«Diritti garantiti a tutti e regole applicate»
Pasqui rivendica la gestione
del Consiglio straordinario a Muccia
AULA - Il presidente dell'assemblea regionale interviene dopo gli attacchi della minoranza: «L’imparzialità non può essere misurata sulla base della soddisfazione politica di una parte rispetto a ciò che viene detto. La scelta politica della minoranza di abbandonare la seduta era stata già presa e annunciata il giorno prima»

Gianluca Pasqui durante il suo intervento al Consiglio straordinario di Muccia
«La seduta del Consiglio straordinario di Muccia era stata convocata prima che emergessero le vicende giudiziarie con un oggetto preciso: ricordare il decennale del sisma del 2016, fare il punto sulla ricostruzione e affrontare le questioni ancora aperte nei territori dell’Appennino marchigiano. L’imparzialità di un presidente non può essere misurata sulla base della soddisfazione politica di una parte rispetto a ciò che viene detto in aula. Si misura sulle regole applicate, sui diritti garantiti e sul comportamento tenuto verso tutti». A parlare è il presidente del Consiglio regionale Gianluca Pasqui che, dopo gli interventi della minoranza, rivendica le modalità di svolgimento del Consiglio straordinario di mercoledì a Muccia, convocato per il decennale dal sisma.

L’intervento del commissario Guido Castelli a Muccia
Pasqui ripercorre poi quanto avvenuto il giorno precedente, durante la Conferenza dei presidenti dei gruppi, ricordando che la minoranza aveva chiesto di aprire la seduta a Muccia con le comunicazioni del presidente Francesco Acquaroli sulla maxi inchiesta sulla ricostruzione. Richiesta che era stata respinta dalla maggioranza. «Il presidente del Consiglio regionale non determina discrezionalmente, secondo convenienze politiche personali, ciò che l’Assemblea debba discutere. Presiede, dirige e garantisce lo svolgimento dei lavori secondo le regole e secondo le decisioni assunte dagli organismi preposti alla loro programmazione. – sottolinea Pasqui -. Ugualmente non comprendo l’affermazione secondo cui, durante l’intervento del commissario Guido Castelli, sarebbe venuta meno la tutela delle prerogative del consigliere Leonardo Catena. Non potevo evidentemente conoscere in anticipo il contenuto dell’intervento del commissario, né sapere che avrebbe scelto di chiamare direttamente in causa il consigliere Catena. Quando ciò è accaduto, nell’immediatezza, ho detto chiaramente allo stesso Catena che avrebbe avuto la possibilità di replicare. È un fatto verificabile nella registrazione integrale della seduta. Contestualmente ho invitato il Commissario Castelli a evitare di proseguire sul terreno dei riferimenti personali e a ricondurre il proprio intervento ai temi oggetto della seduta».

Fabrizio Cesetti durante il Consiglio straordinario a Muccia
Pasqui rivendica che «la possibilità di replica non è stata negata. Il consigliere Catena e gli altri consiglieri di minoranza hanno poi scelto di abbandonare l’aula, con la sola consigliera Valeria Mancinelli rimasta per svolgere l’intervento previsto. È una scelta politica che rispetto, ma che non può essere successivamente trasformata nella prova di una presunta mancata tutela da parte della presidenza. Tanto meno credo possa essere imputata alla presidenza la tensione creatasi in quei minuti. Nel corso della contestazione alcuni consiglieri si sono alzati dai propri posti, hanno interrotto ripetutamente l’intervento in corso e si sono rivolti al tavolo della presidenza con toni particolarmente accesi – continua Pasqui -. Mi riferisco in particolare al consigliere Fabrizio Cesetti. Anche in quella circostanza ho scelto di non assumere provvedimenti nei suoi confronti e di non alimentare ulteriormente una tensione che aveva già raggiunto livelli che nulla avevano a che vedere con un normale confronto consiliare. Avrei potuto adottare un atteggiamento molto più rigido. Non l’ho fatto».
Il presidente del Consiglio regionale affronta poi la questione relativa all’intervento della Mancinelli «che ha parlato per prima pur essendoci altri capigruppo che si erano prenotati prima di lei. L’ho fatto proprio per consentire alla rappresentante delle opposizioni, dopo quanto era accaduto, di esporre immediatamente e senza ulteriori tensioni la posizione dei gruppi che rappresentava. C’è di più. La consigliera Mancinelli ha dichiarato di parlare a nome di tutti e cinque i gruppi di minoranza e ha sostenuto di poter utilizzare cumulativamente i tempi teoricamente spettanti a ciascuno di essi. Nonostante il tempo previsto fosse quello assegnato a ciascun capogruppo, non l’ho interrotta. Le ho consentito di parlare per tutto il tempo che ha ritenuto necessario, oltre mezz’ora, sviluppando integralmente il proprio intervento e formulando critiche durissime alla maggioranza, al presidente della giunta, al commissario alla ricostruzione e all’impostazione stessa della seduta. Nessuna interruzione. Nessuna censura. Nessun richiamo volto a limitarne il contenuto politico. Credo che questi fatti siano sufficientemente eloquenti».

L’intervento di Valeria Mancinelli a Muccia
Pasqui sottolinea poi che «nel proprio intervento la consigliera Mancinelli ha spiegato che i gruppi di opposizione avevano deciso di non proseguire la loro partecipazione alla seduta dopo che era stata respinta, il giorno precedente, la richiesta di modificare l’ordine dei lavori. La scelta politica di abbandonare la seduta era dunque legata a una decisione già assunta rispetto all’impostazione dei lavori e non può essere oggi attribuita alla conduzione della presidenza o a quanto accaduto durante l’intervento del commissario Castelli. Quanto infine al contenuto del mio intervento introduttivo, rivendico serenamente ogni parola pronunciata. Il presidente del Consiglio regionale rappresenta l’intera assemblea. Proprio per questo, in quella sede, ho ritenuto di non utilizzare il mio intervento istituzionale per entrare nel merito di una vicenda giudiziaria in corso, che aveva natura diversa e sulla quale erano già in atto un’indagine della magistratura e un acceso confronto politico. Ho parlato del terremoto, della ricostruzione, dei servizi ancora da restituire, della sanità, della scuola, delle infrastrutture, dello spopolamento delle aree interne, del carcere di Camerino, dei problemi che ancora oggi vivono migliaia di cittadini e delle responsabilità che le istituzioni hanno nei loro confronti. Erano questi i temi per i quali il Consiglio regionale era stato convocato a Muccia».
«L’imparzialità di un presidente non può essere misurata sulla base della soddisfazione politica di una parte rispetto a ciò che viene detto in aula – ha concluso Pasqui -. Si misura sulle regole applicate, sui diritti garantiti e sul comportamento tenuto verso tutti. Su questo terreno sono assolutamente sereno. Continuerò a presiedere il Consiglio regionale nello stesso modo: tutelando ogni consigliere, indipendentemente dalla sua appartenenza, garantendo il diritto di parola e pretendendo, con la stessa determinazione, il rispetto dell’istituzione e delle regole che ne consentono il funzionamento».
Ci sono anche diritti non garantiti? Quali?
siete un esempio per i diritti garantiti..Sono i DOVERI che in voi latitano…
Le infiltrazioni malavitose fanno quello che hanno sempre fatto. Le forze dell’ordine indagano e fanno quello che devono fare. Naturalmente visto che tutto questo riguarda la ricostruzione dei danni del terremoto, che i soldi dei contribuenti passano per la Regione Marche, che qualsiasi controllo su ogni centesimo speso è a carico di chi governa la Regione, ecco che abbiamo chiuso il cerchio . Poi sarà il tempo che dicono galantuomo a dire come finirà questa storia di cui ognuno dice la sua. Chi vivrà, perché la cosa sarà lunghissima , vedrà. PS visto che il modello Marche è per forza locale oltre che organizzato, guidato e qualche altro bel termine dalla destra come la Politica con la p maiuscola io non ne farei nemmeno una questione amministrativa ma mi limiterei solamente ad osservare che effettivamente stavolta tutti di destra sono e che al Governo di Beata c’era solo la Sant’anché.