“Torri di avvistamento”,
le risorse della fideiussione ci sono.
Perché il Comune non acquista l’area?

PORTO RECANATI - La vicenda riguarda il complesso nella zona sud della città. A maggio l'assessore Riccetti aveva annunciato l'acquisizione da parte dell'Ente e il completamento delle opere di urbanizzazione: entro settembre è atteso il confronto con i residenti. Dopo circa vent'anni di aste, fallimenti e procedimenti giudiziari si chiedono tempi, atti e risultati concreti

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Il complesso “Torri di avvistamento” a Porto Recanati

di Sara Pagnanelli 

Quasi vent’anni. È questo l’ordine di grandezza necessario per raccontare la storia delle Torri di avvistamento, il complesso residenziale affacciato sul mare nella zona sud di Porto Recanati. Una storia fatta di un importante progetto immobiliare, del successivo fallimento della società lottizzante, di procedure giudiziarie, aste, appartamenti progressivamente acquistati e, parallelamente, di opere di urbanizzazione rimaste in attesa di una definitiva sistemazione. Oggi, però, molte delle condizioni che per anni hanno reso questa vicenda complessa sono cambiate. Gli immobili hanno trovato i loro proprietari, il vecchio cantiere è stato smantellato, il Comune ha escusso la fideiussione destinata alle opere di urbanizzazione e la stessa amministrazione ha annunciato la volontà di acquisire le aree e completare gli interventi. E allora la domanda diventa inevitabile: che cosa si sta ancora aspettando?

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Già nel bilancio comunale del 2023 risultavano 541.157,27 euro derivanti dall’escussione della polizza fideiussoria relativa al comparto Torri di avvistamento. Risorse legate proprio a quelle opere di urbanizzazione che il soggetto lottizzante non aveva portato a compimento e che, ancora oggi, attendono di essere definitivamente completate. Sono trascorsi altri tre anni. Il 28 maggio scorso l’assessore ai lavori pubblici Lorenzo Riccetti ha annunciato pubblicamente sui social la ripartenza del processo di riqualificazione dell’area, parlando della fine di anni di abbandono e indicando come passaggi successivi l’acquisizione delle aree al patrimonio comunale e il completamento delle opere di urbanizzazione. Parole importanti, che i proprietari hanno accolto con interesse. Ma c’è un elemento che merita di essere ricordato. Lo smantellamento del vecchio cantiere non è avvenuto senza il contributo concreto di chi alle Torri vive e ha investito.

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Il Comune aveva emesso un’ordinanza, intimando alla proprietà privata, la Zeus immobiliare srl, di provvedere allo sgombero. Ma nel percorso che ha portato materialmente alla rimozione del cantiere anche residenti e proprietari si sono attivati, contribuendo a rendere possibile l’intervento delle ditte e collaborando per superare una situazione che si trascinava da anni. E non è stato l’unico caso. Ancora oggi sono gli stessi residenti a preoccuparsi, per quanto nelle loro possibilità, del decoro, dell’illuminazione e della cura delle aree verdi circostanti il fiume, pur trattandosi di spazi che risultano ancora appartenere alla proprietà privata e che attendono il definitivo passaggio al Comune. Questo va detto perché racconta una realtà molto diversa da quella di cittadini che attendono semplicemente che qualcun altro risolva i loro problemi.

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Alle Torri i proprietari la loro parte hanno cercato di farla sempre. E continuano a farla. Accollandosi oneri e responsabilità che non sarebbero di loro competenza. Adesso, però, chiedono risposte. E non si tratta di pretendere opere straordinarie o interventi di lusso. Chiedono strade, parcheggi, illuminazione, verde, accessibilità, sistemazione e sicurezza degli spazi destinati all’uso pubblico. Non opere di bellezza, ma opere di civiltà urbana. Ed è proprio questo che rende sempre più difficile comprendere perché una vicenda simile debba richiedere tempi tanto lunghi. Il fallimento della società lottizzante ha certamente complicato il percorso. Le procedure giudiziarie hanno avuto i loro tempi. Gli immobili dovevano essere completati e venduti.
Ma oggi siamo in un’altra fase. Gli appartamenti sono stati acquistati. Il complesso è abitato. Il cantiere è stato rimosso. La fideiussione è stata escussa. Le somme risultano nelle casse comunali. E l’amministrazione stessa ha dichiarato pubblicamente di voler acquisire le aree e portare a termine le urbanizzazioni. Dunque, che cosa manca?

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Se manca un atto, si dica quale. Se manca una firma della proprietà, si chiarisca quale atto debba essere sottoscritto e che cosa stia facendo il Comune per ottenerlo. Se esistono impedimenti giuridici o amministrativi, vengano spiegati. Se invece gli ostacoli sono ormai superabili, allora è arrivato il momento di superarli. Perché dopo tanti anni non basta più sapere che “si farà”. Occorre sapere che cosa si farà, con quali risorse, attraverso quali passaggi e soprattutto entro quando. È anche una questione che riguarda il valore e l’immagine di Porto Recanati. Le Torri di avvistamento rappresentano un patrimonio immobiliare importante della città. Gli appartamenti affacciati sul mare raggiungono oggi sul mercato prezzi richiesti molto elevati. Chi compra una casa in quest’area investe sul territorio, paga imposte, frequenta la città, utilizza i suoi servizi e contribuisce alla sua economia. È ragionevole che a un investimento privato di questo livello corrisponda almeno un contesto urbano compiuto e dignitoso. Non si chiedono privilegi. Si chiede normalità.

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A settembre dovrebbe arrivare un passaggio importante. L’assessore Riccetti ha manifestato la propria disponibilità a incontrare una rappresentanza dei proprietari delle Torri di avvistamento. L’incontro è atteso. E i proprietari si stanno organizzando per arrivarci non con proteste generiche, ma con domande precise. Qual è oggi la situazione giuridica delle aree? Che cosa impedisce ancora la loro acquisizione al patrimonio comunale? Quali opere verranno realizzate utilizzando le somme derivanti dalla fideiussione? Qual è il cronoprogramma? E soprattutto: quando potrà essere definitivamente completata e sistemata via Falcone e Borsellino e quando l’intero comparto potrà finalmente essere considerato concluso?

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Dopo quasi vent’anni sarebbe troppo facile trasformare questa vicenda nell’ennesima ricerca delle responsabilità del passato. Non è questo che interessa oggi ai proprietari. Interessa il futuro. E proprio per questo la responsabilità dell’amministrazione attuale è importante, tanto più che si trova nella fase conclusiva del suo mandato politico. Cinque anni rappresentano un tempo amministrativo significativo e proprio per questo è legittimo chiedersi come mai si sia arrivati soltanto ora ad affrontare in maniera decisiva una questione che viene da molto lontano. La responsabilità non è quella di rispondere di ciò che è accaduto prima, ma di dimostrare di essere capace di chiudere ciò che per troppo tempo è rimasto aperto.
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L’annuncio dell’assessore Riccetti del 28 maggio scorso sui social, con il quale annunciava l’acquisizione al patrimonio comunale delle aree e il completamento delle opere di urbanizzazione, ha creato un’aspettativa importante. Adesso quell’aspettativa deve diventare un percorso amministrativo verificabile. I proprietari, da parte loro, hanno già dimostrato disponibilità e collaborazione, arrivando a contribuire concretamente alla sistemazione e al mantenimento di aree che nemmeno appartengono a loro. Ora attendono che anche le istituzioni facciano fino in fondo la propria parte. Settembre sarà probabilmente il momento per capire se siamo davvero davanti alla svolta annunciata. Perché dopo fallimenti, tribunali, aste, ordinanze, fideiussioni e anni di attesa, alle Torri di Avvistamento non servono più promesse. Servono date. Servono atti. Servono lavori. E, finalmente, serve poter mettere la parola fine a una vicenda durata fin troppo.

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