A Montecosaro si è chiuso il Babele Festival
“I have a dream” lo ha pronunciato con voce tanto forte da superare in sottofondo il sound check del gruppo musicale che si preparava al successivo spettacolo. Il discorso di Martin Luther King letto da don Jean Baptiste, collaboratore della parrocchia SS.Annunziata ha fatto venire i brividi anche a chi lì vicino distrattamente degustava i piatti della cucina di Babele. Uno dei tanti momenti di grande intensità dell’ultima giornata del festival. Il bilancio di questa prima edizione è stato certamente positivo, un grande sforzo supportato da pochi sponsor e tanto volontariato. C’è stata certamente la partecipazione popolare ma soprattutto è stata veramente una babele, una emozionante babele di musica, colori e profumi dal mondo. L’intento degli organizzatori dell’associazione “Ottobre“: “mettere in relazione la storia dei nostri emigranti marchigiani e l’attualità delle culture di immigrazione” è stato pienamente centrato grazie al coagulo di forze che hanno affiancato i giovani di Montecosaro, associazioni, come la Caritas, Amnesty international ed Emergency, singoli volontari e tanti artisti. Per animare tre giorni di eventi legati da un filo molto resistente a tutte le diversità: l’umanità! Ci sono stati partecipati dibattiti, toccanti poesie, musica di ogni genere, il teatro, le proiezioni “silenziose”, i writers, la cucina di alta qualità, lo sport, la danza, difficile elencarle tutte nonostante alcune defezioni come quella del gruppo etiope che era atteso con già il biglietto aereo pagato ma bloccato senza il visto. Dal calar della sera fino a notte alta a Montecosaro Scalo si è respirata un aria diversa, qualcosa di nuovo in provincia, un esperimento da ripetere e da far crescere.