Sei allevatori prendono le distanze:
«Non abbiamo diffidato noi il Comune»
USSITA - Il legale di Silvia Bonomi, Riccardo Benedetti, Carlo Piscini, Giovan Battista Aleotti, Antonio Falconetti, Viliam Lopusan replica all'articolo in cui si dava notizia della lettera del'avvocato Valeria Passeri. «Estranei anche alla condotta di auto-rifornimento quotidiano con autobotti»
«Siamo estranei alla diffida e alla condotta di auto-rifornimento quotidiano con autobotti», così sei allevatori di Ussita, assistiti dall’avvocato Francesca Capodagli. Sono Silvia Bonomi, Riccardo Benedetti, Carlo Piscini, Giovan Battista Aleotti, Antonio Falconetti, Viliam Lopusan, «i quali pascolano i propri animali nel medesimo areale citato nell’articolo, Le Arette di Macereto, esercitando il loro diritto di uso civico, diligentemente e nel pieno rispetto del nuovo Regolamento di Polizia Rurale del comune di Ussita» dice il legale. La questione riguarda la diffida dell’avvocato Valeria Passeri al comune di Ussita da parte di alcuni allevatori, come riportato in un articolo pubblicato ieri (dal titolo: Siccità allevatori diffidano il Comune: “Cisterne chiuse da maggio e di sei fontanili solo uno funziona”, leggi qui).
Tra quegli allevatori non ci sono i sei rappresentati dall’avvocato Capodagli. «Prendiamo le distanze da quanto dichiarato dal legale Valeria Passeri» e precisano che la diffida al comune di Ussita, non è stata inviata a firma loro e che «si dissociano altresì dalla condotta di “auto-rifornimento quotidiano con autobotti” con sversamento all’interno delle vasche del Fontanile Comunale, che rappresenterebbe un illecito, in quanto non autorizzata, ed in violazione del novellato art.8 punto 6 del Regolamento di Polizia Rurale del comune di Ussita, approvato dall’amministrazione il 20 giugno 2024. Tale articolo, modificato anche all’esito del proficuo dialogo con l’amministrazione, che, contrariamente a quanto riportato, si è sempre dimostrata attenta alle problematiche dei suoi cittadini, prevede la possibilità di sistemare, a spese degli allevatori, “abbeveratoi mobili al pascolo per il solo periodo di pascolamento del bestiame e posizionati all’interno delle recinzioni mobili e provvisorie; abbeveratoi di materiale non nocivo per la salute e l’incolumità degli animali e delle persone, che non devono avere parti deteriorate che potrebbero rimanere sul cotico erboso e danneggiare la biodiversità e le caratteristiche chimiche del suolo e del sottosuolo, con necessaria comunicazione preventiva da parte dell’allevatore, circa il posizionamento delle vasche di abbeveraggio, da trasmettere al Comune per il rilascio del successivo nullaosta».
Aggiunge l’avvocato Capodagli: «Anche i miei assistiti, parimenti alle aziende agricole firmatarie della diffida, patiscono certamente le conseguenze della grave siccità, ma hanno reagito alla crisi idrica con lodevole dignità e spirito di sacrificio, senza grandi proclami, impegnandosi, con mutualistico spirito corporativo, a trovare soluzioni alternative, secondo coscienza, nel rispetto del benessere animale e soprattutto della normativa vigente. Si fanno carico di faticosi viaggi quotidiani, durante i quali trasportano acqua negli abbeveratoi autorizzati, posizionati nei pascoli, senza ledere diritti di terzi, o precludere fontanili Comunali. Mantengono da sempre un costruttivo dialogo con l’amministrazione, anche sollecitandola, a volte duramente, senza limitarsi ad accusare, o a congetturare chissà quale dolosa inerzia, bensì fornendo proposte ed ipotesi risolutive, prendendo razionalmente e consapevolmente atto delle oggettive difficoltà della gestione di un così importante problema che ci si augura possa avere presto un lieto fine».
Perché gli allevatori hanno cambiato avvocato?