Nasce il Centro studi storici camerti:
«Una serie di interventi inappropriati
nella ricostruzione del centro storico»
CAMERINO - Alla guida dell'associazione c'è don Sandro Corradini: «Vogliamo promuovere studi, pubblicazioni e convegni sulla città e il suo territorio»

Dall’impegno per salvare il centro storico durante la ricostruzione post sima prende vita una nuova realtà culturale, un’associazione destinata a occuparsi stabilmente della storia, dell’arte, della memoria e di tutto il patrimonio culturale di Camerino. È questo il percorso che ha portato alla costituzione dell’associazione Centro studi storici camerti, iniziativa di un gruppo di studiosi e tanti cittadini impegnati nella tutela dell’identità storica cittadina.
La nascita del Centro studi rappresenta la continuazione dell’attività del gruppo di firmatari che, durante la ricostruzione seguita al terremoto del 2016, aveva promosso un ”Appello al commissario Castelli per il centro storico di Camerino”, richiamando l’attenzione sulla necessità di preservare le testimonianze storiche e architettoniche della città, prima di tutto divulgandone la conoscenza e salvandone la memoria. Un’esigenza diventata ancora più urgente di fronte agli interventi edilizi e alle demolizioni che interessano il tessuto urbano antico, interventi tra l’altro estremamente dispendiosi e dai risultati discutibili sotto più punti di vista.
«L’attività di preservazione del centro storico di Camerino prosegue con un insieme di interventi inappropriati, non consoni ad una città storica – dice il presidente dell’associazione, don Sandro Corradini – da qui la decisione di stringere anche un filo diretto con la Soprintendenza, che con il suo organico ridotto si è trovata oberata da una mole di lavoro senza precedenti e con ordinamenti che non ne hanno finora facilitato il lavoro, fornendo costantemente la nostra collaborazione. Ma non volendo che l’associazione fosse solo finalizzata a questo scopo contingente, le abbiamo dato il nome di Centro studi storici camerti, con l’idea di promuovere in futuro studi, pubblicazioni e convegni su Camerino e il territorio».
Il principio che ispira il Centro studi è espresso nello statuto: la ricostruzione non deve essere considerata soltanto un processo materiale, ma anche un’occasione di conoscenza, recupero e valorizzazione delle testimonianze storiche custodite nel tessuto urbano. Don Stefano Carusi, archeologo, ricorda che «Camerino fu una delle principali città umbre del centro Italia, aveva rapporti con l’Etruria e legami documentati con Roma almeno fin dal quarto secolo avanti Cristo. Questo significa che nel sottosuolo si cela la città antica, con la sua struttura urbana. Non so se tutti comprendono questo dato, non stiamo parlando dei villaggi sparsi del Piceno ad esempio, ma di una struttura urbana fin da epoca antichissima, una “città” ripeto, con tutto ciò che questo comporta dal punto di vista archeologico, di preservazione e di valorizzazione».
Andrea Staffa, archeologo specialista dell’epoca bizantina e longobarda, ricordando l’importanza della città anche in epoca tardo-antica e alto-medievale aggiunge « stiamo sottovalutando il fatto che un centro storico attraente non solo favorisce il turismo e quindi il rilancio, ma finisce per aumentare anche il valore economico delle case che con il loro “carattere antico” diventano appetibili anche per acquirenti stranieri che non comprerebbero mai un edificio anonimo di cemento armato, seppure in centro storico. Dobbiamo essere lungimiranti».
Un’impostazione che assume particolare significato a Camerino, città caratterizzata da una stratificazione architettonica e urbanistica secolare. Dietro intonaci, rivestimenti e trasformazioni successive possono infatti celarsi murature antiche, archi, portali, aperture, decorazioni e strutture appartenenti a diverse epoche, la cui presenza rischia di passare inosservata durante gli interventi di demolizione o ricostruzione. Tra i progetti contemplati dallo statuto figura la possibilità di istituire un “Archivio storico camerte della ricostruzione”, destinato a raccogliere e conservare la documentazione relativa alle trasformazioni della città durante e dopo il terremoto del 2016. Un ruolo importante sarà affidato alla collaborazione con il mondo della ricerca e della cultura. Lo statuto prevede infatti un comitato scientifico, al quale potranno partecipare storici, archeologi, architetti, storici dell’arte, archivisti, docenti universitari, restauratori, ricercatori e cultori della storia locale. È un’impostazione che punta a valorizzare il legame con Camerino anche di coloro che, pur risiedendo fuori città, continuano a occuparsi della sua storia e del suo patrimonio culturale. E’ già l’esempio di Andrea De Marchi, ordinario di storia dell’arte all’Università di Firenze, i cui studi su Camerino non necessitano di presentazioni, che ha definito l’iniziativa «bella ed encomiabile» assicurando «da lontano continuerò a seguirvi».
«Si tratta di una iniziativa lodevole – ha aggiunto Emanuele Di Stefano – da tempo si avverte la mancanza di un Centro di studi storici camerti che possa calamitare tante risorse scientifiche e sia aperto a un vasto territorio, nonché alla collaborazione con altre istituti culturali: in primo luogo con l’Università di Camerino. È giusto ripartire con un progetto mirato: la plurimillenaria storia di Camerino e del territorio ne ha veramente bisogno». Anche Pierluigi Falaschi e Giuseppe De Rosa figurano oggi fra i membri fondatori e del Comitato scientifico.
Accanto alle attività di tutela e documentazione si intendono promuovere incontri pubblici, conferenze, seminari, mostre, pubblicazioni, ricerche e iniziative divulgative rivolte ai cittadini, agli studenti e ai visitatori. «L’obiettivo – dichiara Claudio Cingolani, segretario del Centro studi – è anche quello di coinvolgere la memoria storica di tutti i camerti, che spesso sono portatori di tradizioni e notizie fondamentali per ricostruire alcuni passaggi di storia anche antica o di topografia; la valorizzazione di questo patrimonio di memoria collettiva è anch’esso uno degli scopi di questo Centro Studi».