Nazzareno Tiberi,
la voce di Macerata:
“I miei 33 anni in radio”

Le interviste ai candidati al "Maceratese dell'anno"

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di Matteo Zallocco
Sembra un po’ Nanni Moretti quando ripete “le parole sono importanti”. Ma la forza di Nazzareno Tiberi, voce storica di Macerata, è proprio questa: mettere sempre la parola in primo piano. E le sue parole raccontano Macerata. Da 33 anni. Da quando ne aveva 24.
Com’è iniziata questa avventura?
“Radio Nuova nacque da una mia idea, nel 1976 abbiamo iniziato nella chiesa di San Giovanni in una situazione molto precaria con un’antenna sul campanile, un anno dopo ci siamo trasferiti a Palazzo Sarnari, davanti al Duomo e lì siamo rimasti fino al 2001 prima di trasferirci qui, al Seminario Domus San Giuliano”
E cosa è cambiato in questi 33 anni?.
All’inizio c’ero io, don Pietro Diletti e alcuni giovani.  Adesso la struttura è più solida: io sono il presidente, don Luigi Taliani il direttore editoriale, Roberta Foresi il direttore responsabile, e ci sono tanti collaboratori. Ora siamo l’unica radio di Macerata, nel 1976 ce ne erano cinque, tra cui Radio Emme di Jimmy Fontana che andava benissimo”.
Quali sono le trasmissioni che le hanno dato maggiori soddisfazioni?
“Curo molte interviste e dibattiti, ma quelle politiche, seppur meno frequenti, ho visto che sono sempre molte seguite. In media conduco tre trasmissioni al giorno. Inizio alle 10.30 con una breve rubrica con commenti sull’attualità, poi alle 11.05 c’è  “A Casa Nostra”, con interviste varie fatte da me o altri collaboratori, anche a personaggi nazionali. La terza trasmissione va in onda dalle 18.15 fino alle 19.30 e si chiama Di Più, dove si parla un po’ di tutto: folk e tradizioni popolari, bioetica, uno spazio per i bambini, il meteo e altro. Poi c’è anche il notturno del giovedì sera in cui dialogo con i maceratesi”.
C’è una stretta collaborazione con la Diocesi?
“Sì, la radio è nata grazie all’aiuto del vescovo Carboni, da quel momento il rapporto con la Diocesi è stato continuo, abbiamo sempre mantenuto uno stretto contatto col Vescovo essendo la nostra una radio di ispirazione cattolica”.

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Come definirebbe il Vescovo Giuliodori?
“ E’ intraprendente e capace di creare unità nella diocesi, cosa non da poco. E’ dinamico, ha centrato l’aspetto più importante di oggi nella chiesa, che è quello di entrare in prima persona negli spazi culturali, dalle celebrazioni per  Padre Matteo Ricci fino alla stagione lirica”.
Che città è Macerata?
“Al contrario di quello che sostengono in molti è una città ricca di iniziative, soprattutto culturali e ricreative.  Forse avrebbe bisogno di più unità ed essere più visibile all’esterno, sia in Italia che nelle Marche. Servirebbe insomma più promozione turistica e culturale”.
La musica è uno strumento essenziale in una radio?
“Da noi la musica rappresenta solo una parte perché vogliamo valorizzare la parola anche per differenziarci dai grandi network. Io ho sempre puntato su questo, sulla filosofia della parola, uno strumento molto importante perché comunica il senso del nostro vivere, se invece le parole non fanno questo diventano vuote come vediamo oggi in televisione, in particolare nei varietà”.

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I dieci candidati al “Maceratese dell’anno”:

https://www.cronachemaceratesi.it/?p=12873


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