“I maceratesi son fatti così: schivi”

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di Maurizio Verdenelli

Il 2009, come sarà? Economicamente molto fosco, dicono le previsioni. Dei problemi di casa nostra abbiamo già detto in riferimento alla crisi della zona calzaturiera (35 aziende in crisi, 250 lavoratori in mobilità). Ci confortiamo però con la statistica e con le indagini de “Il Sole-24 ore” che pone la provincia di Macerata al vertice nelle Marche e tra i primi posti in Italia. Ma va là?! Proprio così. In effetti ciò che stiamo per raccontare è accaduto nella contigua, nascente provincia di Fermo. Così dopo la visita dell’Agenzia delle Entrate in un calzaturificio, tra Morrovalle e Civitanova, tre giorni prima della consegna dei libri contabili in Tribunale, ecco la vicenda in un’azienda di Montegiorgio. Una vicenda più farsesca che grave, stavolta. Le Fiamme gialle, dunque, ispezionano e verbalizzano i nomi dei due soci titolari. Prego, il suo nome? “Signor Pompa”. E lei? “Signor Senzacqua”. Località dov’è ubicata l’impresa? Fontesecca. Ai finanzieri è spuntato un sorriso di sorridente comprensione… nomi al passo con questi tempi! Da notare che tutto è stato trovato in ordine.

Torniamo tuttavia a Macerata. San Silvestro funestato dalla morte drammatica di due maceratesi perbene che amavano il volo, l’ardimento. In cattedrale è stato celebrato il funerale di un altro maceratese perbene, appassionato della sua squadra, creatore di talenti come i gemelli del gol Giovanni Pagliari e Moreno Morbiducci. E’ triste e significativo che il maestro di calcio Tonino Seri se ne sia andato in giorni tristissimi per la “sua” Maceratese. L’amava così tanto da non battere ciglio anche quando riceveva dissennate minacce di morte (per lettera) perchè lui i piedi per terra, per far volare i biancorossi, li teneva sempre.

A Capodanno ho visitato i nuovi padiglioni della Casa di Riposo “Villa Cozza” ricavati da un’ampliamento di quella che fu la villa della marchesa Anna Cozza da Orvieto ( città che per amore di un maceratese aveva lasciato) trasformata nel più glamour salotto liberty della città. Le nuove stanze sono belle, bene arredate, ariose e particolare non di poco conto, all’ingresso hanno tutte la targhetta con il nome dell’ospite preceduto da un “Signor” o “Signora”. Era ora! Tutto bene eccetto una clamorosa dimenticanza! In nessuna di queste nuove stanze è stato previsto, così come avviene negli ospedali, l’allaccio all’erogazione dell’ossigeno. Eppure ci sono degenti anche in quarta età… Possono fare qualcosa, seppure a posteriori, la brava direttrice Floriana Patrassi e il presidente Marino Foresi che dopo aver dato ottima prova di sè in Provincia, si adopera ora con entusiasmo per l’Istituto? Inoltre nei pur dotati bagni mancherebbe -mi dice un ospite- un accessorio importante anche se i francesi ne fanno notoriamente a meno ma gli italiani, giovani ed anziani, no!

Questa rubrica -che vuole essere sopratutto di servizio – vuole dunque farsi portavoce dei “nostri” anziani che coniugano riservatezza e discrezione …ma a “Villa Cozza” l’ossigeno (che salva vite) dove lo metto?

Che gli anziani siano più restii rispetto ai giovani ad “esporsi” -e passiamo decisamente ad un altro argomento- lo conferma Clara Del Gobbo, immaginifica artefice de “Il Tramite fiorito”. A Capodanno tanti biglietti d’amorosi sensi. Tuttavia la clientela più matura, sopratutto, appare timorosa ad affidare al linguaggio dei fiori il fatidico messaggio “Ti amo”. Perchè? “Perchè ritengono i fiori recisi un tramite troppo scoperto ed hanno timore a scoprirsi. I maceratesi sono fatti così… schivi”. Tanto schivi che il grande poeta milanese Franco Loi confidò d’essere rimasto sorpreso dal constatare durante le sue visite in città (su invito di Filippo Davoli) che “lui” e “lei” non si tenessero per mano, che avessero “vergogna” nel lasciarsi andare, nell’abbracciarsi, nel baciarsi. Anni fa, Ornella Vanoni cantava una celebre canzone di Memo Remigi: “Sapessi com’è strano sentirsi innamorati a Milano”. Anche a Macerata, da sempre.


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