Sequestri, il fermo di un socio
e l’addio di un esponente di spicco:
il clan del “pusher ciclista” va sulla costa

L’INTERVENTO DI GIUSEPPE BOMMARITO – Da anni ha in mano lo spaccio di cocaina a Macerata ma una serie di circostanze hanno spinto il sodalizio (pur non lasciando il capoluogo) a muoversi a Civitanova (dove aveva già alcuni interessi ma molto pochi legati alla vendita di stupefacenti)

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L’avvocato Giuseppe Bommarito

di Giuseppe Bommarito*

La vecchia bicicletta con la quale si muoveva in città, per le consegne, l’anziano capofamiglia del clan albanese che da anni ha in mano il commercio e lo spaccio delle sostanze stupefacenti a Macerata, mesi addietro è stata riposta in qualche androne di condominio e lì riposa. Le consegne, ora affidate ad elementi più giovani del sodalizio, anche diversi italiani, avvengono con le modalità classiche delle cessioni a domicilio tramite scooter o dello spaccio all’interno dei raggruppamenti di giovani, universitari e non, che si riuniscono in massa nei pressi dei locali del centro per il giovedì universitario.

La bicicletta messa a riposo non è l’unico elemento di novità del clan che, sostanzialmente indisturbato e con l’aiuto fattivo, anche a livello apicale, di un italiano già coinvolto in vicende di droga e a volte resosi disponibile a fare da prestanome per acquisti immobiliari dei vari componenti della famiglia, spadroneggia da molto tempo a Macerata e si è arricchito in maniera scandalosa vendendo soprattutto cocaina considerata di pregio, e ora anche crack, a tantissimi giovani. Il clan, sempre diretto da uno dei figli dello spacciatore ciclista, si è infatti negli ultimi tempi indebolito per diversi motivi che hanno finito per imporre una riorganizzazione e una diversa dislocazione.

In primo luogo ha dovuto subire ad opera delle varie forze dell’ordine quattro o cinque sequestri di sostanze rivenute presso depositari, ogni volta per quantità notevoli e con perdite economiche conseguenti non indifferenti. Ciò, per compensare le perdite, ha imposto in primo luogo di incrementare la produzione di cannabis nei fondi agricoli di proprietà siti in Albania e nell’interno della provincia di Macerata. Poi ha richiesto di trovare nuovi soggetti insospettabili disponibili a trasformare la loro abitazione in depositi di ingenti quantitativi di droga, accollandosi rischi significativi a livello giudiziario; oppure immobili disabitati rinvenuti tramite una agenzia immobiliare maceratese che di recente è divenuta di fiducia del clan.

spaccio-eroina-pusher-drogaInfine, tra i fatti più rilevanti, c’è stato il fermo a Milano dell’italiano socio di fatto del clan, addosso al quale sono stati rinvenuti ben tre telefoni satellitari anti-intercettazione e circa centomila euro in contanti: questo fatto ne ha imposto un ridimensionamento all’interno del clan, che ha di certo indispettito il soggetto in questione, già fermato anni fa al porto di Brindisi diretto in Albania con molto denaro della “famiglia” addosso, e lo ha spinto verso un maggiore uso personale di alcol e cocaina, rendendolo più inaffidabile agli occhi dei vertici del sodalizio criminale.

E infine – questa invero è la situazione più problematica per il clan – un soggetto molto importante, che in precedenza ha svolto con molta perizia e sangue freddo funzioni di corriere soprattutto nel tragitto Roma/Marche, ha abbandonato il clan e si è messo in proprio. Si è collegato con delle cosche del sud e ha iniziato a piazzare a Macerata e provincia, ma anche nel centro sud delle Marche, la “roba” che si sta così procurando a prezzi di particolare favore, sottraendo una importante fetta di mercato agli albanesi da tempo stanziali nel capoluogo.

Una grossa perdita per questi ultimi, che, sommata a tutte le altre situazioni sopra evidenziate, ha portato ad una decisione drastica del clan che sinora ha prosperato senza intoppi nel maceratese.

Spostare, ovviamente senza abbandonare il capoluogo, il baricentro del traffico da Macerata a Civitanova, dove, certo, era già presente da qualche anno con proprietà immobiliari e uno o più depositi, con un bar gestito da una persona di estrema fiducia ed anche con una qualche attività di spaccio, ma sinora senza esagerare per non alterare i delicati equilibri tra i vari clan, anche albanesi, operanti da anni sulla costa.

Ora invece il clan maceratese sta prendendo piede sul litorale (dove – sia detto per inciso – stanno riprendendo gli sbarchi con i gommoni carichi di sostanze nei pressi delle foci dei fiumi, dove l’acqua è solitamente più alta e non ci sono insediamenti abitativi), sicché questo spostamento sembra strategico e significativo, probabilmente, e non potrebbe essere altrimenti, frutto di accordi e intese con il grande capo albanese che a Civitanova, celandosi dietro molteplici attività imprenditoriali gestisce lungo la costa maceratese e fermana lo sterminato mercato della cocaina.

*Presidente dell’associazione “Con Nicola, oltre il deserto d’indifferenza”

 



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