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Un semplice progetto per i fondi europei,
salti mortali per i lavori post sisma

BUROCRAZIA E DISPARITA' DI TRATTAMENTO - Di questo passo molti degli anziani delle zone montane avranno casa quando gli servirà una diversa ed eterna sistemazione. La soluzione è semplice ma ci si ostina a non vederla
lunedì 16 aprile 2018 - Ore 11:47 - caricamento letture
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Stefano Donati

di Stefano Donati

La ricostruzione è ferma, il terremoto continua. La soluzione è semplice ma ci si ostina a non vederla e sta nell’ordinario. Di nuovo scossi ed è un fenomeno naturale, del tutto atteso ed attendibile nei territori che vanno dalle Marche all’Umbria.
I giornali e i collegamenti dei tg hanno subito mostrato la fragilità di alcune Sae così come, cosa più preoccupante, il ripresentarsi di lesioni laddove erano stati ultimati alcuni cantieri di riparazione. Ad oggi verrebbe facile la battuta che ci sono più ordinanze che cantieri, peraltro non molto lontana dalla realtà.
Resta il dato di fatto di una ricostruzione farraginosa, arrancante e sostanzialmente quasi ferma. I più arditi potranno sommare il numero di cantieri (pratiche evase) e fare una rapida proporzione fra la quantità ed il tempo: il risultato sarebbe che gli esame progetto andranno avanti ancora per 10/12 anni, figuriamoci i cantieri.
Il tutto quando l’argomento principale sono i “danni lievi”, pertanto è davvero probabile che, restando immutato il contesto normativo, una volta che si passerà ai danni gravi i tempi lieviteranno ulteriormente. Di questo passo molti degli anziani delle zone montane avranno casa quando gli servirà una diversa ed eterna sistemazione.

Danni all’interno delle casette dopo la scossa di martedì

Viene ovvio domandarsi come si esce da questa situazione?
Per rispondere proviamo ad analizzare di cosa si tratta. La burocrazia che sta addentando la ricostruzione è imperniata sul fatto che vi è, a fronte di un danno da calamità, un contributo straordinario dello Stato. Ma, lo Stato o altri Enti sovracomunali è la prima volta che concedono contributi? Certamente no. Ad esempio la comunità europea, attraverso la Regione distribuisce annualmente aiuti a fondo perduto per diversi milioni di euro.
Ora poniamo di essere un operatore economico, un ipotetico sig. Rossi. Per avere il contributo alla costruzione, ad esempio di una cantina, di un frantoio o all’impianto di un’attività quali sono gli adempimenti tecnici che vengono richiesti? Semplicemente di presentare un progetto all’incirca sulla falsa riga del progetto di un’opera pubblica. Una procedura nota, affidabile, relativamente semplice e certamente controllabile.
Ora lo stesso nostro sig. Rossi poniamo abbia subito il danneggiamento del suo immobile a causa del sisma. Per avere il contributo alla riparazione o ricostruzione cosa viene chiesto? Di tutto. Si stanno sfiorando i limiti dello scibile professionale ed umano. Si leggono richieste di integrazioni relative a “dettagli esecuti” di lavorazioni manuali. Cosa dovranno allegare i poveri tecnici? Un filmato?

L’interno della palazzina sistemata e subito danneggiata in seguito al sisma del 10 aprile

Nel delirio normativo che accompagna questo sisma, addirittura si impongono scadenze: è come dire, l’istruttoria potrebbe durare mesi, ma il progetto lo dovete fare subito, mentre lo Stato ancora non sa dire se il contributo per la ricostruzione sia cumulabile al Sismabonus: “non sappiamo ancora quale è i quadro normativo, ma su, sbrigatevi, presentate i progetti”. Qualche persona riesce a trovare un senso a questa situazione? È una situazione normale?
Ma torniamo alla questione interessante e centrale del ragionamento: esiste una evidente disparità fra la concessione di contributi comunitari (anche per centinaia di migliaia di euro) e contributi per il sisma. Perché? È costituzionalmente corretto che il cittadino abbia trattamenti così dispari per ottenere un aiuto? Ed ancora, la comunità europea si fonda su una carta che sancisce e riconosce pari opportunità di trattamento a tutti i membri della comunità medesima, un terremotato viene trattato come un imprenditore belga? Non mi sembra.

In questa regione, quotidianamente si portano a compimento, senza imbrogli, progetti normali per opere finanziate dallo Stato, perché allora non si riesce a portare avanti la ricostruzione? Non sarebbe facile gestirla come un progetto pubblico sul quale gli Usr esercitano la funzione di controllo? In questo contesto così dispari, si fa sempre più strada l’idea che la ricostruzione non sia un vero interesse della politica, che non ha dato finora risposte all’altezza delle domande.

Tutto fermo al 2016 a Castelluccio

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