Le ragioni
dello sciopero
degli avvocati
Da Piero Paciaroni, presidente dell’Ordine degli avvocati di Macerata:
In qualità di Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Macerata, ritengo opportuno informare la opinione pubblica tramite gli organi di stampa dei motivi che hanno indotto l’Organismo Unitario della Avvocatura italiana a proclamare, in relazione alla entrata in vigore dell’istituto della media-conciliazione, lo stato di agitazione della categoria che si svolgerà attraverso diverse iniziative: l’astensione dalle udienze dal 16 al 22 marzo la manifestazione pubblica tenutasi oggi a Roma presso il Teatro Capranica e le assemblee che verranno organizzate a livello locale.
E’ opportuno far comprendere ai cittadini che il nuovo istituto non servirà in alcun modo a rendere il servizio giustizia equo, efficiente e tempestivo come dovrebbe essere in un paese civile: va ricordato che l’Italia, perlomeno fino a qualche mese fa, si trovava al 158° posto mondiale nella classifica di efficienza del sistema giudiziario e che tale clamorosa inefficienza crea forti ostacoli allo sviluppo economico, in quanto l’incertezza dei rapporti giuridici allontana gli investitori esteri dal territorio nazionale. A fronte di 6.000.000 di procedimenti civili pendenti, la media- conciliazione si presenta come una cura omeopatica di fronte ad una patologia gravissima; l’unico certo effetto pratico che discenderà per le materie previste dalla norma dall’obbligo di dare corso al procedimento di media-conciliazione sarà quello di ritardare ancora, almeno per 4 mesi, l’ottenimento di una sentenza con costi aggiuntivi a carico dei cittadini e, se anche si dovesse ottenere una riduzione del contenzioso giudiziario, magari costringendo i cittadini ad accettare proposte conciliative penalizzanti a fronte del timore di dover affrontare la interminabile durata dei processi, l’esperienza insegna che tale istituto è destinato al fallimento come è avvenuto in materia di processo del lavoro ove il tentativo obbligatorio di conciliazione è stato abrogato.
L’avvocatura italiana con la sua protesta intende far sentire la propria voce nell’interesse dei propri clienti, che debbono essere resi edotti che il nuovo strumento non inciderà in maniera nemmeno sensibile sulla efficienza del servizio giustizia, ma creerà soltanto ulteriori penalizzazioni per loro, essendo stato introdotto con gravi inadeguatezze da sempre segnalate dall’avvocatura.
Basta pensare: a) alla mancata previsione dell’obbligatorietà dell’assistenza legale che potrà comportare per l’interessato di prendere una decisione sui propri diritti, magari sulla spinta del conciliatore, senza alcun parere di un professionista a sua tutela; b) alla mancata previsione di una competenza territoriale dell’organismo di conciliazione che consentirà ai grandi gruppi economici organizzati, quali assicurazioni, banche e simili, di incardinare il procedimento di media-conciliazione nel territorio ove è posta la propria sede, magari ove è stato creato ad hoc un organismo di conciliazione da essi stessi “sponsorizzato”, costringendo così il singolo utente a doversi recare a centinaia di chilometri di distanza dalla propria residenza o a non presentarsi alla convocazione, con le conseguenze negative previste dalla legge. Il servizio giustizia in Italia ha bisogno di risorse immediate ed in particolare di un immediato reclutamento straordinario di 2.000 magistrati per completare l’organico attualmente carente e per integrarlo ove è necessario, come presso il nostro Tribunale, ove attualmente sono in servizio soltanto 14 magistrati togati su 16 previsti dall’organico e dove ne sarebbero necessari almeno 18 per poter emettere le sentenze in termini, se non rapidi, almeno ragionevoli. Va ricordato che il ritardo nell’erogare il servizio giustizia ha comportato condanne per lo stato italiano per complessivi 118 milioni di Euro fino al 2008, ma che il trend è in ascesa esponenziale: sembra evidente per una persona di buon senso che sarebbe meglio spendere questi soldi, assumendo giudici per erogare giustizia, invece di pagare risarcimenti per ritardata erogazione di giustizia, ma evidentemente la classe politica preferisce mantenere uno status quo di inefficienza.
Tali temi verranno discussi nella assemblea straordinaria degli iscritti, aperta alle associazioni rappresentative della categoria, agli esponenti politici, alle forze sociali e ai cittadini, convocata dal Consiglio dell’ordine per lunedi 21 marzo alle ore 15.30 presso il Teatro Don Bosco di Macerata.
