Commercio di tartufi in nero
Scoperta frode per oltre 230 mila euro

Una società di Sefro registrava in contabilità false fatture di acquisto. Le indagini della Guardia di Finanza sono partite da una telefonata al 117

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La Guardi di Finanza ha dovuto ricercare tutta la documentazione  che l’imprenditore di Sefro aveva distrutto

 

di Alessandra Pierini

Il tartufo è il principe dei tuberi per il suo gusto raffinato e, tanto ricercato, da renderlo prezioso al pari di lussi che non tutti si possono concedere. Così vendere tartufi, può essere molto redditizio, specialmente se il commercio viene fatto  in “nero”. E’ quanto stava facendo una società di Sefro, che opera nel settore, la quale ha messo in piedi una frode fiscale per oltre 230 mila euro, scoperta dalle Fiamme Gialle di Camerino, dopo una segnalazione al 117. Denunciato un imprenditore di Sefro insieme ad altre tre persone e sequestrati beni per equivalente per 230.000 euro.

Tutto è iniziato dalla telefonata al centralino della Guardia di Finanza, in cui venivano evidenziate delle irregolarità fiscali nella commercializzazione del tartufo da parte di un imprenditore di Sefro. L’uomo, quando si è visto scoperto, per evitare che venisse ricostruita nella sua globalità la frode messa in piedi, ha deciso di distruggere la documentazione, ma i finanzieri sono riusciti pazientemente a ripercorrere l’intero giro d’affari e a smascherare tutte le attività illecite delle sue aziende.

E’ stato scoperto che l’imprenditore, operante a Sefro, aveva pensato di non pagare le imposte acquistando tartufi “in nero”, per poi registrare in contabilità false fatture di acquisto emesse da una società di Roma, risultata amministrata da un soggetto morto in Brasile alcuni anni fa.
L’imprenditore di Sefro ha, inoltre, utilizzato altre fatture false emesse da una società abruzzese, le quali in realtà venivano stampate dallo stesso presso la sua abitazione, con importi a suo piacimento, così come ricostruito dalla Guardia di Finanza.
Con tale meccanismo, quindi, il venditore di tartufo maturava un ingente credito Iva, ovviamente falso, che utilizzava per compensare le imposte dovute e i contributi sulle retribuzioni dei dipendenti e sulle stesse sue società, evitando così di pagare quanto dovuto.
Con l’imprenditore sono state denunciate altre tre persone, le quali hanno concorso a vario titolo nella commissione della frode.
L’attività, condotta sotto la direzione della Procura della Repubblica di Camerino, è stata orientata a garantire l’effettivo recupero dell’imposta evasa e a tal fine è stato richiesto un decreto di sequestro preventivo  emesso da parte del GIP presso il Tribunale camerte. Nell’esecuzione del decreto sono stati sequestrati beni immobili (un fabbricato e vari terreni) fino alla concorrenza dell’evasione riscontrata per un importo complessivo pari a   237.928,51 euro.


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