L’operazione “Foglie nere”
coinvolge anche il Maceratese:
34 arrestati in 11 Paesi
Costrette a prostituirsi ed abortire

Centinaia di ragazze, moltissime minorenni, portate in Italia illegalmente con l’impegno (sancito da riti esoterici) di versare somme da 40.000 a 60.000 euro e poi costrette a prostituirsi con la violenza fisica e psicologica e le minacce ai familiari rimasti in Nigeria. E’ il quadro ricostruito dai carabinieri del raggruppamento operativo speciale (Ros), che, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Ancona hanno scoperto un’organizzazione transanzionale, di matrice nigeriana, con il cuore dell’attività in Italia e ramificazioni in Nigeria, Spagna, Francia, Olanda, Germania, Grecia e Repubblica di San Marino, ed effettuato 34 arresti in 11 Paesi, tra cui due medici romani che all’occorrenza praticavano aborti clandestini sulle giovani.
L’indagine, durata circa due anni, ha permesso di ricostruire “l’intera filiera del trafficking” – ha spiegato il gen. Giampaolo Ganzer, comandante del Ros, in una conferenza stampa -, individuando tutte le componenti dell’organizzazione e le loro funzioni. Le ragazze – età media meno di 20 anni – scelte anche tramite book fotografici, venivano reclutate in Nigeria con riti “juju”, che producevano “una forma di coartazione psicologica – secondo il direttore della Dda anconetana Vincenzo Luzi – legata alla paura di sciagure per sé o per le proprie famiglie in caso di disobbedienza”.
Con documenti falsi, arrivavano in Italia via terra (da Olanda e Francia), o via mare da Turchia, Grecia, Libia e Marocco, per essere poi consegnate alle ‘madame’, responsabili di cellule per l’esercizio della prostituzione. Tre quelle individuate nelle Marche (una nel Maceratese, una tra Fermo e Porto San Giorgio e una tra Marotta e Senigallia), da dove ha preso il via l’operazione “Foglie nere”. Totale il controllo sulle vittime, compresa l’imposizione di interruzioni di gravidanza. Per questo l’organizzazione poteva contare su una coppia di nigeriani residenti a Roma e su due medici italiani, agli arresti domiciliari, che organizzavano aborti ad un prezzo variabile tra 300 e 2.500 euro, anche in fase avanzata di gestazione. Di questa tranche dell’inchiesta si occupa la procura di Roma.
Determinanti per le indagini le testimonianze di alcune vittime, raccolte da un gruppo di lavoro specializzato, coordinato dal capitano Anna Bonifazi, psicologo-criminologo del Ros. Una trentina quelle che hanno usufruito dei programmi di protezione e recupero previsti dalle leggi sulla tratta e sull’immigrazione.
L’indagine si è intrecciata con un’inchiesta della Direzione distrettuale di Ancona su un traffico internazionale di stupefacenti, che nell’aprile del 2008 aveva gia’ portato in carcere 15 indagati. Da Madrid la droga veniva consegnata a referenti in Piemonte e nelle Marche, con il sistema dei corrieri a pioggia: spesso proprio giovani donne nigeriane, poi avviate alla prostituzione lungo il litorale marchigiano.
(Ansa)