«Sfiducia a Ciarapica,
qui il tradito protegge il traditore:
puerili le scuse per non votarla»
CIVITANOVA - L'affondo di Sergio Marzetti a sostegno dell'iniziativa promossa dal centrosinistra con le firme anche di Vince: «Una politica al contrario, bene ha fatto Borroni a invitare il sindaco alle dimissioni. In maggioranza pensano a mantenere la poltrona fino a fine legislatura»

Sergio Marzetti
«Il nuovo arrivato della politica, Roberto Vannacci, parla del “mondo al contrario”, mentre a Civitanova abbiamo la “politica al contrario”». Parte da qui la riflessione di Sergio Marzetti, ex assessore ed esponente di Forza Italia, sulla delicata situazione della maggioranza, con la spada di Damocle della mozione di sfiducia firmata dall’opposizione (meno Silvia Squadroni) col sostegno di Vince Civitanova che pende sopra la testa del sindaco Fabrizio Ciarapica.
«Infatti, caso più unico che raro, qui da noi chi tradisce è protetto da chi è tradito – sottolinea Marzetti – ormai è di dominio pubblico il passaggio del sindaco Ciarapica in un partito che si colloca al di fuori della coalizione di centrodestra. Cambio di casacca legittimo e nel rispetto della libertà individuale sancita dalla nostra Costituzione, ma politicamente scorretto, incoerente e offensivo verso gli elettori che lo hanno votato. Il suo ruolo di sindaco è assolutamente incompatibile con il suo nuovo indirizzo politico, che, peggio ancora, gli ha permesso di essere nominato responsabile regionale di Fn».
Marzetti loda la posizione del consigliere regionale Fdi Pierpaolo Borroni, che ha invitato Ciarapica a dimettersi. «Devo evidenziare che questa inaccettabile, ma da alcuni tollerata, anomalia è stata correttamente sottolineata da Borroni, che, con coerenza, coraggio e dignità per il suo ruolo, invita il sindaco a dimettersi, rappresentando così il giudizio e la volontà dei propri elettori – rimarca Marzetti – purtroppo lo stesso coraggio manca in gran parte dei consiglieri di maggioranza, perciò, pur di poter democraticamente discutere la mozione di sfiducia in consiglio comunale, si è dovuto ricorrere ad un accordo con i consiglieri dell’ opposizione. Inoltre fanno rabbrividire le puerili motivazioni di alcuni consiglieri contro la sfiducia: ordini di partito, blocco dell’attività amministrativa, il commissario penalizzerebbe vari settori ecc… Quando l’unica vera motivazione è sulla bocca di tutti: mantenere fino alla scadenza la poltrona, per quanto riguarda la città qualcuno poi ci penserà».
Sfiducia, protocollata la mozione: firmano in dodici, ora Ciarapica è appeso a un filo
Cesare Ciarapica Borgia per il quale anche Macchiavelli sarebbe stato dalla sua parte per l’assoluta spregiudicatezza per mantenere il potere senza guardare in faccia nessuno, grande traditore degli elettori civitanovesi rischierebbe di essere messo ai ceppi o al rogo come stregone per tutte le fatture di cemento e affini che è riuscito a fare se venisse scomunicato dalla regola del “Falchetto ” opera mistica nata nove anni fa, scesa dalla collina con tutti i suoi vescovi le cui orme sono rintracciabili in ogni ordine superiore pur che ispiri ricchezza d’animo… Addirittura un blasfemo della congregazione aveva accennato l’idea di candidarsi a sindaco dopo sessant’anni che ” prega”. Dopo il coraggio di Vince, ci manca quello di FdI e di quelli che raccontano favole su Dighe con cui fermare le orde nordiche che vorrebbero, come diceva l’indimenticabie Sagrì quando volevano raggirarlo: ” Rubba l’acqua jo lo mare “. Marzetti, la politica a Civitanova non è al contrario anche se magari dalla minoranza parte un paracadute. In molti sperano in un commissario prefettizio che metta mano agli studi di “Kleos il Glorioso”, ma poi dove si va a finire. Riguardo a Ciarapica, non è tutto quello che può aver fatto, ma quello che non ha fatto per i cittadini che mi infastidisce. Ma lasciatelo fare, non è di ferro neanche lui.
Per il signor Micucci. Oggidì il potere si conquista di fatto con il silenzio-assenso: questo concetto prima o poi diventerà il ‘clou’ di qualche legge elettorale, contestualmente alla quale i cittadini ridiventano prima popolo e poi massa.