Premio Salimbeni
a Nicole Hegener
e Clare Robertson
Il prestigioso riconoscimento

La studiosa tedesca Nicole Hegener, autrice di “Divi Iacobi Eques” e l’inglese Clare Robertson, autrice di “The invention of Annibale Carracci”, sono risultate le vincitrici, ex aequo, del Premio Salimbeni 2010. L’ambito riconoscimento, dedicato agli studi relativi ad una personalità, ad aspetti e problemi della cultura figurativa italiana o ad essa collegati, dall’età paleocristiana a tutto il XIX secolo; è stato assegnato nel corso di una cerimonia ufficiale ospitata nella suggestiva cornice del teatro comunale Feronia e promossa dalla Fondazione Salimbeni, in collaborazione con il Comune di San Severino Marche.
Menzioni d’onore sono andate a Melania Mazzucco per l’opera “Jacomo Tintoretto e i suoi figli. Storia di una famiglia veneziana”, ed a Mara Visonà e Sandro Bellesi per l’opera “Giovacchino Fortini. Scultura, architettura, decorazione e committenza a Firenze al tempo degli ultimi Medici”.
Alla manifestazione, introdotta dal sindaco, Cesare Martini, e dal presidente della Fondazione Salimbeni, Stefano Papetti, hanno preso parte anche il direttore generale per il Paesaggio e le Belle Arti, l’Architettura e l’Arte Contemporanea presso il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Mario Augusto Lolli Ghetti, l’assessore comunale alla Cultura, Alessandra Aronne, il consigliere comunale Fabio Eusebi, il rappresentante dell’Università degli Studi di Camerino, Roberto Ballini.

Per la commissione scientifica erano presenti il presidente, Carlo Bertelli, ed i componenti Mina Gregori e Matthias Winner. Seduti in platea anche il regista Luciano Gregoretti e poi Alberto Febbrajo, dell’Università degli Studi di Macerata, il presidente provinciale di Confartigianato, Folco Bellabarba, quello dell’associazione Attività Produttive, Renzo Leonori, il presidente dell’Assem, Francesco Borioni.
“Il Premio Salimbeni – ha sottolineato il presidente della commissione scientifica, Carlo Bertelli – si avvia con un ritmo costante verso la trentesima edizione. Grazie ad esso San Severino resta un centro di prestigio e d’incontro dell’editoria di storia dell’arte famoso a livello internazionale. Quest’anno il premio stesso ha voluto premiarsi, poiché uno dei suoi tre fondatori, il professor Pietro Zampetti, che lo ha ideato insieme a Giorgio Zampa e Federico Zeri, festeggia il centesimo compleanno”.
Portando il proprio saluto il sindaco Martini ha aggiunto: “Questo riconoscimento che ha superato le nozze d’argento, o se preferite il quarto di secolo, ha ormai raggiunto una grande eco sia per le opere in concorso che per l’alto profilo degli autori delle stesse. Esso è un importante biglietto da visita per la città di San Severino Marche in Italia, in Europa e nel mondo al quale, quest’anno, abbiamo potuto aggiungere, sempre per gli amanti della cultura, anche il biglietto d’invito a visitare la mostra Meraviglie del Barocco nelle Marche”. Il presidente della Fondazione Salimbeni, Stefano Papetti, ricordando anche lui l’importanza del Premio e della mostra, ha invece mostrato la targa inviata dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Sono quindici le opere che hanno concorso all’assegnazione del ventottesimo Premio Salimbeni. A ricordare quelle più importanti, oltre alle vincitrici, è stato il presidente della commissione scientifica, Carlo Bertelli: “Un onore per noi è stato l’invio di una raccolta di saggi di un grande conoscitore, Alvaro Goncales Palacio, ora riuniti sotto il suggestivo titolo “Nostalgia e invenzione”. Averli tutti insieme gratifica il lettore, condotto con sapienza e garbo da una guida d’eccezione ad esplorare le arti decorative di Napoli e Roma nel Settecento. Ci è sembrato però più opportuno serbare il premio ad opere del tutto nuovo”. E proprio facendo riferimento a quelle premiate per l’edizione 2010, Bertelli ha sottolineato: “Il volume della giovane studiosa Nicole Hegener è dedicato ad uno scultore che ha avuto cattiva stampa, la cui vita e la cui opera è ora, se non proprio rivalutata, ampliamente ristudiata alla luce della lotta sostenuta dall’artista, Baccio Bandinelli, per la propria affermazione. Nicole Heggener ha nuotato contro corrente. Il libro di Clare Robertson su Annibale Carracci (primo premio ex aequo, ndr.) s’immerge in un concetto basilare per l’estetica del Cinquecento, l’invenzione, e gioca abilmente all’interno della cultura di quel tempo. Dopo quanto ho detto circa i libri sostenuti dal sistema accademico – ha proseguito poi Bertelli – vorrei richiamare l’attenzione sui due volumi di Sandro Bellesi e Mara Visonà dedicati ad uno scultore fiorentino, Giovacchino Fortini, vissuto nel periodo più ignorato dell’arte fiorentina. Non soltanto il libro è meritevole perché tratta con competenza un argomento assai poco frequentato, come è quello della scultura del Settecento a Firenze, ma lo fa con la fattiva collaborazione della famiglia che discende dall’artista, con il risultato di darci un quadro delle grandi riserve della memoria privata, accessibile, nelle forme affettuose del libro, soltanto in un cordiale rapporto personale”.
Ma sono state anche altre le pubblicazioni citate nell’intervento del presidente della commissione scientifica del Premio Salimbeni. “Fra i contributi che hanno meritato la particolare attenzione della giuria, la monografia che Romano Silva, benemerito per le ricerche sulla città di Lucca, ha dedicato a San Frediano, ravvisandovi quasi un’altra San Pietro. Una ricerca più estetica che di storia dell’arte è apparso l’agile volume di Raffaele Milani, “I volti della grazia”. Di interesse minore, rispetto alle opere selezionate, sono apparsi altri volumi, tutti di elevata qualità editoriale, che tralascio di nominare. Tutti abbiamo comunque goduto della lettura del volume di Melania Mazzucco “Jacomo Tintoretto ed i suoi figli”, ammirevole per la qualità della scrittura, sostenuta da una documentazione solida ed accurata. Richiamare l’attenzione su di un libro che esce dal consueto panorama accademico ci è sembrato un modo di dare conto dalle situazione attuale, nella quale le vite degli artisti e la ricostruzione del contesto in cui sono vissuti attraggono ed aprono nuove vie alla sensibilità del pubblico. Un tempo sembrava che agli storici dell’arte interessasse solo cercare i documenti che direttamente illuminavano sull’esecuzione di una data opera. Delle lunghe iscrizioni sulle tombe si tralasciava tutto per giungere in fretta alla data messa in fondo. Oggi si vuole sapere molto di più”.

“Le Marche meriterebbero di essere conosciute di più, hanno una ricchezza ineguagliata, sono una delle regioni più belle d’Italia”. Parola di Mario Augusto Lolli Ghetti. Il direttore generale per il Paesaggio e le Belle Arti, l’Architettura e l’Arte Contemporanea presso il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ha preso parte alla cerimonia di assegnazione del Premio Salimbeni 2010 e proprio dal palco del teatro comunale Feronia di San Severino Marche ha sottolineato: “Sono felicissimo di essere qui e contentissimo di portare il saluto del ministro a questa manifestazione ed alle grandi sorti della mostra Meraviglie del Barocco nelle Marche”. Poi parlando delle questioni dei nostri giorni con un riferimento diretto all’Unità d’Italia, Lolli Ghetti ha riflettuto: “La cultura, nel nostro Paese, ha sempre unito. Di fronte alle numerose meraviglie di casa nostra viene da dire quanto la cultura, ancora oggi nonostante molti tentativi che vanno nell’altro senso, unisca ancora”. Poi, riferito al Premio Salimbeni, il direttore generale per il Paesaggio e le Belle Arti, l’Architettura e l’Arte Contemporanea presso il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ha concluso: “Il Premio Salimbeni è uno dei punti fermi della storia della cultura italiana”.

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PREMIO SALIMBENI, LA STORIA DEL PRESTIGIOSO RICONOSCIMENTO
Il “Salimbeni” nasce nel 1983 su iniziativa di illustri studiosi d’arte quali Giorgio Zampa, Pietro Zampetti e Federico Zeri che pensano ad un riconoscimento da assegnare a un’opera dedicata ad un lavoro, ad un artista, ad un’epoca che riguardasse l’arte italiana. L’intenzione è quella di creare un premio, il primo a dedicarsi a studi sull’arte italiana, che dia il dovuto rilievo anche al panorama culturale non ufficiale. Su queste basi, nel giugno 1983, si inaugura il primo Premio Salimbeni con il discorso di Federico Zeri. Successivamente il favore con cui l’iniziativa fu accolta valse a trasformare nel ’90 l’iniziale “Centro Studi Lorenzo e Jacopo Salimbeni per la storia e la critica d’arte”, istituito dal Comune, in “Fondazione Salimbeni”, con statuto proprio e sede indipendente, messa a disposizione dal Comune. Il Premio, che oggi ha raggiunto una grande eco internazionale, sia per le opere in concorso, sia per l’alto profilo dei membri della commissione giudicatrice, è intitolato ai fratelli Lorenzo e Jacopo Salimbeni, artisti settempedani vissuti a cavallo tra il ‘300 e il ‘400 che furono fra i principali esponenti del gotico cortese italiano e iniziarono la cosiddetta Scuola Pittorica Sanseverinate.