“Dalla triste scienza all’economia della felicità”, incontro ai Salesiani

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E’ in programma per domani (venerdì 21 novembre) alle ore 21, presso la Sala Convegni dell’Istituto Salesiano di Macerata, l’incontro dal titolo “Dalla “triste scienza” all’ “economia della felicità” che ha lo scopo di mettere “sotto la lente” l’attuale modello di sviluppo economico. Sarà il Prof. Nicola Matteucci, docente di Economia Applicata presso la Facoltà di Economia dell’Università  Politecnica delle Marche, a presentare un “nuovo modo” di pensare e di fare economica, alternativo al nostro attuale modello di sviluppo che ha portato le conseguenze che tutti conosciamo: disparità Nord/Sud del mondo, incremento della “forbice” tra ricchi e poveri anche nel nostro paese, crisi finanziaria, solo per citare le problematiche sotto gli occhi del mondo.
L’incontro è organizzato dall’Associazione M.G.S.-SER.MI.G.O. ONLUS, impegnata da anni in attività di sensibilizzazione e nel sostegno di progetti di sviluppo in Kenya, Sudan e Tanzania.
La globalizzazione della produzione, del commercio e della finanza mette sotto pressione il funzionamento dei mercati e della società occidentale (il “Nord”), ma al tempo stesso ha delle ripercussioni violentissime sulle più fragili società del “Sud del Mondo”.
Al tempo stesso, il capitalismo contemporaneo torna a farci interrogare sulle sue virtù, ma anche sui suoi limiti irrisolti; si evidenziano le sue contraddizioni nel conciliare mercato e libertà individuali, crescita economica ed equità sociale; se ne constata il crescente disaccoppiamento tra benessere materiale e felicità. Sembra che si assista allo
sfaldamento del concetto stesso di “società”, intesa come ambito di vicinanza, aggregazione e legame tra persone diverse.
Invece alcuni elementi e stimoli di riflessione vengono dalle stesse società del “Sud del Mondo”, in cui spirito comunitario ed educazione alla socialità rimangono forti presidi educativi; tuttavia, questi elementi vengono spesso ignorati o addirittura marginalizzati come residui economicamente retrogradi dalla cultura individualistica occidentale, a torto.
Queste nuove teorie economiche (come l’ECONOMIA DI COMUNIONE), invece, evidenziano il ruolo propulsivo di un paradigma culturale che concili la sfera delle libertà individuali con quella comunitaria dell’incontro rispettoso tra “diversi”. Sul fronte economico, questo paradigma – come già mostrato da varie esperienze e realizzazioni fiorite in tutto il mondo – prospetta un modello di sviluppo economico virtuoso, equo e socialmente inclusivo.
Alcuni riferimenti a modelli ed esperienze emergenti (Microcredito, Commercio Equo e solidale, Banca Etica, Economia di Comunione) aiutano a coniugare teoria e prassi.
All’incontro di venerdì seguirà una tavola rotonda, in programma per il 5 dicembre, con due imprenditori locali che hanno tradotto questi nuovi paradigmi in “modo di fare impresa”.

Breve descrizione dell’ECONOMIA DI COMUNIONE.

L’ Economia di Comunione (EdC) è un progetto di imprenditori, lavoratori, dirigenti, consumatori, risparmiatori, cittadini, studiosi, operatori economici, lanciato da Chiara Lubich nel Maggio del 1991 a San Paolo in Brasile, allo scopo di costruire e mostrare una società umana dove, ad imitazione della prima comunità di Gerusalemme, “nessuno tra loro è indigente”.
Le imprese sono l’asse portante del progetto. Queste si impegnano liberamente a mettere in comunione i profitti secondo tre scopi e con pari attenzione:
aiutare le persone svantaggiate, creando nuovi posti di lavoro e sovvenendo ai bisogni di prima necessità, dando vita a dei progetti di sviluppo iniziando da  quanti condividono lo spirito che anima il progetto;
diffondere la “cultura del dare” e della reciprocità;
sviluppare l’impresa, che deve restare efficiente e competitiva pur se aperta alla gratuità.
Punti chiave dell’EdC:
L’EdC nasce da una spiritualità di comunione, ed è espressione del carisma dell’unità (Movimento dei Focolari) tradotto nella vita civile;
coniuga efficienza economica e fraternità;
dà vita a “poli imprenditoriali” nei pressi delle cittadelle del Movimento dei Focolari
punta sulla forza della cultura e della spiritualità per cambiare i comportamenti economici;
non considera i poveri principalmente come un problema, ma come una risorsa preziosa per il Bene Comune.


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