto l’accento con forza sulla possibilità e necessità di sviluppare sinergie e collaborazioni con enti, istituzioni e aziende, soggetti pubblici e privati, per creare evoluzione, modernità, rilancio economico e culturale.

L’Unione Europea ripete da anni che l’economia della conoscenza è un elemento fortissimo per la competitività , ma ricorda che la cultura deve essere guardata non più come elemento distintivo di ristrette élites, ma come fattore di integrazione e coesione sociale, elemento centrale per la qualità della vita dei cittadini.

Quello che non è più sopportabile, a mio avviso, è il divario tra le risorse finanziarie e le affermazioni politiche che, tutte dichiarano la rilevanza strategica della cultura, senza però essere accompagnate da finanziamenti adeguati. Tale distanza rischia di allargarsi in un momento di forte crisi economica che rende la cultura più vulnerabile se essa non sarà posta al centro delle politiche pubbliche quale volano di crescita economica.

Ecco perché è stata così  importante l’iniziativa dell’associazione “Il Nuovo Riformismo” e dell’Università, ecco perché è importante che la società civile faccia sentire la sua voce ed  il suo peso per puntare decisamente verso un modello  di sviluppo della città e del territorio a partire dalla cultura intesa come fattore di crescita, in primo luogo dei cittadini stessi, attraverso la messa in rete e il coinvolgimento delle risorse culturali, artistiche e universitarie.

La cultura può e deve rivestire un ruolo chiave nella creazione e promozione dell’identità e dell’immagine di una città e del suo patrimonio sia a livello nazionale che internazionale.

Il Partito Democratico è pronto a fare la sua parte, quale forza politica e sociale,  per favorire lo sviluppo di un dibattito costruttivo e per sostenere  tutte quelle sinergie e collaborazioni che possano attivare processi di sviluppo , di innovazione e trasformazione le cui ricadute, anche in termini di occupazione, non possono che assecondare l’integrazione europea.


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