La musica sperimentale dei Nevroshockingiochi

Viaggio nel mondo delle band musicali (undicesima puntata)

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di Lucia Paciaroni

Un aspetto nevrotico, oscuro e violento infranto da quello ironico e giocoso. Aspetti che si accostano e si mescolano. Contrasti che si percepiscono nel nome della band maceratese, così come nella loro musica. I NEVROSHOCKINGIOCHI sono Alessandro Bracalente (voce, chitarra, macchine elettroniche varie), Mauro Mezzabotta (basso), Massimo Marini (chitarra, voce e strumenti elettronici), Riccardo Maccari (chitarra, synth) e Paolo Baioni (batteria). “La band nasce intorno al 2004. Nella prima formazione alla batteria c’era Emanuele Sagripanti, attuale batterista degli Esdem, e ora con noi c’è Baioni – racconta Bracalente – Io e Mauro suoniamo assieme praticamente da sempre, e anche Massimo faceva parte di un gruppo di qualche anno prima in cui suonavamo anche noi, quindi la band si forma un po’ da sola, nel senso che è l’evoluzione di vari progetti meno significativi iniziati precedentemente. La nascita dei NEVROSHOCKINGIOCHI, sancisce semplicemente l’inizio di un lavoro impostato in maniera più professionale, strutturato su di un concetto teorico e comunicativo forte, seguendo una progettualità più definita. Insomma ha significato “iniziare a fare sul serio””.

Una definizione per descrivere la band e la vostra musica…

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Se dovessi dare una definizione in base ai generi musicali, mi ritroverei per forza a restare nell’indefinitezza, in realtà, nonostante credo si avvertano influenze provenienti dal noise, dall’industrial, dall’hardcore, e da altri generi ancora, quello che facciamo è la nostra musica, che non è nessuno di quei generi appena elencati. Ci siamo sempre rifiutati di definirla, certamente quello che tocca a noi è suonare, creare, comporre, esprimere noi stessi e il nostro punto di vista sulle cose.
Mi sembra più naturale invece parlare delle nostre intenzioni, dei concetti che guidano il progetto. I NEVROSHOCKINGIOCHI sono per indole sperimentali e ricercatori, e il procedimento che guida le nostre composizioni è quello di porre delle condizioni estreme, di confrontarci con l’umanità, intesa nel senso più aperto del termine, in tale contesto, e ragionare sulle conseguenze. In questo andiamo ad adempiere, per quello che riusciamo ad ottenere, alla funzione profondamente politica che l’arte ha. Per quanto si voglia relegare la musica o l’arte in genere all’evasione e all’intrattenimento, noi sappiamo perfettamente che un volta che sali su un palco o fai circolare un disco, ti esponi sulla pubblica piazza, e promuovi un modo di essere, un modo di pensare. Lo fai anche inconsapevolmente anche se credi di voler far passare un paio d’ore divertenti e far ridere le persone. Sappiamo bene come alcuni organi di potere promuovano un certo tipo di spettacolo che ha la precisa funzione di non far pensare.
Noi al contrario vogliamo far pensare, vogliamo mettere in crisi, vogliamo mettere al bando le nostre crisi, le nostre debolezze e confrontarle con chi ci sta di fronte. Vogliamo che la gente si ponga delle domande, che magari prima di incontrarci non si sarebbe mai posta, e questa attitudine si concretizza nelle costruzioni dei brani, sciolte da ogni tipo di schema preconfezionato, nell’utilizzo di suoni  arditi e decontestualizzati, che possono essere molto dolci o molto stridenti, nelle parole, quando ci sono, che a volte sono isolate e assumono un senso in base ambiente sonoro in cui sono inserite, e a volte compongono testi in cui si affrontano tematiche sociali, esistenziali e creano atmosfere surreali, cerebrali, parallele.

Qual è stato il percorso della band e quali sono i progetti futuri?

Il nostro percorso è un po’ atipico, differente dalla media delle band in circolazione, durante il primo periodo della nostra attività, piuttosto che concentrarci nella realizzazione di un disco, come solitamente si fa, abbiamo portato avanti parallelamente all’attività live, quella del teatro, collaborando con l’attore regista Marco Di Stefano e sua moglie, la danzatrice coreografa Tanya Khabarova del Gruppo Derevo, nel loro Teatro della Comunità.  Quella del teatro è stata un’esperienza importante, per imparare ad esporre all’ennesima potenza la nostra creatività, considerando anche il fatto che quello spettacolo, seppur a volte nei limiti di una certa istituzionalizzazione, è per sua natura radicalmente sperimentale, e richiede di mettersi continuamente in gioco. Da quell’esperienza sono nati o sono mutati molti brani che sono andati poi a comporre il nostro primo EP “L’imperfetto storico” e la teatralità è rimasta un elemento fondante del nostro stile. “L’imperfetto storico” dopo una lunga e travagliata elaborazione ha visto la luce nel 2009, è nato come autoproduzione, e ha circolato per un po’ in questa forma, adesso dopo aver ricevuto un bel po’ di belle recensioni, uscirà per una coproduzione tra ONLYFUCKINGNOISE, SWEET TEDDY RECORDS, la HVR di Torino, con il supporto della MOLOTOV BOOKING e in distribuzione digitale con COLDNOISE RECORDS. Attualmente stiamo componendo il secondo disco, su questo non posso dire niente, se non che non abbiamo ancora accordi con nessuna etichetta, e che quello che sta venendo fuori ci sta soddisfacendo molto… un nuovo disco assomiglia ad una nuova vita.

Paolo_web1-300x204Finora abbiamo riscontrato un rapporto di amore e odio tra il nostro territorio e le band locali, voi cosa ne pensate?

Le Marche sono da sempre una regione che soffre per attività culturali, per movimento, siamo abituati alla tranquillità, a lavorare sodo e non pensare molto, questa perlomeno è l’immagine classica del marchigiano nelle altre regioni, se aggiungiamo che l’Italia è vista dalle altre nazioni come un paese industrializzato, ricco di tradizione, ma contemporaneamente con un livello culturale da furbastri da terzo mondo, ecco che diventa inevitabile sentirsi degli emarginati. Grazie allo sviluppo delle nuove comunicazioni sembra essersi risvegliato un fervore culturale inaspettato, che ha portato moltissime realtà underground ad acquisire una notevole visibilità, a variegare l’offerta culturale, nel nostro caso specifico musicale, mettendo in crisi quell’atteggiamento lobbistico dettato dalle grandi industrie che si sono trovate a dover fare i conti con un pubblico più preparato ed esigente, e non più disposto a comprare la monnezza che da sempre infesta televisione, radio, e quindi negozi di dischi. La crisi del disco non è data dal fatto che ora quella monnezza me la posso scaricare, ma dal fatto che si scopre che ci sono realtà molto più evolute e belle, che non vanno a finire in tv. Quindi chi ama la musica continua a comprare dischi, ma sa dove andarseli a cercare ed ha una scelta molto più ampia e articolata.

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Le Marche non sono esenti da questo sviluppo, ma con una forza in più, essendo stati sempre emarginati da certi giri, vedendoli da lontano e accontentandoci di tristissime cover band al pub, la nostra richiesta di bellezza, ora che abbiamo conosciuto l’altro, significa per i marchigiani impegnarcisi profondamente, e negli ultimi 6 o 7 anni le Marche sono diventate uno dei luoghi più ricchi di offerte, una tappa irrinunciabile per chi suona. Nelle Marche esistono ora molte realtà e una specie di passato glorioso con il cerchio Jesi, Senigallia e Ancona di Marinaio Gaio, Valvolare, e Bloody Sound Fucktory, quest’ultima ora molto cresciuta e attiva. A queste si aggiunge la maceratese Sweet Teddy Records. La scena pesarese ha avuto ultimamente un autorevole riconoscimento da Rumore. Macerata è da sempre una città ricca di musica, il festival Nuova Musica ha un suo peso a livello europeo. Per quanto riguarda l’underground, il Groove di Potenza Picena, spesso affiancato dalla Onlyfuckingnoise, che è anche la nostra etichetta, offre una grande programmazione, l’Artika Festival di Recanati è un unicum in Italia per entità, varietà e qualità. Poi ancora circoli come il Soms o il Terminal. Potrei citarne molte altre, ma la conclusione è che c’è una grande vita di teste pensanti, e io di questo sviluppo, anche nel nostro territorio, dò un grosso merito alla rete. Per questo il governo sta censurando internet con la solita legge mascherata, peggio che in Cina. Il 16 luglio la band suonerà a Terni, all’Ephebia Festival, in apertura ai Massimo Volume.
Info: http://www.myspace.com/nevroshockingiochi https://www.facebook.com/pages/nevroshockingiochi/112392675455097?sk=info

 

 

Mauro nevro_ok


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