Da Monte San Giusto a Tolentino,
il nostro “Tour” con Gianni Mura

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di Maurizio Verdenelli
Agli inizi degli anni ’90 aveva preso carta e penna raccontandogli della vicenda scolastica che a Monte San Giusto stava coinvolgendo la propria famiglia. Una storia che non sarebbe finita nella rubrica che lui già allora teneva con grande successo, ma più modestamente nella mia rubrica “Sussurri e Grida” su Il Messaggero (riesumata ora da cronachemaceratesi.it). La differenza nel numero di lettori? Da 25.000 a 700.000: le copie cioè che il giornale di Roma allora diffondeva nelle Marche e quelle distribuite in Italia da La Repubblica dove lui Gianni Mura è editorialista oltre che primo inviato di sport. Tuttavia da quel mancato inserimento su “Sette giorni di cattivi pensieri” è nata un’amicizia profonda tra Mura e quel suo entusiasta lettore di anni fa: Florindo Mancinelli imprenditore maceratese nella progettazione e consulenza dei sistemi d’arredamento per ufficio e comunità. Un’amicizia allargata rapidamente a Stefano Giustozzi oggi funzionario dei Gal a Camerino, qualche tempo fa a Morrovalle vice di Sara Giannini, la più giovane sindaco d’Italia allora ed oggi segretario regionale del Pd.

Così il famoso giornalista, grazie all’amicizia sempre più profonda con Florindo e Stefano, è diventato quasi “marchigiano”. Martedì e mercoledì scorsi, Mura accompagnato dai suoi amici è stato ospite a Monte San Giusto e Tolentino per parlare di calcio e ciclismo presentando il suo bel libro “La Fiamma Rossa, storie e strade dei miei Tour”. E pure di enogastronomia. Non a caso la sua rubrica Mangia&Bevi su Il Venerdì lo colloca tra i grandi esperti di enogastronomia, con …master sulla carne di maiale della quale è ghiottissimo.

A Monte San Giusto, che il medico clown Hunter “Patch” Adams ha definito la prima città clownesca del mondo, l’incontro a Palazzo Comunale, con i patrocini di Regione, Provincia e Comune, ha avuto come tema il gioco, lo sport, i diritti e la coesione sociale: Palloni duri & nasi rossi in collaborazione con Altropallone (di cui il giornalista di “Repubblica” è presidente di giuria), Clown&clown festival e Valdichienti Futsal Cup. A palazzo Bonafede, assente giustificato (influenza) Giulio Silenzi, hanno ricevuto Mura e Michele Papagna (Acea Onlus) il sindaco Franco Bordoni, il vicesindaco Matteo Petracci e il consigliere provinciale Roberto Spinelli. La sera dopo, alla Biblioteca Filelfica, la manifestazione è stata organizzata dall’Us Tolentino, in particolare dal settore giovanile e dalla scuola calcio di cui è responsabile Graziano Colotti.

A Gianni -nel giorno in cui il ministro Mara Carfagna disponeva uno stanziamento a favore della clowneria medica- il Festival sangiustese ha consegnato la tessera onoraria. “E’ giusto, sono anch’io in fondo un po’ clown…” ha detto lui che nel ’98, con i suoi Cattivi pensieri, ha vinto l’Altropallone, Premio annuale alternativo al Pallone d’oro “e contro il pallone duro”.

“Ma lo sport è ancora un gioco? E a che gioco stiamo giocando” sono gli interrogativi di fondo della manifestazione. “Ho cominciato come cronista sportiva, a quei tempi figura tra l’uomo e la scimmia –ha detto il grande inviato- tuttavia nei primi anni 60 l’allenatore del Milan, Nereo Rocco, che vinse anche la Coppa dei Campioni, guadagnava al mese un milione, mentre un operaio 70.000 lire. Una percentuale di 1 a 10/12. Ora siamo 1 a 500/600 se si pensa all’ingaggio di Mourinho, e l’Inter potrebbe essere allenata meglio da un trainer di serie B o forse anche da me stesso!”.

Sullo sport che abbatte le barriere ha ricordato il caso del velocista australiano, Peter Norman, piazzatosi secondo alle Olimpiadi di Mexico City tra le “pantere nere” Tommie Jet Smith il primo a scendere in quell’occasione sotto i 20” nei 200 piani e John Carlos. L’atleta bianco solidarizzò in qualche maniera con i due atleti colore Usa che manifestarono clamorosamente (scalzi, guanto nero, pugno alzato, capo chino) a sostegno del Progetto olimpico per i diritti umani. Smith e Carlos furono subito emarginati negli Usa. Pure su Norman calò la cortina della sua federazione e scomparve dalla scena nonostante fosse sempre il migliore velocista bianco. “Lui è morto l’anno scorso, e la sua bara è stata portata a spalla da Smith e Carlos” ha ricordato Mura che ha poi parlato di Cassius Clay e Josefa Idem, come esempi “dello sport che abbatte le barriere”.

A Tolentino più spazio per il ciclismo che per il calcio (“…fatto sta che si sentono più carognate in una domenica di pallone che in tre settimane di Tour”) . “Sono stato un grande tifoso di Pantani, anche se alla fine un po’ deluso dalla sua ostinazione nel voler negare tutto: in fondo il suo caso era meno grave, ad esempio, di quello attuale di Riccò. L’epo a Marco non gli è stato mai riscontrato: solo un ematocrito alto che faceva pensare all’assunzione di sostanze dopanti. Quando è morto, non ci volevo credere: ero ‘di corta’ a Firenze, al ristorante con mia moglie. Andai in albergo e lì trasmisi il pezzo al giornale. Più tardi mentalmente associai la sua fine a quella dell’ermellino che si lascia morire non tollerando neppure una macchiolina nera sulla pelliccia candida” ha detto l’inviato di “Repubblica”.

Poi spazio, con chi scrive, alla sua marchigianità…”grazie a Florindo e Stefano”, dice lui. “Se prima amavo solo il Verdicchio dei Colli di Jesi, grande vino da meditazione da bere in calici da rosso, prodotto da Colonnara, Sartarelli e quello della cantina Vigne delle Oche di Natalino Crognaletti a Montecarotto, ora amo anche i grandi rossi marchigiani”.

Più di tutti?

“I Sassi neri, il rosso Conero superiore della fattora Le Terrazze, poi il Morellone de Le Cagnette a Ripatransone, il Lorano che Maria Pia Castelli produce a Monturano: un vino questo dal rapporto qualità/prezzo ottimo. Stefano Giustozzi poi mi ha fatto incontrare il Duca di Guarnerio dell’azienda Capinera a Morrovalle . Segnalo in zona anche l’Akronte di Boccadigabbia della famiglia Alessandri a Civitanova. E ritornando al verdicchio, in questo caso di Matelica, una segnalazione per quello biologico Colle Stefano prodotto a Castelraimondo. Passando ai prodotti gastronomici tipici, un nome su tutti: i vincisgrassi. Mentre resta per me indimenticabile il salame storico di Fabriano, assaggiato 30 anni fa quando per La Gazzetta dello Sport ho seguito la 1° edizione del Giro delle Marche ed alloggiavo all’Hotel Janus inaugurato di fresco”.

Il paesaggio marchigiano?

“Ho cominciato a tenerlo nel cuore quando, seguendo un Giro d’Italia, da Cupramontana scoprivo un paesaggio degno di un pittore fiorentino del ‘300: colline coltivate che non si trovano da alcuna altra parte del mondo, centri storici meravigliosi e benissimo conservati. L’agricoltura qui è davvero una scienza e i campi coltivati sono per me un punto fermo sentimentalmente. Sulla copertina del mio libro sui Tour, il gruppo dei corridori si vede solo in secondo piano rispetto al giallo abbagliante di un campo di grano”.

A presto da queste parti, Gianni quando nel 2010 dopo 45 anni di militanza andrai finalmente in pensione… E lui, l’unico inviato al mondo che usa ancora la macchina da scrivere, una vecchia Olivetti Lettera 22 (“Mi attiro sempre la curiosità delle tv giapponesi che mi segnalano il rumore che faccio mentre io di contro accuso il silenzio assordante dei pc”) mi fa ampi gesti scaramantici con le mani…la pensione, brrr…


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