Patti Smith al teatro Feronia,
«Una serata esclusiva per pochi facoltosi»
SAN SEVERINO - A intervenire sul concerto in programma il 5 dicembre è Claudio Scarponi, ex assessore alla Cultura: «Un solo evento confinato a una stretta élite in una platea di appena 400 posti. Quei 55mila euro avrebbero potuto e dovuto essere spalmati in progetti lungimiranti e diffusi»

Claudio Scarponi, ex assessore alla Cultura di San Severino
«Patti Smith per pochi eletti. Dedicare un impegno del genere, spendere così tante energie e risorse pubbliche sapendo perfettamente che l’incasso non ripagherà le spese, è un segnale sbagliato verso i contribuenti che vivono in una comunità in difficoltà». A dirlo è Claudio Scarponi, ex assessore alla Cultura di San Severino, che interviene sul concerto di Patti Smith previsto per il 5 dicembre al teatro Feronia.
«In questo decennale, il vero dibattito dovrebbe essere uno solo: la ricostruzione sociale – dice Scarponi – quello di cui il nostro territorio ha disperatamente bisogno non è soltanto rimettere in piedi i muri, ma ridare vitalità alle persone e a un tessuto sociale che porta ancora i segni profondi del terremoto, con persone che sono ancora fuori casa. È alla luce di questa priorità che salta agli occhi l’assurdità di spendere quasi 55mila euro per una sola serata, il concerto di Patti Smith, confinata a una stretta élite in una platea di appena 400 posti».
Scarponi, prima ancora che economica, parla di una «questione morale. Dedicare un impegno del genere, spendere così tante energie e risorse pubbliche sapendo perfettamente che l’incasso non ripagherà le spese, è un segnale sbagliato verso i contribuenti che vivono in una comunità in difficoltà – spiega – e il tentativo maldestro di tamponare i conti con prezzi dei biglietti esagerati, 95 euro per la platea e 75 euro per un posto a sedere in loggione, peggiora solo le cose. Ricostruire il tessuto sociale significa investire su misure studiate e non improvvisate, capaci di dare accesso e priorità alla comunità, a partire da chi ha meno possibilità. Quei 55mila euro, anziché essere bruciati in un unico grande evento per pochi, avrebbero potuto e dovuto essere spalmati in progetti lungimiranti e diffusi, culturali e sociali, capaci di restituire davvero vitalità, partecipazione e futuro a tutti».
«Viene da chiedersi, in ultimo, se questi amministratori sappiano davvero chi è Patti Smith e di cosa parlano le sue canzoni – conclude l’ex assessore alla Cultura -. Trasformare la poetessa del popolo, del riscatto sociale e dell’inno “People have the power” nel pretesto per una serata esclusiva per pochissimi facoltosi è il corto circuito finale di tutta questa vicenda».
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