Giù le mani dallo Sferisterio
Manovre politiche da sventare

Si tenta di creare un sodalizio con Ancona e Jesi con Macerata in secondo piano. Insano progetto stigmatizzato anche da esperti e noti musicisti. Carancini e Pettinari debbono insorgere
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sferisteriodi Mario Battistini

Lo Sferisterio in società con i teatri di Ancona e Jesi? E’ una voce che allarma e che già ha trovato ampio risalto sulle colonne di Cronache Maceratesi (leggi l’articolo), graffiante giornale di informazione che ha il merito di raccontare in assoluta libertà, non avendo padroni alle spalle, tutto quel che arriva all’orecchio della redazione.  Ma perché è preoccupante il ventilato <matrimonio> dello Sferisterio con Ancona e Jesi? Per tanti motivi, due in particolare indiscutibili e lapalissiani. Perché risulterebbe per tutti dannoso – primo motivo – mescolare storie e tradizioni culturalmente tanto difformi, nonché strutture logistiche, intenzioni e progetti inconciliabili sul piano artistico. Speriamo siano fermati in tempo coloro che, in gran segreto, stanno ipotizzando una maldestra rivoluzione.

E’ assurdo dar vita a un sodalizio operativo fra soggetti così <diversi> con la ipocrita motivazione che questa sarebbe la via da seguire per ridurre i costi. E’ il solito strumentale ritornello al quale ricorrono le forze politiche, sempre più distanti dai cittadini, per legittimare iniziative impopolari e di dubbia utilità. L’unione fa la forza? Non sempre. E’ sotto gli occhi di tutti la fine che fanno le associazioni, i club, le società di persone quando si fondano su interessi non condivisi. Vanno a gambe all’aria. Per non parlare del poco decoroso spettacolo che ci propinano ogni giorno le stesse coalizioni fra partiti sempre litigiose e inconcludenti per contrasti di fondo sulle cose da fare. In un teatro poi, ancor più che in altre situazioni, deve primeggiare l’idea forza di chi lo guida, al di fuori di pericolosi compromessi con soggetti in concorrenza.

Fatta questa premessa, un eventuale accordo ‘’tripartisan’’ fra Macerata, Ancona e Jesi, se proprio si ritiene necessario, dovrebbe limitarsi al campo delle attività burocratiche e amministrative senza minimamente intaccare l’autonomia decisionale dei teatri: per intenderci, se proprio lo si vuole, un solo staff contabile, un solo studio grafico per la redazione e la stampa di dépliant e manifesti, un solo ufficio stampa, il ricorso agli stessi fornitori e l’utilizzo dello stesso complesso orchestrale. Ma qui fermiamoci. Oltre non si può andare. A meno che non ci siano sotto banco obiettivi inconfessabili. Per parlarci chiaro, manovre per svilire Macerata che per molti è d’impaccio con quel titolo di <Atene delle Marche> attribuito dagli storici nel 1200 a questo capoluogo che, ancora oggi, sul piano squisitamente culturale, non è secondo a nessuno, nelle Marche e non solo nelle Marche.

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Le esigenze dello Sferisterio – questo è il punto – non coincidono in alcun modo con le esigenze delle ‘’Muse’’ di Ancona e del ‘’Pergolesi’’ di Jesi. In primo luogo perché a Macerata si lavora all’aperto con fruitori dello spettacolo di variegati interessi musicali, molti dei quali, in tempo di vacanze, arrivano da ogni parte d’Europa. A Macerata, inoltre, occorre <vestire> un palcoscenico lungo la bellezza di 90 metri che impone l’impiego di cospicue masse artistiche e allestimenti scenografici di grande effetto e rilevanti dimensioni. Chi opera al chiuso, al contrario, si muove su direttrici ridimensionate o, comunque, con schemi operativi limitati e del tutto differenti.

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Non c’è solo questo che pur basterebbe per opporsi alle <nozze> di cui si va ciarlando. Il secondo motivo che le rende improponibili è ancora più inquietante perché nasconde un pericolo davvero serio per Macerata, rappresentato dal fatto che lo Sferisterio dovrebbe porsi al rimorchio di Ancona e Jesi. Capito? Lo Sferisterio non capofila, ma nel vagone di coda di una stravagante locomotiva guidata e controllata da altri. Follia pura. Per farla breve, saremmo in presenza dell’ennesimo tentativo dei poteri forti (non solo politici) delle province a nord delle Marche di condizionare e limitare le legittime aspirazioni dei maceratesi.

Nessuno, però, si illuda. Chi governa Macerata e questa sua provincia non abbassino la testa. Macerata non è la succursale di nessuno anche se spesso in passato ha dovuto chinare il capo per l’ignavia della sua classe dirigente che ha spesso consentito agli apparati politici di Ancona e Pesaro di frenare iniziative e progetti di <casa nostra>.

Basterà ricordare come fu fatta fallire la fusione delle Casse di risparmio della regione sol perché era stata ideata da Macerata. E innumerevoli negli anni sono state le lotte per respingere all’ospedale medici imposti da potentati esterni. Mai dimenticare, inoltre, le mortificazioni patite da questa realtà territoriale nei settori vitali della viabilità e dei trasporti. <Qui è sempre tutto bello, ma non le strade che sono le stesse dell’immediato dopoguerra e che ho conosciuto nei miei dieci anni di lavoro a Macerata>, fu l’amaro commento del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, qualche anno fa in visita ufficiale nel capoluogo. Solo una volta Macerata l’ha spuntata alla grande. Fu quando Ancona tentò di bloccare l’istituzione del Centro Oncologico di Eccellenza all’ospedale, fortemente voluto da Sauro Pigliapoco, allora presidente della Provincia, il quale ingaggiò un’autentica battaglia contro le forze politiche del capoluogo dorico (Pdl in prima fila, ma la sinistra non fu da meno) insieme unite nel chiedere il trasferimento ad Ancona dell’importante Polo sanitario. Pigliapoco fu letteralmente accerchiato ma non si lasciò intimorire, arrivando a minacciare, con le sue dimissioni, di far <saltare> gli equilibri politici presenti nel Maceratese. Di fronte a un tale <avvertimento>, la manovra contro Macerata fu rintuzzata.

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La storia dello Sferisterio parla da sé. Dal 1970 in poi (del presente non proprio brillantissimo ci occuperemo in futuro) è stato un crescendo di successi ai quali hanno dato risalto giornali (pure il Times!) e riviste di mezzo mondo, con numerose rappresentazioni filmate dalle Tv di tutta Europa e perfino americane. L’Enit (Ente Nazionale Italiano per il Turismo) in più occasioni ha fatto proprio il marchio ‘’Sferisterio Macerata’’ per propagandare alle Fiere internazionali i prodotti, le eccellenze e le belezze d’Italia.

Andiamo a memoria e qualcosa può sfuggirci. Ma ben ricordiamo come in pieno boom operistico, la stessa <Martini & Rossi>, rimasta celebre per la sua <Terrazza> che ospitava ogni anno concerti con i grandi nomi della lirica, volle sponsorizzare lo Sferisterio, mentre la multinazionale <Fuji Film> di Tokyo lanciò l’idea di una collaborazione con il nostro Teatro per veicolare in diverse città del Giappone le rappresentazioni liriche di Macerata. E non basta ancora. Giorgio Strehler, l’indimenticato regista del <Piccolo>, propose un gemellaggio con Macerata, mentre il grande scenografo praghese Josef Svoboda definì lo Sferisterio la sua seconda casa, nella quale mise in scena spettacoli lirici memorabili. E vogliamo spendere una parola sui famosi <treni della lirica> che ogni sera, per lustri e lustri, scaricavano a Macerata migliaia di spettatori? Da ultimo, occorre sottolineare come non poche rappresentazioni dello Sferisterio si siano fregiate del prestigioso <Premio Abbiati> che ogni anno la critica assegna ai migliori spettacoli prodotti in Italia.

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Di fronte a questo panorama, peraltro incompleto, lo Sferisterio dovrebbe andare a rimorchio di Ancona e Jesi? Ma <Le Muse> e il <Pergolesi> cosa di grandioso hanno prodotto in questi anni da renderli superiori al teatro di Macerata? Ancona capofila, pensate un po’, con Jesi e Macerata damigelle d’onore e tutti avvinghiati in un amore eterno sotto la guida di Alessio Vlad, direttore delle <Muse> che già in passato, con Anna Menghi sindaco, si voleva insediare al vertice dello Sferisterio. Ma l’operazione fu fatta naufragare. <Avevamo anticipato le ricorrenti voci sul possibile ritorno di Claudio Orazi, ed ecco spuntare un nuovo papabile: Alessio Vlad. Possibile mai che il direttore dell’Opera di Roma, delle Muse di Ancona e consulente di Spoleto abbia il tempo di occuparsi anche dello Sferisterio?>. Lo scrive nel suo blog l’autorevole Enrico Stinchelli, il noto musicista ideatore della seguitissima trasmissione radiofonica ‘’La Barcaccia’’, il quale alza i veli sulla manovra in atto, soffermandosi sul progetto <benedetto da un assessore solerte> di riunire in un unico circuito i teatri di Ancona, Jesi e Macerata. <Tutti sotto l’egida grandiosa di Alessio Vlad l’instancabile. Ma tutti ci domandiamo: perché mai lo Sferisterio e Macerata con esso dovrebbero soggiacere a una realtà come quella di Ancona e, peggio ancora, a quella di Jesi? Ci sembra un’alleanza simile a quella del Terzo Polo, tanto carina e tanto sfigata. E molto, molto provinciale>. Visto che siamo qui, Enrico Stinchelli ha pure consigliato di riportare allo Sferisterio le grandi voci che lo hanno reso famoso nel mondo. Condividiamo l’intero suo ragionamento, virgole incluse.

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Macerata deve continuare a lavorare con la sua testa e scegliere essa, e non altri, la politica per lo Sferisterio e il direttore artistico del prossimo futuro. Finiamola con l’arroganza. Ma ancora non si rendono conto i politici che non sono più sopportabili certi comportamenti autoritari e prevaricatori che provengono da destra, dal centro e da sinistra? Ci piacerebbe comunque sapere perché Pesaro e il suo Rof sono esclusi da questa <insana> unione fra teatri. Sarà perché questo ventilato matrimonio è stato pensato proprio a nord delle Marche dove, lo sanno anche i sassi, c’è l’essenza del Potere regionale. Vogliamo sperare che il sindaco Carancini e il neo presidente della Provincia Tonino Pettinari non abbassino la testa. In caso contrario, rischierebbero bordate di fischi. E sarebbero tutti meritati.



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