Il “Cala Maretto” resta sotto sequestro,
la Cassazione respinge il ricorso

CIVITANOVA - La procura generale aveva chiesto di annullare il sequestro ritenendo «il ricorso fondato». La difesa: «Valuteremo insieme alla magistratura se ci possono essere dei correttivi»

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chalet calamaretto - civitanova

Lo chalet Cala Maretto sul lungomare sud di Civitanova

di Alessandro Luzi

Rimane sotto sequestro lo stabilimento balneare “Cala Maretto” di Civitanova, la Cassazione ha giudicato «inammissibile» il ricorso presentato dalla difesa. La vicenda riguarda una indagine della Guardia di finanza di Macerata, che ha portato alla denuncia di quattro persone per una serie di reati che vanno dalla malversazione all’autoriciclaggio, fino all’evasione fiscale. Per il locale, che si trova sul lungomare sud di Civitanova, era stato nominato un amministratore giudiziario.

La procura generale della Cassazione aveva chiesto di annullare il sequestro ritenendo «il ricorso (della difesa, ndr) fondato». Secondo il pg «il tribunale della Libertà, come ritenuto dal ricorrente, non ha motivato in modo quantomeno sufficiente su una serie di problematiche», e tra queste indica «la proporzionalità della misura».

Non la pensa così la Cassazione che ha giudicato «inammissibile» il ricorso presentato dagli avvocati della difesa Gabriele e Massimiliano Cofanelli.

«Attendiamo di leggere motivazioni con viva curiosità – dicono i due legali – in quanto la richiesta della procura aveva fatto presupporre che il ricorso potesse avere esito per noi soddisfacente. Valuteremo insieme alla magistratura se ci possono essere dei correttivi».

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L’avvocato Massimiliano Cofanelli

L’INDAGINE – Al centro dell’inchiesta, due società e altrettante persone che avrebbero messo in piedi un sistema illecito finalizzato all’ottenimento e all’impiego distorto di fondi pubblici garantiti dallo Stato.

Le indagini sono partite dalla verifica dei requisiti per accedere ad agevolazioni finanziarie tramite aiuti di Stato, richieste da una società operante nel settore dell’abbigliamento.

Gli approfondimenti, svolti incrociando dati bancari, documentazione contabile e flussi finanziari, hanno permesso di risalire ai reali beneficiari delle operazioni e di individuare l’utilizzo illecito di circa 500mila euro, impiegati per l’acquisto del locale, somme che dovevano essere usate, secondo gli inquirenti, per l’acquisto di beni e macchinari destinati all’attività produttiva.

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L’avvocato Gabriele Cofanelli

Uno degli indagati, in qualità di rappresentante legale di due imprese, avrebbe inoltre emesso e utilizzato fatture per operazioni inesistenti legate alla vendita fittizia di tessuti e materie prime, con il duplice scopo di evadere le imposte e giustificare le movimentazioni di denaro tra le società.

Nell’indagine, coordinata dal pm Vincenzo Carusi, compare anche un commercialista che sarebbe stato parte attiva del sodalizio grazie alle competenze tecniche messe a disposizione per agevolare il riciclaggio dei proventi illeciti.

Tra gli indagati il titolare Sabri Mucalla, imprenditore nel settore dei cappelli, difeso dagli avvocati Gabriele e Massimiliano Cofanelli e Francesco Corsi, che avevano fatto istanza di dissequestro del Cala Maretto al Riesame. Poi gli avvocati Gabriele e Massimiliano Cofanelli hanno fatto ricorso  in Cassazione. Le indagini sono condotte dai finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Macerata.

 

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