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Giungla sae, 4 ore di sciopero:
«Vogliamo essere pagati,
lavorato anche 10 ore e nel fango»

VISSO - I dipendenti di una azienda che si occupa di opere di urbanizzazione oggi hanno incrociato le braccia. Dicono che da settembre hanno ricevuto solo acconti e alcuni lamentano che non gli sono stati pagati 5-6mila euro. Il titolare della ditta però dice che i salari sono stati versati regolarmente: «L'unico ammanco è il trattamento di fine rapporto, ma non capisco perchè devono prenderlo se continuano ancora a lavorare»
lunedì 16 aprile 2018 - Ore 19:05 - caricamento letture
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Gli operai in sciopero questa mattina

 

Sciopero di quattro ore, dalle 7 alle 11 questa mattina di ventuno dipendenti dell’azienda che ha in sub appalto i lavori di urbanizzazione del cantiere Sae di via Cesare Battisti a Visso.

E’ il primo in assoluto ad essere organizzato in uno dei cantieri di costruzione delle soluzioni abitative di emergenza, dopo alcuni spontanei di lavoratori addetti alla costruzione delle Sae. «I lavoratori da settembre hanno percepito soltanto acconti, in assemblea sono emerse condizioni inaccettabili, come l’assenza di buste paga, contratti individuali non firmati, visite mediche assenti ed alcuni infortuni non denunciati, situazioni che stiamo approfondendo – spiega Daniel Taddei, segretario generale Cgil Macerata – al momento stiamo ancora quantificando gli ammanchi, la parte amministrativa lascia molto a desiderare. Non vogliamo creare ritardi ai cittadini che aspettano le Sae, ma qualcuno deve garantire gli impegni verso i lavoratori, a vincere l’appalto è stata una ditta marchigiana. E’ un danno a tutta la collettività, perchè il tutto è condito da fondi pubblici». I lavoratori che hanno incrociato le braccia hanno lamentato alcuni infortuni non riconosciuti, il pagamento solo tramite acconti, di non aver mai ricevuto le buste paga. Alcuni di loro vengono dall’Umbria, si alzano alle cinque del mattino e tornano a casa alle otto di sera, c’è chi quantifica in seimila euro i soldi ancora da prendere, chi dice sui 5mila. «La ditta ci ha detto che deve aspettare il mandato di pagamento, abbiamo lavorato vogliamo essere pagati di tutto quello che ci spetta – dicono in gruppo – tra di noi ci sono anche due lavoratori terremotati. Siamo tutti padri di famiglia, abbiamo i figli a carico, abbiamo lavorato dentro al fango, anche dieci ore al giorno, il sabato e la domenica». Aggiunge Massimo De Luca, segretario Fillea Cgil di Macerata: «Dalle sette abbiamo iniziato la trattativa con i rappresentanti dell’azienda, è in alto mare. Se saranno presi impegni seri e concreti i dipendenti torneranno al lavoro. E’ l’ennesimo fatto grave nei cantieri Sae, se l’azienda subappaltatrice non manterrà gli impegni presi, interpelleremo, in virtù della responsabilità solidale l’azienda marchigiana che si è aggiudicata le opere di urbanizzazione, o la Regione Marche che ne è committente. Tra questi lavoratori vi sono due terremotati, per loro oltre al danno c’è la beffa. Qui con i costi di urbanizzazione siamo arrivati a quattromila euro al metro quadrato per il costo di una Sae. E’ una cifra congrua per pagare la giornata lavorativa di chi lavora qui?». De Luca continua: «La Regione aveva anticipato il pagamento di alcuni stati di avanzamento lavori, uno è scaduto il 30 marzo scorso, il pagamento dovrebbe essere stato effettuato, vogliamo capire dove sono finiti i soldi. Se entro giovedì prossimo la situazione non sarà sistemata con il pagamento delle spettanze, da venerdì sarà sciopero ad oltranza».

Il dramma di chi ha perso tutto ma non si arrende è simboleggiato dal giovane Salija Nevzat, di origine macedone ma da sempre residente a Visso: «Ci sono miei paesani che devono entrare nelle Sae che ancora aspettano, ma qui ci sono lavoratori che non sono stati pagati come si deve, abbiamo le nostre ragioni, ci sono persone che si fanno chilometri, lasciano la famiglia per mesi. Mio padre è qui in Italia da trent’anni, io ho sempre abitato qui, abbiamo perso tutto, lavoro qui da due settimane, siamo tutti sulla stessa barca, abbiamo bisogno di lavorare. Qui c’è un collega di Castelsantangelo che aveva una sua ditta ed è stato costretto a sbarazzarsi di tutto e tornare ad essere operaio. Qui a Visso abbiamo perso 25 anziani, che sono morti di tristezza dopo aver perso tutto. Stiamo tutti sulla stessa barca, senza lavoro non si va avanti. Per fortuna ci sono ancora aziende come la Svila che lavorano. La strada per Castelluccio è ancora chiusa, qui portava tanta gente». Accanto a lui Gildo Polverini, un passato da titolare di piccola impresa: «Ho perso la casa che mi ero costruito e quella dei miei genitori, sono stato per oltre un anno e mezzo senza lavoro, senza lavoro qui non sappiamo come fare». Al termine delle quattro ore di sciopero i lavoratori si sono riuniti in assemblea, nella zona dove c’è lo stoccaggio dei materiali di cantiere, a Villa Sant’Antonio di Visso.

Franco Marsili, titolare dell’impresa subappaltatrice delle opere di urbanizzazione

Subito dopo dal cantiere è uscito Franco Marsili, titolare dell’azienda che ha avuto il subappalto dei lavori nel cantiere, per le opere di urbanizzazione: «Ho sempre pagato puntualmente tutti dallo scorso settembre. L’unico ammanco che loro dicono è il trattamento di fine rapporto, ma non capisco perchè devono prenderlo se continuano ancora a lavorare, lo prenderanno alla fine. Abbiamo smesso a febbraio di lavorare, a marzo siamo stati fermi, ad aprile è ripartito il contratto, non serviva tutto questo allarme, con il sindacato e lo sciopero. Di difficoltà ce ne sono tante, sono venuti loro a cercare lavoro, non sono miei dipendenti storici, li ho presi per farli lavorare, non devono dire che non li ho pagati, è tutto documentato, abbiamo visto i pagamenti con i sindacati. Non capisco perchè tutto questo, la loro paga è di ottanta euro al giorno». Intanto nell’area Sae di via Cesare Battisti si costruiscono ancora le Sae, con grande probabilità i lavori non finiranno prima di fine giugno.

 

 

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