Dante Ferretti a Tuttoingioco
spazia da Casinò a Pasqualina
Il grande ospite della Biennale civitanovese

Dante Ferretti, il maceratese più famoso nel mondo, non è voluto mancare alla Biennale di arte, pensiero e società pensata dalla fondazione Carima. Per l’occasione la centralissima Piazza della Libertà, diventata ormai da mesi salotto centrale della rassegna, si è trasformata in un grande cinema all’aperto con la proiezione del capolavoro di Martin Scorsese Casinò dedicato al gioco, per il quale il Maestro ha curato la scenografia. Prima del film, Ferretti si è soffermato sul palco di piazza della libertà insieme al filosofo Umberto Curi, che ha curato la rassegna cinematografica insieme ad Enrico Ghezzi. “Attraverso l’analisi del microcosmo di Las Vegas Scorsese ha voluto proporre una parabola che riguarda il macrocosmo, ossia la società nel suo insieme, dove per Scorsese a dominare è sempre la violenza”, ha spiegato Umberto Curi, che ha aggiunto come questo approccio disincantato “rispecchia un assunto presente in tutta la filosofia moderna”.“Quando accettai di fare Casinò non sapevo nulla del gioco, delle carte e delle sale di scommesse. Non c’ero mai stato.” Dante Ferretti, scenografo due volte premio Oscar, ha iniziato così il suo intervento al Cineforum filosofico di Tuttoingioco. “Quindi con Scorsese andammo a Las Vegas e appena dentro misi una moneta in una slot machine. Vinsi di colpo 1800 dollari ma li ripersi tutti in una notte.” A Las Vegas Ferretti restò nove mesi “per studiare senza sosta, perché tutto quello che si vede nel film non è un vero casinò ma una scenografia ricostruita.”

Poi parlando di Civitanova, Ferretti ha spiegato al pubblico quello che era il suo progetto per mascherare i lavori nel palazzo di Piazza della Libertà, rammaricandosi della mancata concessione da parte del proprietario dell’impalcatura. “Con gli specchi che avremmo montato sopra, sarebbero stati riflessi le luci e gli spettatori della piazza”.
Infine lo scenografo ha ricordato la civitanovese Pasqualina Pezzolla a cui Fellini, mentore di Ferretti, era molto devoto tanto da inserirla in due film. “Pasqualina aveva un ascendente tanto potente su Fellini, che ad un suo consiglio è legata la scelta di Fellini di non girare Il viaggio di G. Mastorna, la storia di un uomo che scopre di essere morto, a cui sono legati tantissimi misteri”. “Lui la conosceva da anni nei viaggi che faceva in compagnia di Dino Buzzati, altro appassionato di metapsichica, e fu lei, guardandolo e sentendolo ascoltare dei sogni terribili che aveva in quel 1966, a dirgli di non girarlo più. Fellini naturalmente la ascoltò e, dopo aver fatto fare tutta la scenografia, scrisse a De Laurentis dicendo di non sentirsela più”.

Dopo la conferenza e il film, Dante Ferretti ha cenato al Mangia con il presidente della Fondazione Carima Franco Gazzani, il vicepresidente di Banca Marche Lauro Costa e il direttore artistico della Biennale Evio Hermas Ercoli.