I cittadini maceratesi
parlano di Matteo Ricci

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di Tommaso Venturini

Ultima puntata del viaggio che CM ha compiuto in città per conoscere meglio cosa pensano i maceratesi del loro concittadino più famoso, quel Padre Matteo Ricci cui il prossimo anno verranno celebrati i 400 anni dalla morte. Sono stati 2 mesi intensi in cui siamo riusciti a raccogliere 234 commenti per il sondaggio lanciato (“Padre Matteo Ricci è il personaggio più importante della storia della città?”) e per il quale c’è stato una netta prevalenza del sì (181) sul no (41), mentre in 12 non hanno espresso preferenze.

Il sondaggio assieme alle mini-interviste che siamo riusciti a realizzare possono indicare il percorso che da qui all’anno prossimo tutte le istituzioni potranno seguire assieme all’Istituto Matteo Ricci, con cui continueremo a collaborare quest’anno.

Nell’ultimo giro di interventi abbiamo voluto dare spazio alle sensazioni dei maceratesi sulle celebrazioni e le loro idee per rendere possibile un successo al momento non scontato, alla luce anche delle polemiche degli ultimi mesi.

Mario, artigiano di 48 anni, pensa che “tutti noi dobbiamo contribuire in qualche modo ad un evento storico per la città. Quando va in scena la cultura e si rende il giusto tributo ad un personaggio storico tutta la città deve sentirsi partecipe. In questo senso credo che la mostra permanente possa essere la chiave giusta per noi maceratesi di entrare nel mondo di Padre Matteo Ricci. Altro auspicio è quello di avere negli anni celebrazioni in grande stile, per portare Macerata al centro della cultura almeno marchigiana: ne abbiamo tutte le possibilità”.

Silvio, commerciante di 38 anni, vuole “maggiore coesione tra tutte le forze politiche della città: litigare anche su Padre Matteo Ricci mi sembra davvero troppo. Noi mettiamo a disposizione le nostre attività per avere nei giorni di celebrazioni un numero maggiore di turisti, vogliamo essere un po’ il punto di contatto tra Padre Matteo Ricci e la città”.

Nei giovani c’è curiosità e attesa verso una figura sinora solo percepita, ma mai realmente vista da vicino.

Giovanni, studente di 20 anni, dice di essersi “interessato a Padre Matteo Ricci l’anno scorso, durante un viaggio in Cina. È veramente straordinario vedere come i cinesi apprezzino questa figura: per loro è quasi una divinità e di ritorno a Macerata mi sono veramente rattristato nel non trovare nessuno che si sia interessato realmente del fenomeno Ricci. Solo l’Istituto Matteo Ricci ha cercato di portare alla luce l’importanza della figura ricciana, che sta nelle opere e nella sua vita straordinaria”.

Anche Gabriele, studente di 21 anni, “prima dello scorso anno conosceva Padre Matteo Ricci solo per qualche racconto sporadico dei miei genitori. A scuola nessuno ha approfondito la figura ricciana e soltanto ora, ad un anno dalle celebrazioni per i 400 anni dalla sua morte, in città si comincia a respirare un’aria diversa, aperta alla conoscenza. Spero che tutto possa andare per il meglio e che Macerata possa avere finalmente un ruolo importante anche a livello turistico. Già siamo indietro in molte cose, nel campo della cultura non possiamo permetterci di farci passare davanti da altre realtà più piccole della Provincia”.

Per chiudere le belle parole di Manuela, 34 anni, pugliese trapiantata a Macerata da 10 anni,
che sottolinea “la differenza tra la realtà in cui sono cresciuta, in cui ogni settimana si entra in un evento più o meno importante e tutti si sentono partecipi e vogliosi di ospitare turisti e la realtà maceratese, in cui i bellissimi eventi e manifestazioni eccezionali non vengono vissute a pieno dai cittadini: l’augurio è che Padre Matteo Ricci possa coniugare l’aspetto celebrativo a quello di crescita nel senso di appartenenza dei cittadini maceratesi. Una città così bella, accogliente e storica in molti suoi tratti merita di entrare tra le prime 5 città italiane nel campo dell’arte e della cultura”.


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