Quando un diritto non è un diritto

LA LETTERA - Domande di invadilità senza risposta
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Dall’ingegner Gabriele Foresi riceviamo:

Nel campo del riconoscimento della condizione di invalidità si è detto e fatto di tutto: da una parte le cosiddette istituzioni che periodicamente lanciano campagne contro gli abusi e dall’altra i cittadini che lamentano inadempienze ed inefficienze.
Se da una parte è sacrosanto colpire gli abusi fraudolenti, dall’altra bisogna rispettare l’altrettanto sacrosanto diritto di chi, in condizioni di debolezza, chiede un aiuto alla società civile.
Il fatto che mi vede, purtroppo, protagonista riguarda un mio parente, totalmente incapace di badare a se stesso, completamente dipendente dalla famiglia; ha presentato domanda di invalidità a fine ottobre 2010; chiamato a visita il 21 dicembre è ad oggi in attesa dell’esito.
Una prima considerazione va fatta sul modo e mi rifaccio anche all’esperienza di volontario del soccorso di Croce Rossa per aver ‘portato’ letteralmente a visita tanti pazienti totalmente inabili: mi chiedo se ha senso muovere un’ambulanza, almeno due soccorritori e un familiare per non scomodare, naturalmente quando serve in maniera evidente, la commissione medica che siede comodamente in attesa dell’invalido.
Una seconda considerazione va fatta sui tempi: stiamo parlando per lo più di anziani ‘aggrappati’ alla vita che devono aspettare mesi (nove per ora nel mio caso) per vedere riconosciuto un diritto che sarebbe possibile accertare a prima vista, fatta salva la cautela di fronte a possibili abusi.
Cercando una risposta alle mie perplessità  non ho purtroppo trovato spiegazioni di buon senso sull’opportunità di imporre uno spostamento inopportuno a un invalido grave; per quanto riguarda il problema dei tempi di risposta alla domanda di invalidità, qualcuno cinicamente mi ha detto che la morte del richiedente risolve più di una volta e definitivamente il problema …
Risparmiando ogni considerazione moralistica concludo con la speranza che un giorno il diritto di un soggetto debole possa essere riconosciuto in vita senza scomodare la vita futura per avere giustizia per le ingiustizie subite.



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