Discarica, doppio attacco su Ata 3:
«Pollenza umiliata,
Cosmari verso il dissesto»
RIFIUTI - Il comitato No discarica Cantagallo/Pollenza denuncia «arroganza politica» e annuncia battaglia legale. Mario Morgoni contesta metodo e costi della scelta: «Mozione non discussa, crediti extra Pef fino a 30 milioni»

«Siamo entrati indignati. Siamo usciti umiliati». È durissimo il commento del comitato No discarica Cantagallo/Pollenza dopo l’assemblea dell’Ata 3 dello scorso venerdì. Una seduta che, secondo il gruppo, avrebbe riproposto lo stesso clima già vissuto nell’incontro del 6 maggio: poca apertura al confronto, decisioni considerate già indirizzate e il peso dei territori più piccoli messo in secondo piano.

Il comitato parla di «un incredibile livello di arroganza politica, di chiusura al confronto e di totale disprezzo verso i cittadini e verso i territori più piccoli». Nel mirino finiscono in particolare alcuni amministratori che, secondo i cittadini di Pollenza, avrebbero sostenuto una linea costruita più su equilibri politici che su valutazioni realmente condivise. «Non un ripensamento, non un dubbio, non un gesto di ascolto: solo la volontà di ribadire, con toni ancora più duri, una decisione già scritta e già costruita ad arte».

Tra i nomi citati ci sono quelli del sindaco di Civitanova, Fabrizio Ciarapica, del sindaco di Recanati, Emanuele Pepa, e del sindaco di Macerata, Sandro Parcaroli, quest’ultimo criticato anche per l’assenza alla seduta. Per il comitato, Ciarapica avrebbe richiamato il tema della densità di popolazione e del “senso di responsabilità”, ma da una posizione ritenuta distante dagli effetti concreti della scelta.

«Davvero si può ritenere giusto il criterio secondo cui una città che produce montagne di rifiuti possa scaricarne tutto il peso su un piccolo territorio? Magari su una piccola vallata che per decenni ha fatto di tutto per preservare il proprio paesaggio e la propria identità?». Parole dure anche nei confronti di Pepa, accusato di esprimere solidarietà a Pollenza solo dopo l’uscita di Recanati dall’elenco dei siti. «Il Colle dell’Infinito e Leopardi non si toccano. Meglio lasciare i sacrifici agli altri», scrive il comitato.
Poi l’affondo su Parcaroli: «E poi c’è, anzi non c’è, il sindaco di Macerata, Sandro Parcaroli. Di nuovo assente. Come nella precedente assemblea». Al suo posto, viene ricordato, era presente l’assessore Renna. Una circostanza giudicata grave dal comitato, considerando che la seduta riguardava il futuro della gestione dei rifiuti dell’intera provincia.
Il nodo principale resta Pollenza, territorio che il comitato considera già segnato da decenni dalla presenza del Cosmari. Da qui la contestazione ai criteri politici introdotti, in particolare quello che esclude i Comuni del cratere ristretto perché già penalizzati dal sisma. «Se la logica è davvero quella di non penalizzare chi ha già sofferto, allora Pollenza doveva essere la prima a essere esclusa. Invece è stata messa in cima alla lista dei sacrificabili». Secondo il comitato, Pollenza «ha già dato» e continua a convivere con odori, traffico, rumori e impatti legati all’impianto. Una condizione che, sempre secondo i cittadini, avrebbe dovuto pesare nella valutazione complessiva. «Pollenza è il Comune che da oltre trent’anni sopporta il peso del Cosmari. E questo non è uno slogan: è la nostra storia».
Nel comunicato diffuso dal gruppo viene criticato anche il sistema di voto dell’Ata 3, basato sul peso demografico dei Comuni. Un meccanismo che, secondo il comitato, finirebbe per consegnare le decisioni ai centri più grandi, lasciando ai territori più piccoli solo le conseguenze. «Questo non è un sistema democratico. È una dittatura numerica, un meccanismo che concentra il potere nelle mani di pochi e trasforma gli altri in comparse». Altro passaggio contestato è il richiamo al “senso di responsabilità”, più volte utilizzato dagli amministratori favorevoli alla mozione. Per il comitato si tratta di uno scudo retorico arrivato dopo anni di immobilismo. «Dov’era questo senso di responsabilità negli ultimi dieci anni? Per quasi un decennio l’Ata 3 è rimasta immobile. Non ha deciso. Non ha programmato. Non ha pianificato. Ha lasciato marcire il problema».
Il comitato rivendica infine la presenza dei cittadini all’assemblea e denuncia un clima percepito come ostile: persone lasciate fuori, toni giudicati paternalistici, accuse di irresponsabilità rivolte a chi difende il proprio territorio, interventi considerati privi di contenuti e una decisione avvertita come già presa. «Noi cittadini di Pollenza non siamo sudditi, né tanto meno siamo territori di serie B o discariche viventi. Quella di Pollenza è una comunità che ha già dato e proprio per questo merita rispetto». Infine: «La nostra indignazione è profonda. La nostra determinazione è ancora più forte. La nostra battaglia continuerà per le vie legali».
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Mario Morgoni
Una scelta che, secondo Mario Morgoni, non cambia soltanto la graduatoria dei siti, ma rischia di travolgere la credibilità delle istituzioni e il futuro del Cosmari. L’ex parlamentare interviene con toni durissimi sulla vicenda discarica, parlando di «capolavoro della destra», definito «uno sfregio alle istituzioni e un colpo mortale al Cosmari».
Morgoni ricostruisce la cronistoria partendo dal luglio 2025, quando l’Università di Ancona presenta la graduatoria definitiva dei siti di discarica. A ottobre l’assemblea dei sindaci viene convocata per l’approvazione, ma il voto viene rinviato «su richiesta del vicepresidente della Provincia Luca Buldorini» con la motivazione di ulteriori approfondimenti e confronti.
Poi, secondo Morgoni, il passaggio decisivo: «Maggio 2026: nell’assemblea dei sindaci convocata per approvare la graduatoria redatta dall’Università di Ancona scaturisce improvvisamente una mozione presentata dal sindaco di Civitanova che sovverte totalmente la graduatoria sulla base di criteri sconosciuti fino a quel momento». Quella mozione, sostiene Morgoni, sarebbe stata «solo letta e neanche distribuita ai sindaci» e non sarebbe stata consentita alcuna discussione, ma soltanto la votazione. Da qui il giudizio politico: «È fin troppo evidente che l’urgenza, drammaticamente proclamata oggi ma ignorata per quasi un anno, è stata usata solo come falso pretesto per giustificare disonestamente la mancanza di ogni confronto e approfondimento».
Per Morgoni, il punto non è solo il metodo. L’ex parlamentare sostiene che la decisione sia stata imposta «per favorire sfacciatamente la propria parte politica» e che la vicenda produca conseguenze pesanti anche sul piano economico: «Oltre a deturpare la credibilità delle istituzioni genera altri effetti drammatici in quanto accompagna il Cosmari verso il dissesto».
Da qui l’elenco dei costi che, secondo Morgoni, graverebbero sul consorzio. «L’ecoindennizzo generosamente riconosciuto al Comune amico di Cingoli comporterà per il Cosmari un esborso di oltre un milione di euro l’anno». A questo si aggiungerebbero «circa 12 milioni di euro» per la realizzazione della vasca, compresi progettazione ed esproprio, oltre ai costi di gestione della discarica: personale, consumi e post mortem per 30 anni, stimati in «circa 400mila euro l’anno».
Nel conto, Morgoni inserisce anche il «progetto Verde riconosciuto sempre a Cingoli», pari a 350mila euro una tantum, e «oneri finanziari e vari» per 500mila euro. La conclusione, per l’ex parlamentare, è che il presunto risparmio rispetto all’attuale conferimento fuori provincia sarebbe minimo: «In presenza di questi costi, è evidente che si risparmierà ben poco rispetto all’attuale situazione che ci vede portare i rifiuti a Corinaldo».
Il ragionamento si allarga poi alla tenuta complessiva del Cosmari. Morgoni avverte che gli oneri per la gestione della società saliranno notevolmente anche al netto dei costi per l’abbancamento fuori provincia, «per un importo dell’ordine di 3 milioni di euro». E richiama il tema dei crediti extra Pef vantati dal Cosmari verso i Comuni, che secondo la sua stima sono destinati a crescere «fino a circa 30 milioni di euro a fine 2027». Da qui l’allarme finale: «Se non verranno tempestivamente rimborsati, la più grande azienda pubblica della provincia sarebbe destinata al dissesto o ad essere fagocitata dal privato».
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