Italia Futura propone un dibattito
sul ruolo della scuola
Si è svolto all'Aula Magna. Tra i presenti l'onorevole Maria Paola Merloni
di Alessandra Pierini
Il ruolo della scuola è da tutti riconosciuto come fondamentale lo sviluppo economico e culturale. Non sempre, purtroppo, l’istruzione riesce però ad onorare le aspettative che la società ripone nella formazione. Proprio per riflettere su questi temi, spesso trascurati, ma alla base del buon andamento del nostro Paese, Italia Futura, associazione di Luca Cordero di Montezemolo, nata per promuovere il dibattito civile e politico sul futuro dell’Italia, ha organizzato a Macerata un affollato dibattito dal titolo “Il ruolo della scuola e il futuro del Paese.” che si è svolto questa mattina presso l’Aula Magna della facoltà di Giurisprudenza. L’incontro ha visto la presenza al tavolo dei relatori di Giuliano Bianchi, Presidente della Camera di Commercio di Macerata, l’Onorevole Maria Paola Merloni, il Professor Piero Crispiani, il Professor Adolfo Scotto di Luzio i cui libri sul sistema scolastico hanno suscitato un intenso dibattito, l’imprenditore Cleto Sagripanti , Benedetta Giovanola e lo storico Andrea Romano. A moderare l’incontro il giornalista Dino Sorgonà che con domande puntuali e precise ha indagato il mondo della scuola passando agilmente da un ospite all’altro.
Interessante l’intervento di Giuliano Bianchi: “Sono convinto che il ruolo fondamentale nella formazione spetti alle famiglie, la scuola deve semplicemenet insegnare a leggere, scrivere e fare di conto. L’impresa in questo momento chiede degli specialisti, ma non vorrei che l’iperspecializzazione sia troppa e non corrisponda a posti di lavoro disponibili nelle imprese. Non possono essere solo le scienze economiche a guidare il paese.” Adolfo Scotto di Luzio ha sottolineato le caratteristiche della scuola attuale: “Veniamo da un decennio di riforme a ciclo continuo che non danno alla scuola nessun tipo di informazione. Nessuno parla più di scuola, è diventata una materia esoterica per esperti. La scuola senza ideologia non sa più cosa e perchè insegnare.” E’ arrabbiato con il sistema formativo anche l’imprenditore Cleto Sagripanti: “Quando mi capita di fare dei colloqui di lavoro, mi accorgo che ai ragazzi manca il sogno, il sogno di diventare imprenditori di loro stessi. Sono appena tornato da una settimana negli Stati Uniti con il Presidente Capponi, in America trasferiscono nei ragazzi l’idea per cui chi ha il talento, anche senza soldi può riuscire. Noi imprenditori tentiamo, attraverso l’alternanza scuola lavoro di trasferire un po’ di questo sogno.”
(Foto di Guido Picchio)




Ero presente, stamattina, al Convegno (pur non essendomi fermato fino alla fine). Con soddisfazione ho scoperto che tutto l’arco costituzionale cittadino è interessato ai problemi della scuola (o a quelli pre-elettorali della visibilità?).
Vorrei sollevare un distinguo a proposito delle conclusioni tirate dal Prof. Scotto Di Luzio: parlava – stracondivisibilmente – dell’annessione della scuola da parte della techne, a tutto svantaggio della propulsività ideale. Giustissimo: ma è una malattia di cui si sono progressivamente infettati tutti gli ambiti della cultura e, più in generale, della nostra vita quotidiana. Dico sempre che una cultura, che non interpreta più la natura ma diviene interprete di sé stessa, opera un tradimento che è tutto intellettualistico e, oserei dire, manieristico. E sempre, dove arretra l’humus esperienziale (mi riallaccio idealmente alle posizioni goethiane), avanza la techne. Qual è il mio distinguo? Risiede nelle soluzioni proposte: un consesso di architetti del Regno che stili l’anagrafe degli istituti scolastici e provveda, mediante concorso di idee, ad un miglioramento delle strutture, consono al valore ideale dell’istituto scolastico nazionale e ai tempi odierni, rappresenta una buona azione; che tuttavia non ha potere di incidere, se non dall’esterno, su un’educazione che ormai non è più nemmeno formazione, ma sempre più spesso solamente informazione. Bisogna ripartire dalle aste. Bisogna cioè, umilmente, ricominciare a pensare in grande accettando – come il figliuol prodigo dopo la dissipazione dei beni – che dentro la casa del Padre si stava meglio. E che pertanto si può, si deve, tentare di tornare sui propri passi.
Condivido la posizione di Filippo Davoli. La “ritrazione” negli ultimi quasi venti anni della tradizione “storicistica” ( e storico-critica) a favore della Techne, ha determinato unsa sorta di lobotomìa. L’atteggiamento critico, il prospettivismo, la riflessione e, in unlima analisi, il “pensiero politico”, si sono livellatti. Esita ed emerge un ” manierismo”, per lo più raffazzonato, simile a Colombo che dava aglindiani gli “specchietti” per rubare l’oro.Esorcizzando i “Maestri del sospetto”, si assiste ad una epifanìa di nuovi mostri, a metà, tra l’attorialità televisiva e il nulla.
Ci dica l’on. Maria Paola Merloni, quante presenze (assenze), quanti interventi in aula, quante proposte di legge, quanti ordini del giorno e quante interrogazioni ha presentato ?