
I leader del Terzo polo, con al centro il candidato sindaco Mattia Orioli
Tre idee, tre proposte per dare un boost al un’economia maceratese che «si caratterizza purtroppo per pochi investimenti e alta inflazione». Le avanza il Terzo polo e si tratta della vendita delle farmacie comunali, dell’aumento delle licenze taxi e della semplificazione per nuove insegne.
«Per troppo tempo la soluzione della politica cittadina è stata quella di aumentare il peso del “pubblico” per garantire standard di reddito più alto e meno rischioso – premette il gruppo che sostiene la candidatura a sindaco di Mattia Orioli – l’effetto di tale impostazione è stata una stagnazione continua che ha soffocato la città. È necessario dunque agire per aumentare la concorrenza e semplificare le procedure burocratiche. Solo la concorrenza può ridare ossigeno alle tasche dei maceratesi attraverso prodotti e servizi meno costosi e allo stesso tempo aprire settori a nuove imprese e piccoli imprenditori. Così come la riduzione e la semplificazione della burocrazia municipale possono essere strumenti utili per ridurre i costi delle attività economiche e aumentarne la produttività».
Sul fronte della distribuzione farmaceutica al dettaglio, il terzo polo parla di «un settore economico altamente concorrenziale per cui non si vedono i motivi per la presenza del pubblico in questo settore. La concorrenza è la soluzione ideale per garantire prodotti e servizi competitivi ai cittadini, il Comune non è il soggetto giusto per migliorarne il servizio, come ampiamente dimostrato negli ultimi anni in città, dalla gestione covid ai bilanci fuori mercato delle farmacie comunali».
Per quanto riguarda i taxi, Macerata è molto indietro rispetto ai numeri nazionali. «Nel 2025 è stato promosso a Macerata un bando per tre nuove licenze e ad oggi in città ci sono solo nove taxi, uno ogni 4.612 abitanti e uno ogni 10,44 strutture ricettive – sottolinea il gruppo – la media nazionale è un taxi ogni 2mila abitanti e uno ogni 7 strutture ricettive. In una città in cui l’Università riveste un ruolo fondamentale, in cui il turismo cresce costantemente e la popolazione invecchia, aumentare l’offerta taxi diventa strategica».
Infine una semplificazione della normativa sulle insegne da affiggere. «Oggi il titolare di una nuova attività economica che volesse affiggerne una deve iniziare un iter lungo e burocraticamente paralizzante – rimarca il Terzo polo – la materia è disciplinata dal Regolamento per la disciplina del canone patrimoniale di occupazione del suolo pubblico e di esposizione pubblicitaria, che è lungo ben 76 pagine. L’imprenditore deve inizialmente fare richiesta al servizio tecnico, poi pagare i diritti di segreteria utilizzando un modello specifico, poi presentare i seguenti documenti: richiesta di autorizzazione debitamente compilata, firmata e completa di marca da bollo; documentazione fotografica della stato di fatto; bozzetto dell’insegna o della targa con indicazione delle dimensioni, spessore, materiali, colori, se luminosa o retroilluminata; individuazione in planimetria del punto di installazione; fotomontaggio nel caso delle nuove installazioni o modifiche; ricevuta del versamento dei diritti di segreteria; procura del committente qualora risultasse necessario. In fase di rilascio è necessaria la presentazione di un’ulteriore marca da bollo. Per facilitare il lavoro di commercianti, artigiani e imprenditori servirebbe un nuovo approccio invertendo l’ordine dei ruoli: l’imprenditore fa domanda all’ufficio competente il quale consegnerà un vademecum tecnico per la realizzazione. Dopo alcuni giorni, l’ufficio tecnico effettuerà un sopralluogo per constatare la rispondenza di quanto realizzato con il regolamento comunale. Sono tre proposte specifiche, ma soprattutto un nuovo approccio a favore del mercato e la semplificazione dei processi burocratici».
Ho lavorato per quindici anni nel settore insegne. La relazione tecnica è il produttore che deve fornirla, poi saltando tutto il resto vi garantisco che il problema più grande è la mancanza di punti di riferimento negli uffici visto che ogni sei mesi cambiano e difficilmente c' è qualcuno che ci capisca qualcosa.
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Dicono che non si vedono i motivi per tenere le farmacie comunali. Forse hanno corta memoria, basta tornare indietro di pochi anni, sei nel 2020, per ricordarsi l’utile funzione calmierante sulla vendita delle mascherine.
Venderle???? Bisogna farle essere più redditizie non dismetterle.