Sferisterio Opera Festival 2010,
Pizzi presenta la nuova stagione
dedicata a Padre Matteo Ricci
Il cartellone
di Maurizio Verdenelli
Dal Flauto magico di Mozart, capolavoro assoluto della cultura laica al Vespro della Beata vergine di Monteverdi, capolavoro assoluto della musica sacra, il passo può sembrare lungo o breve a secondo delle prospettive. Breve se si pensa che allo Sferisterio di Macerata fu proprio il Flauto a suonare, appena tre anni fa, l’avvio del viaggio iniziatico (sue parole) di Pier Luigi Pizzi, direttore artistico del Sof. Lungo senz’altro perché il cartellone 2010 del festival –presentato oggi agli Antichi Forni di Macerata- rappresenta quasi un ictus rispetto ai percorsi del maestro che si divide tra Parigi e Venezia. E proprio nella città lagunare Monteverdi pubblicò nel 1610, quando padre Matteo Ricci moriva a Pechino, il Vespro che l’estate prossima verrà eseguito a Macerata: “Una doppia celebrazione” ha sottolineato il maestro dopo aver elogiato in apertura il vescovo Claudio Giuliodori (presente in sala) “prezioso interlocutore”. Dagli inquietanti “Giochi dei potenti fino all’Inganno, il tema prossimo venturo “A maggior gloria di Dio” appare quasi una catarsi, un’edificazione spirituale sull’onda delle note del “maggiore compositore di tutti i tempi”, così Pizzi ha definito Claudio Monteverdi. Il Vespro sarà realizzato –è il primo contratto siglato in vista del 2010- dal musicista maceratese Marco Mencoboni. Dove si eseguirà: la Cattedrale, l’auditorium San Paolo o forse la chiesa di San Giovanni, in cui nella stessa mattinata Pizzi ha fatto un sopralluogo ritenendo in conclusione l’acustica all’altezza della situazione.
Da “Don Giovanni” a “San Giovanni” se sarà la chiesa di piazza Vittorio Veneto, amatissima dai maceratesi il luogo dell’incipit del prossimo Sof. Che segnerà una sosta, un ripensamento forse sul futuro del festival, celebrando i 400 anni della morte di padre Matteo Ricci. E sperando che gli incassi, andati piuttosto bene quest’anno grazie a Traviata e Butterfly (in ordine d’importanza per il cassiere, mentre Don Giovanni ha fatto sold out al “Lauro Rossi”) non abbiano la prossima estate troppo a risentire della non eccessiva popolarità delle tre opere in Arena. Già, perché –dopo due anni di black out, lo Sferisterio torna ad ospitare tre “titoli”. Nell’ordine Faust di Gounod (“Il Metropolitan ha aperto spesso con quest’opera” ha detto Pizzi”), I Lombardi alla prima crociata di Verdi (“Che sono alla pari del popolarissimo Nabucco” ha sottolineato lo stesso direttore artistico) ed ancora di Verdi, La forza del destino (“Grandissima opera… poi noi non crediamo alla jella che l’ha circondata immeritatamente”).

Ha detto Pizzi ancora: “Tra queste opere c’è un continuum artistico chiaro, intanto vorremmo corredare il Faust, alla moda francese, con un divertissement. Sarebbe un ritorno del balletto a Macerata”. Che ha avuto esecutori stellari: dalla Fracci a Nurejev, dalla Savignano al Oriella Dorella, sino alla stella della danza Roberto Bolle.
Ha aggiunto il direttore artistico, un po’ sbuffando un po’ rassegnato: “Tutto è però condizionato ai conti finali: dobbiamo stare sempre nel budget di quest’anno (intorno ai 5 milioni di euro ndr)”. Dal pubblico si è sentito il sindaco Meschini ammonire: “Forse potrebbe essere anche tagliato!”. E Pizzi, a quel punto decisamente contrariato e sbottando: “Allora taglierete me, perché ho già detto che non sopporterei altre decurtazioni!”. Poi, più conciliante accennando al suo fatidico “panama”: “Altrimenti ci affideremo alla questua e visto che ne possiedo uno, il mio cappello servirà per raccogliere altri, volontari e pubblici concorsi in denaro per il bene della lirica a Macerata”.
Un foltissimo pubblico (con mons. Giuliodori e Meschini, anche l’assessore alla Cultura, Bianchini) ha fatto corona a Pizzi, ospite di Cinzia Maroni agli Aperitivi culturali. “Un’iniziativa che ho suggerito io ad Hermas Ercoli nel positivo ricordo di un’analoga organizzazione a contorno del festival dei due Mondi di Menotti, con il quale ho collaborato sin dal primo anno” ha sottolineato Pizzi. Che ha parlato a lungo –tanto da perdere una volta il filo del discorso- annunciando anche un corredo cospicuo alle opere in cartellone. Intanto l’Orchestra Filarmonica delle Marche –non ha richiesto prestazioni in denaro suppletive per meglio preparare Handel che chiude stasera il Sof- ha suggerito incontri musicali cameristici, da eseguire ogni pomeriggio (ore 18). “Inoltre ci sarà un’opera contemporanea; rappresenteremo testi teatrali e certo non abbandoneremo il teatro L.Rossi.Per gli Aperitivi c’è poi una fila lunga così di relatori in lista d’attesa… Invitiamo intanto tutti ad avere la massima fiducia, il percorso del Sof è stato finora una percorso felice”.

Il maestro, all’inizio, aveva anche ricordato la schiera di direttori di teatri italiani e stranieri intervenuti in Arena quest’anno ed aveva ringraziato i suoi collaboratori, a cominciare l’alter ego, Luciano Messi, Massimo Gasparon (“le regie da lui firmate sono ora le più gettonate nei teatri che ci richiedono le nostre produzioni: Ancona, Jesi, Valencia, Seul, Praga, venti città del Giappone”); lo staff della direzione (con sottolineatura al numero: appena 10); il nuovo ufficio stampa di Anna Dalponte e Simona Marini voluto da lui (la scelta di sostituire il precedente è stata al centro di un variegato dibattito) e naturalmente tutti i lavoratori insostituibili del Sof.
Un grazie da parte di Pizzi, a Meschini “che ci ricorda sempre di essere sindaco uscente”; a Giulio Silenzi, presidente della Provincia già uscito, “cui l’edizione attuale appartiene e al quale devo tanto: al suo fervore, alla sua irruenza e alla sua generosità”.
Un accenno al nuovo che avanza “Franco Capponi (che come Silenzi non presente in sala ndr) ha promesso un apporto concreto e dunque mi aspetto una partecipazione significativa da parte della Provincia”. La quale, da parte sua, sta pensando ad una Fondazione di partecipazione. Forse destinata a cambiare le carte in tavola.
Nelle foto: dall’alto, il direttore artistico Pierl Luigi Pizzi; un’immagine di Madama Butterfly, La Traviata e Don Giovanni, opere andate in scena quest’anno.


Parlo da profano: ma il Flauto Magico non era un’opera in cui c’erano chiari riferimenti alla massoneria??