Volevano demolire due palazzine
senza aver bonificato l’amianto:
quattro indagati, tra loro 2 imprenditori

MATELICA - I carabinieri Forestali hanno bloccato le opere legate alla ricostruzione. Nei guai anche un amministratore di condominio e il direttore dei lavori. Trovate canne fumarie e comignoli e cisterne in cemento amianto. Dopo la bonifica e la messa in sicurezza i cantieri sono stati dissequestrati

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Volevano demolire due palazzine terremotate senza aver bonificato l’amianto: quattro indagati a Matelica, tra loro due imprenditori, il direttore dei lavori e un amministratore di condominio. L’indagine, firmata dai carabinieri forestali di Matelica, è stata chiusa nei giorni scorsi dalla procura di Macerata. I Forestali hanno sequestrato il cantiere prima che la demolizione potesse liberare nell’aria fibre di amianto potenzialmente pericolose per gli operai e per i residenti del centro abitat (dopo la bonifica, è stato disposto il dissequestro)

Nei guai due imprenditori edili, uno del Milanese e uno di Roma, un amministratore di condominio e a un direttore dei lavori, entrambi di Matelica: le contestazioni, a vario titolo sono gestione illecita di rifiuti speciali pericolosi e violazioni in materia urbanistica.

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L’attività investigativa è nata nell’ambito dei controlli sulla ricostruzione: nei primi giorni di maggio dello scorso anno una ditta incaricata dei lavori aveva avviato le operazioni preliminari alla demolizione di una delle due palazzine adiacenti, destinate a uso abitativo e danneggiate dal terremoto del 2016. Dopo aver riscontrato alcune irregolarità formali, i militari hanno approfondito gli accertamenti su quegli immobili scoprendo la presenza di elementi edilizi contenenti amianto ancora all’interno dell’edificio.

Secondo quanto ricostruito dai Forestali, la loro frantumazione durante la demolizione avrebbe potuto provocare il rilascio nell’aria di fibre nocive. Una parte dei materiali, tra cui canne fumarie e comignoli, era già stata rimossa e accatastata nel sottoscala dell’edificio adiacente, esposta alle intemperie e accessibile agli operai del cantiere. Altri manufatti contenenti amianto, come cisterne in cemento-amianto collocate nel sottotetto e porzioni di canna fumaria ancora inglobate nei muri, erano invece rimasti nella palazzina destinata alla demolizione.

Le analisi dell’Arpam hanno confermato la presenza di amianto nei materiali individuati dai carabinieri forestali. Gli investigatori hanno inoltre accertato che la rimozione non era stata eseguita secondo la normativa: mancavano infatti una ditta specializzata iscritta all’albo nazionale gestori ambientali, il personale formato e il piano di lavoro previsto dal decreto legislativo 81 del 2008 da presentare preventivamente all’Ast competente.

Su disposizione del Gip è stato quindi eseguito il sequestro preventivo dei due fabbricati: uno perché la demolizione avrebbe rappresentato un rischio immediato per la salute pubblica, l’altro perché utilizzato come deposito incontrollato di rifiuti speciali pericolosi contenenti amianto. Successivamente, una volta regolarizzate le procedure, presentato il piano di lavoro e affidata la bonifica a una ditta specializzata, i cantieri sono stati dissequestrati. I materiali contenenti amianto sono stati messi in sicurezza e rimossi, consentendo la ripresa delle operazioni di demolizione e ricostruzione.


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