Lettera di Benedetto XVI
per le celebrazioni ricciane

Il messaggio del Papa

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Il Santo Padre Benedetto XVI apprendendo «con gioia» la notizia dell’avvio delle Celebrazioni in onore di Padre Matteo Ricci, ha inviato al Vescovo di Macerata mons. Claudio Giuliodori (nella foto insieme al Papa) un lungo messaggio benaugurale, in cui si sottolinea lo straordinario profilo spirituale e umano del missionario maceratese il cui esempio rimane ancora oggi come «modello di proficuo incontro tra la civiltà europea e quella cinese».

La Diocesi di Macerata – Tolentino – Recanati – Cingoli – Treia sta entrando sempre più nel vivo delle Celebrazioni per commemorare, tra il 2009 e il 2010, il IV Centenario della morte del gesuita maceratese P. Matteo Ricci e, mentre si celebra a Macerata la “Giornata Li Madou” di amicizia con il popolo cinese e ci si prepara alla 2a Giornata mondiale di preghiera per la Chiesa in Cina – che si celebrerà domenica 24 maggio – non poteva giungere pensiero più gradito.

«Il gesuita Matteo Ricci – scrive infatti il Papa – dotato di profonda fede e di straordinario ingegno culturale e scientifico, dedicò lunghi anni della sua esistenza a tessere un proficuo dialogo tra l’Occidente e l’Oriente. Mi associo pertanto volentieri a quanti ricordano questo generoso figlio della vostra terra, obbediente ministro della Chiesa e intrepido ed intelligente messaggero del Vangelo di Cristo.

«Considerando la sua intensa attività scientifica e spirituale – prosegue il testo – non si può non rimanere favorevolmente colpiti dall’innovativa e peculiare capacità che egli ebbe di accostare, con pieno rispetto, le tradizioni culturali e spirituali cinesi nel loro insieme. È stato in effetti tale atteggiamento a contraddistinguere la sua missione tesa a ricercare la possibile armonia fra la nobile e millenaria civiltà cinese e la novità cristiana, che è fermento di liberazione e di autentico rinnovamento all’interno di ogni società, essendo il Vangelo, universale messaggio di salvezza, destinato a tutti gli uomini, a qualsiasi contesto culturale e religioso appartengano».

Benedetto XVI non manca inoltre di ricordare l’originalità” dell’apostolato di P. Matteo Ricci
che, attraverso un rapporto fondato principalmente sui valori della concordia e dell’amicizia, «impostò il suo lungimirante lavoro di inculturazione del Cristianesimo in Cina, ricercando un’intesa costante con i dotti di quel Paese».

L’auspicio sincero che il Pontefice rivolge infine alla diocesi maceratese è che le manifestazioni giubilari in onore dell’illustre concittadino, sia in Italia che in Cina, «offrano l’opportunità di approfondire la conoscenza della sua personalità e della sua attività. Il ricordo di questo nobile figlio di Macerata sia anche motivo per i fedeli di codesta comunità diocesana di rinsaldare alla sua scuola quell’anelito missionario che deve animare la vita di ogni autentico discepolo di Cristo».

Il Vescovo, la comunità ecclesiale e i cittadini maceratesi ringraziano il Santo Padre per questo gesto di attenzione e di sollecitudine pastorale che incoraggia tutti a vivere con grande impegno le celebrazioni di questo illustre figlio della nostra terra la cui testimonianza di fede e di cultura ci è di esempio ancora oggi nell’evangelizzazione e nel dialogo tra popoli e civiltà.

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La lettera completa.


Al Venerato Fratello

CLAUDIO GIULIODORI

Vescovo di Macerata, Tolentino, Recanati, Cingoli e Treia

Ho appreso con gioia che in codesta Diocesi sono programmate diverse iniziative per commemorare, in ambito ecclesiale e civile, il IV Centenario della morte di P. Matteo Ricci della Compagnia di Gesù, avvenuta a Pechino l’11 maggio del 1610. In occasione dell’apertura di questo speciale anno giubilare, mi è gradito inviare a Lei e all’intera comunità diocesana il mio cordiale saluto.

Nato a Macerata il 6 ottobre del 1552, il gesuita Matteo Ricci, dotato di profonda fede e di straordinario ingegno culturale e scientifico, dedicò lunghi anni della sua esistenza a tessere un proficuo dialogo tra l’Occidente e l’Oriente, conducendo contemporaneamente una incisiva azione di radicamento del Vangelo nella cultura del grande Popolo della Cina. Il suo esempio resta anche oggi come modello di proficuo incontro tra la civiltà europea e quella cinese.

Mi associo pertanto volentieri a quanti ricordano questo generoso figlio della vostra terra, obbediente ministro della Chiesa e intrepido ed intelligente messaggero del Vangelo di Cristo. Considerando la sua intensa attività scientifica e spirituale, non si può non rimanere favorevolmente colpiti dall’innovativa e peculiare capacità che egli ebbe di accostare, con pieno rispetto, le tradizioni culturali e spirituali cinesi nel loro insieme. E’ stato in effetti tale atteggiamento a contraddistinguere la sua missione tesa a ricercare la possibile armonia fra la nobile e millenaria civiltà cinese e la novità cristiana, che è fermento di liberazione e di autentico rinnovamento all’interno di ogni società, essendo il Vangelo, universale messaggio di salvezza, destinato a tutti gli uomini, a qualsiasi contesto culturale e religioso appartengano.

Quel che inoltre ha reso originale e, potremmo dire, profetico il suo apostolato, è stato sicuramente la profonda simpatia che nutriva per i cinesi, per la loro storia, per le loro culture e tradizioni religiose. Basti ricordare il suo Trattato sull’amicizia (De amicitia – Jiaoyoulun), che incontrò un vasto successo sin dalla prima edizione a Nanchino nel 1595. Modello di dialogo e di rispetto per le altrui credenze, questo vostro Conterraneo fece dell’amicizia lo stile del suo apostolato durante i 28 anni di permanenza in Cina. L’amicizia che egli offriva era ricambiata dalle popolazioni locali grazie proprio al clima di rispetto e di stima che egli cercava di coltivare, preoccupandosi di conoscere sempre meglio le tradizioni della Cina di quel tempo. Nonostante le difficoltà e le incomprensioni che incontrò, Padre Ricci, volle mantenersi fedele, sino alla morte, a questo stile di evangelizzazione, attuando, si potrebbe dire, una metodologia scientifica e una strategia pastorale basate, da una parte, sul rispetto delle sane usanze del luogo che i neofiti cinesi non dovevano abbandonare quando abbracciavano la fede cristiana, e, dall’altra, sulla consapevolezza che la Rivelazione poteva ancor più valorizzarle e completarle. E fu proprio a partire da queste convinzioni che egli, come già avevano fatto i Padri della Chiesa nell’incontro del Vangelo con la cultura greco-romana, impostò il suo lungimirante lavoro di inculturazione del Cristianesimo in Cina, ricercando un’intesa costante con i dotti di quel Paese.

Auspico vivamente che le manifestazioni giubilari in suo onore -incontri, pubblicazioni, mostre, convegni ed altri eventi culturali in Italia e in Cina – offrano l’opportunità di approfondire la conoscenza della sua personalità e della sua attività. Seguendone l’esempio, possano le nostre comunità, all’interno delle quali convivono persone di diverse culture e religioni, crescere nello spirito di accoglienza e di rispetto reciproco. Il ricordo di questo nobile figlio di Macerata sia anche motivo per i fedeli di codesta Comunità diocesana di rinsaldare alla sua scuola quell’anelito missionario che deve animare la vita di ogni autentico discepolo di Cristo.

Venerato Fratello, nel formulare fervidi voti per una piena riuscita delle celebrazioni giubilari previste a partire dall’11 maggio prossimo, assicuro il mio ricordo nella preghiera e, mentre invoco la materna intercessione di Maria, Regina della Cina, invio di cuore la mia Benedizione a Lei ed a quanti sono affidati alle sue cure pastorali.

Dal Vaticano,

Benedetto XVI


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