Giovani contro la droga

Concentriamoci tutti sul merito della questione, e non sugli aspetti ideologici
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Il sit-in di Forza Nuova in Corso Cairoli

di Giuseppe Bommarito *

Finalmente si vedono alcuni giovani maceratesi che lottano apertamente contro la droga. E’ dei giorni scorsi l’iniziativa di alcuni ragazzi di Forza Nuova, che con striscioni e volantini in corso Cairoli e in tutta la città hanno denunciato la sempre maggiore diffusione della droga a Macerata, i numeri dei Sert che crescono inesorabilmente, l’avanzata della criminalità organizzata italiana e straniera che sulla droga costruisce formidabili imperi economici (e poi ricicla dappertutto i soldi sporchi che guadagna, anche dalle nostre parti, pure sotto il nostro naso, in attività economiche apparentemente lecite, soprattutto – come è noto – nei settori dei centri commerciali, dell’edilizia e degli esercizi pubblici legati al turismo). Preannunziata in tale occasione anche la futura iniziativa di Lotta Studentesca, che, con imminenti volantinaggi davanti alle scuole maceratesi, proporrà nelle prossime settimane la creazione in ogni istituto di comitati permanenti formati da genitori, alunni e docenti per contrastare il microspaccio e il consumo interni e per invitare i ragazzi stessi a boicottare i traffici dei venditori di morte.

Qualcuno però  ha già storto il naso, sminuendo l’iniziativa (“sono solo quattro gatti”) e sottolineando il fatto che Forza Nuova fa riferimento ad un’ideologia di estrema destra e quindi, per definizione, sarebbe priva di credibilità in tutto ciò che dice, anche quando parla di droga e denuncia situazioni reali e gravissime che sono ormai sotto gli occhi di tutti, tanto da aver indotto pure la Prefettura e la Procura della Repubblica di Macerata, con il fattivo contributo dei Sert, delle comunità terapeutiche, delle associazioni dei familiari, del mondo della scuola, delle forze dell’ordine, della Chiesa, ad avviare una capillare opera di informazione e prevenzione in tutta la provincia, rivolta ai giovani, ai genitori, ai docenti e alle stesse istituzioni locali.

A me, francamente, sembra che si debba guardare in primo luogo il merito delle cose che si dicono nell’ambito dei singoli problemi, e non affidarsi a vecchi schemi e a categorie politiche ormai superate o comunque da superare.

Mi alienerò molte simpatie, ma io sinceramente non credo che la democrazia sia in pericolo se Forza Nuova, assumendosi la responsabilità di quello che dice e scrive e mentre altri se ne stanno ben acquattati e impegnati in un silenzio omertoso, denuncia apertamente l’insopportabilità della gravissima situazione cittadina e provinciale in materia di droga, sia sul versante sociale che su quello criminale. Anzi, a ben vedere, proprio queste uscite ormai ripetute di Forza Nuova in materia di droga sono, secondo me, non solo una manifestazione di sensibilità alle problematiche della droga, ma anche, nello specifico, un esercizio di democrazia: questo movimento (che non ha certo bisogno della mia difesa d’ufficio, anche perché io a tal fine nemmeno sarei la persona più adatta, pensandola su altre tematiche in maniera molto diversa, se non opposta, dai forzanuovisti), infatti, scende in campo, espone le proprie convinzioni sulle sostanze stupefacenti, informa e sensibilizza, stimola a fare qualcosa, a uscire dall’indifferenza, si confronta con la cittadinanza, partecipa al dibattito delle idee. Se poi si tratta solamente di pochi militanti, credo che si possa senz’altro dire che è meglio avere dieci giovani che scendono apertamente in campo contro la droga piuttosto che niente.

Semmai a preoccupare i benpensanti dovrebbe essere il silenzio assordante e vergognoso che viene dalle forze politiche tradizionali, di destra, di centro e di sinistra, le quali su questi temi non hanno mai nulla da dire. Sulle statue da erigere in città, sulla stagione lirica, fiumi di parole e di inchiostro. Sulla droga, invece, e sull’alcol, che è l’altra faccia della stessa medaglia, nessun commento, nessuna dichiarazione, nessuna presa di posizione, come se il problema riguardasse solo le forze dell’ordine, le autorità sanitarie, le malcapitate famiglie che, senza sapere dove sbattere la testa, combattono tutti i giorni con la morte travestita da piacere.

Semmai a impensierire dovrebbe essere la totale mancanza di prese di posizione in materia di droga dei Centri Sociali, che pure sono costituiti da giovani e giovanissimi, e di tutta la galassia dei liberi pensatori, anche di una certa età, che, dinanzi al disastro in corso, quando non la buttano sull’alcol che uccide ancora di più (come se l’alcol e la droga non fossero strettamente connesse e legate tra di loro, grazie all’uso promiscuo di qualsiasi sostanza che possa portare allo sballo), sanno sempre e solo dire: liberalizziamo la cannabis! Ma è solo questo il problema? E su tutto il resto che cosa hanno da dire? Qual è la loro posizione sulla droga di ogni tipo che circola a fiumi in città; sul pizzo che di fatto viene pagato dai ragazzi (e quindi dalle loro famiglie) alla criminalità organizzata ad ogni dose di qualsiasi sostanza acquistata (canne comprese); sui numeri della Procura e del Sert che vanno integrati a vicenda e che, pur essendo entrambi molto parziali, fanno realmente paura; sullo sballo da alcol e droga che lascia segni permanenti, specialmente nel sistema nervoso degli adolescenti; sulle siringhe che in città si trovano dappertutto; sulle discoteche che organizzano o comunque tollerano lo spaccio palese di ecstasy, ketamina e cocaina, con l’aggiunta di alcolici e superalcolici venduti anche a minorenni e a soggetti già fuori di testa; sulle overdosi a raffica; sulle faticosissime e incerte terapie di fuoriuscita dalla tossicodipendenza; sui fondi regionali per gli inserimenti nelle comunità che progressivamente diminuiscono; sul microspaccio che avviene in tutte le scuole maceratesi, anche nelle medie inferiori; sui cinque omicidi per droga avvenuti in provincia negli ultimi quindici mesi; sull’eroina che gira a mille grazie alla menzogna che, se fumata, non darebbe dipendenza; sulla cocaina che devasta anche gli adulti; sul principio attivo della cannabis che oggi arriva al 20-25%; sull’età di avvio dei giovani all’uso delle sostanze e dell’alcol, che si colloca ormai intorno agli undici, dodici, anni?

Eppure oggi, a tutti i livelli e senza distinzione di orientamento politico e di età, ed evitando di soffermarsi in sterili discussioni sulle appartenenze, dovrebbe essere indispensabile porsi il problema di una gioventù fragile, disorientata e spompata, che cerca soluzioni rapide per apparire forte o semplicemente per riempire un vuoto esistenziale sempre più preoccupante e sempre più spesso destinato a trovare sbocco nell’alcol e nella droga.

E questa fragilità  non curata, anzi, lasciata sempre più sedimentare, è proprio ciò che serve a coloro che, non solo nel mondo del crimine, ma anche nel mondo di una ipocrità legalità, guadagnano e speculano sui giovani imponendo miti e riti omologanti, la droga e l’alcol in primo luogo. Non c’è dubbio, infatti, tanto per fare un esempio, che la moda dello sballo sia stata inventata dai gestori dei locali per fare soldi sulla pelle dei ragazzi, indotti da una sofisticata opera di marketing ad affidarsi completamente e acriticamente a modelli  e stili di vita elaborati da quella particolare branca della società del consumo costituita, appunto, dai proprietari e dai gestori delle discoteche, dei bar, dei pub, dagli organizzatori delle feste della birra, ecc..

Il risultato è che, grazie a questo sofisticato e abile sfruttamento capitalistico ai danni dei giovani ed anche dei giovanissimi (perché indubbiamente di questo si tratta), viene meno la persona reale, con i suoi valori, i suoi ideali, le sue speranze, le sue capacità, il suo futuro da costruire con impegno e determinazione, e al suo posto avanza sempre di più un personaggio vuoto e senza prospettive di sorta, che si diverte solo come impone e suggerisce il mercato, veste secondo i dettami della moda giovanile e, così bardato e del tutto omologato, va costantemente alla ricerca di assensi tra gli amici e i coetanei, anch’essi perfettamente allineati e coperti.

E’ curioso, infatti, ma proprio la pratica dello sballo da droga e da alcol, quella che per i giovani è la manifestazione massima della trasgressione e della ribellione verso il mondo adulto, evidenzia in realtà solo comportamenti e stili di vita livellati, stereotipati, improntati a massificazione e conformismo. Così come l’apparente esaltazione della libertà personale che per molti giovani deriverebbe dal superamento di ogni regola, anche quelle del buon senso e della comune prudenza, integra in realtà solo dipendenza, da qualcosa o da qualcuno.

Per finire e per invitare ancora una volta i giovani a riprendere in mano la loro vita, a non sacrificarla sull’altare degli interessi economici dei mercanti della morte, a sfuggire alla perdita di ogni prospettiva e all’omologazione piatta e umiliante degli stili di vita imposti dai padroni del vapore e dalla criminalità organizzata, mi piace riportare una bellissima frase di Leo Turrini, giornalista del Quotidiano Nazionale, a memoria del grande Supersic: “Marco Simoncelli aiutava i suoi coetanei vincendo e perdendo, cadendo e rialzandosi sino allo schianto fatale, aiutava i suoi coetanei a comprendere il valore dell’impegno, il significato della tenacia. Li spingeva, idealmente, a rifiutare la trappola della rassegnazione e la debolezza della autocommiserazione. Ora che tutto è finito, tranne il dolore, vorrei lo ricordassimo così. Un giovane uomo che è morto senza avere paura di vivere”.

* avv. Giuseppe Bommarito

Presidente onlus “Con Nicola, oltre il deserto di indifferenza”



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