L’ultimo cartellino di Gianfranco Giorgetti:
infermiere per 42 anni a Macerata

SANITA' - Lavorava al reparto di Nefrologia e Neurologia. Il saluto ai colleghi: «Ho avuto il privilegio di prendermi cura delle persone nei momenti più delicati della loro esistenza, condividendo fatiche, emozioni, responsabilità e tante esperienze»

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Gianfranco Giorgetti timbra l’ultimo cartellino

di Luca Patrassi

Ultimo cartellino marcatempo ieri in ospedale a Macerata per Gianfranco Giorgetti andato in pensione dopo aver lavorato come infermiere in Nefrologia e Neurologia per 42 anni e 10 mesi.

Una giornata all’insegna dei saluti e dei ricordi con l’interessato che ha voluto rivolgere un messaggio ai colleghi: «Si conclude per me un lungo percorso professionale iniziato quarantadue anni fa. È arrivato il momento della pensione e desidero salutarvi con qualche parola che nasce dal cuore.

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Guardandomi indietro, posso dire di aver svolto questo lavoro con impegno, dedizione e, soprattutto, con grande soddisfazione. Essere infermiere non è stato soltanto un mestiere, ma una parte importante della mia vita. Ho avuto il privilegio di prendermi cura delle persone nei momenti più delicati della loro esistenza, condividendo fatiche, emozioni, responsabilità e tante esperienze che porterò sempre con me. In questi anni ho incontrato colleghi straordinari, professionisti competenti e persone che hanno reso più leggero il peso dei turni difficili e più belli i momenti di soddisfazione. Da ciascuno di voi ho imparato qualcosa e per questo vi sono profondamente grato.

Un pensiero particolare va ai colleghi più giovani e a coloro che stanno iniziando questo percorso. Vi auguro di trovare, come è accaduto a me, la gratificazione che può offrire questa meravigliosa professione. Non sempre sarà facile: ci saranno giornate impegnative, momenti di stanchezza e difficoltà. Ma non dimenticate mai il valore del vostro lavoro e la differenza che potete fare nella vita delle persone. Ogni gesto di cura, ogni parola di conforto e ogni atto di professionalità lasciano un segno che va ben oltre ciò che spesso riusciamo a vedere. Lascio l’ospedale con serenità e con il cuore colmo di ricordi. Porterò con me i volti, le storie, le risate, le sfide affrontate insieme e l’affetto che ho ricevuto in tutti questi anni. A ciascuno di voi, singolarmente e tutti insieme, va il mio più sincero ringraziamento e un grande abbraccio».


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