In ricordo di Gian Mario Perugini

Commercialista, curatore, studioso, amministratore molto conosciuto e stimato a Civitanova Marche e non solo, se ne è andato giovedì scorso
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Gian Mario Perugini

di Gabor Bonifazi

Il Prof. Gian Mario Perugini, commercialista, curatore, studioso, amministratore molto conosciuto e stimato a Civitanova Marche e non solo, è deceduto improvvisamente giovedì scorso. Ad esequie avvenute il nostro cordoglio giunga ai familiari in forma di ricordo non convenzionale.

Quando si perde un amico, si perde qualcosa di sé. Perdi un testimone che ti consente di ricordare quei momenti di vita quotidiana trascorsi, piccoli flash, paradossi, provocazioni, accesi scambi di opinione, piccoli frammenti di vita familiare a cui hai partecipato e magari rischi di scivolare nella solita retorica del coccodrillo o, ancora peggio la commemorazione si trasforma in una patetica auto celebrazione. Ma con Gian Mario Perugini non può essere così perché, pur avendo una visione del mondo politicamente contrapposta, eravamo uniti da una notevole umanità, sensibilità, rispetto reciproco e soprattutto dal desiderio di onorare il padre di cui entrambi abbiamo voluto in qualche maniera tramandare la memoria. Infatti qualche giorno fa mi aveva inviato il suo ultimo libro: “Montecosaro nel periodo fascista. La lotta partigiana”. E così grazie al suo libro abbiamo ripreso quel filo mai interrotto. Diversi colloqui telefonici prima per ringraziarlo, poi per rivangare la nostra antica amicizia iniziata nei primi anni del 1980 dentro un capannone dove io, come consulente tecnico, dovevo stimare i beni mobili mentre lui era lì in veste di autorevole curatore fallimentare. Sì perché Gian Mario, oltre ad essere un valente professore dell’Istituto Tecnico Commerciale di Civitanova Alta con apprezzato studio di commercialista, era anche curatore del Tribunale di Macerata. Ecco come strani destini permettono a volte di fare delle conoscenze e di approfondirle entrando anche nell’ambito familiare. Ricordo che su una parete del suo ufficio in viale Vittorio Veneto era appeso il diploma di laurea e una bella foto di famiglia: la moglie Anna, che chiamava “la castellana” per via del fatto che aveva abitato all’interno della porta del castello di Montecosaro, e i quattro figli. Mirko, Francesco, Giorgio e Mario. Il secondo era un amante della pesca, una mosca bianca in una casa di cacciatori. Perché Gian Mario era un cacciatore, un gran cacciatore con tanto di postazione fissa nella campagna circostante il paese, che diede anche il titolo ad uno dei suoi tanti libri: “La nocetta di San Savino”.

La-nocetta-di-San-SavinoPochi giorni fa scherzando gli avevo promesso che avrei stroncato il suo ultimo libro e che l’avrei letto dopo “Il Lupo e la luna” di Pietrangelo Buttafuoco e “Il mistero dei Templari a San Ginesio” di Giovanni Cardarelli. Ora, soltanto ora, penso che avrei fatto meglio ad invertire l’ordine dei libri sul comodino. In questo suo ultimo lavoro Gian Mario Perugini affronta per la prima volta un tema delicato con rigore storico e documenti d’archivio e divide la pubblicazioni in tre parti: La nascita del fascismo, il ventennio fascista e la lotta partigiana. Dalle due citazioni iniziali, una di Joseph Roth (“Immagino che i morti si trovino per un istante in uno stato tra la rassegnazione e l’attesa, quando hanno abbandonato la vita terrena e non hanno ancora iniziato quell’altra.”) e l’altra di Eugenio Scalari (“Si dice che al momento della morte, nell’ultimo istante di lucidità che resta, l’intera vita si rappresenti di colpo tutta insieme prima che l’oscurità cada per sempre sui nostri occhi.”), dovevo capire che avrei dovuto anticipare la lettura perché forse Gian Mario inconsciamente intuiva di non avere tanto tempo per conoscere il mio parere. E nonostante fosse estremamente riservato, alla mia richiesta dei titoli delle sue pubblicazioni mi inviò per e-mail il sito (www.studiogmperugini.it) da cui avrei potuto attingere tutte le informazioni bio/ bibliografiche. Ebbene prof. Gian Mario, al di là delle malinconiche citazioni che lasciavano presagire in qualche maniera la tua improvvisa scomparsa, posso tranquillamente affermare che “Montecosaro nel periodo fascista” è un libro ben costruito e corredato di documenti e foto, frutto di una meticolosa ricerca condotta in gran parte negli archivi dell’Istituto della Resistenza, insomma un libro che oltre a riempire un vuoto raggiunge l’obiettivo da te perseguito da quando avevi undici anni e che in qualche maniera ti ha cambiato la vita. Il racconto di quei tre nazifascisti che nel febbraio del 1943 ti entrano a casa all’improvviso per prelevare tuo padre e questi che salta dalla finestra per sfuggire alla cattura segna una pagina importante di quella microstoria che fa più grande la storia. E finalmente di tuo padre, Mario Perugini, hai potuto onorare anche la memoria, raccontando di quel soldato italo americano di nome Fiorello che il 1° luglio del 1944, dopo aver liberato Montecosaro, lo nominò Sindaco.

Montecosaro-nel-periodo-fascistaIl libro, ora testamento spirituale, è in vendita presso il Comune di Montecosaro e i proventi della vendita, secondo la volontà dell’Autore, saranno devoluti alla Casa di Riposo del suo amato paese.



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