Morandi, Ferroni, De Vita e Goya:
Fondazione Carima svela la mostra estiva
«Un capitale artistico che regala emozioni»
MACERATA - Inaugurato oggi il percorso espositivo che comprende opere del tutto nuove per il territorio. Il curatore Roberto Cresti: «Deve essere una emozione, non una rassegna di quadri». FOTO

Il taglio del nastro di questa mattina
di Alessandra Pierini (foto Fabio Falcioni)
«Un grande capitale artistico mostrato come percorso di pensiero. Perché la mostra deve essere una emozione, non una rassegna di quadri in cui siamo posseduti dalle emozioni più che possederle». Così Roberto Cresti, direttore artistico del museo di Palazzo Ricci, durante la presentazione di questa mattina della mostra estiva di Palazzo Ricci “Universi quotidiani”, promossa dalla Fondazione Carima con il patrocinio del Comune di Macerata.

L’intervento del professor Roberto Cresti, al suo fianco Gianni Fermanelli
Il presidente della Fondazione Carima Francesco Sabatucci Frisciotti Stendardi che ha sottolineato il ruolo di Palazzo Ricci nell’arricchire l’offerta artistica di Macerata: «Il percorso espositivo – ha detto – propone una sessantina di pezzi tra dipinti, acqueforti e fotografie di artisti di assoluta qualità e di grande profondità espressiva, alcuni dei quali vengono esposti per la prima volta al pubblico. La mostra si distingue quindi per questo importante elemento di novità, che consentirà ai visitatori di fruire di opere del tutto nuove per il territorio maceratese, che si integrano con il Novecento di Palazzo Ricci». E proprio in questa ottica il segretario della Fondazione Carima Gianni Fermanelli Fermanelli ha ricordato che il museo resta aperto tutti i giorni pomeriggio da martedì a sabato e la domenica tutto il giorno. «Siamo molto attenti al coinvolgimento delle giovani generazioni e a creare una realtà accessibile e inclusiva veicolando il messaggio delle pari opportunità. E’ quello che deve fare una fondazione filantropica al servizio della comunità».

L’assessora Katiuscia Cassetta
Ha ringraziato la fondazione Carima l’assessora del Comune di Macerata Katiuscia Cassetta: «Pensiamo sempre a chi viene da fuori ma anche noi maceratesi dobbiamo riscoprire il nostro patrimonio. Vi ringrazio per l’approfondimento che fate sempre». E proprio a proposito di territorio il professor Cresti ha concluso: «La mostra estiva dell’anno scorso ha avuto 2.200 visitatori di cui 250 alunni e alunne che per Macerata sono tantissimi. Con gli studenti in visita mi è capitato anche di sedermi per terra e questo li ha fatti sentire capiti e accolto. Uno di loro ha scritto che non pensava ci fosse una cosa così bella vicino casa sua».
“Universi quotidiani”, il titolo dell’evento espositivo enuncia il tema che viene indagato, vale a dire la quotidianità. Un tema che in apparenza può sembrare comune, ma che in realtà rivela la vasta e complessa dimensione interiore degli artisti che lo hanno interpretato: Giorgio Morandi, Gianfranco Ferroni e Luciano De Vita, con la presenza d’eccezione di Francisco Goya.
Il professor Cresti ha infatti spiegato come: «La vita di tutti i giorni è il principale banco di prova della nostra esistenza. La cultura europea dei secoli XIX e XX ne ha fatto una categoria interpretativa dell’essere umano: uno specchio dalle infinite dimensioni nel quale si sono riflessi i volti dei romantici, dei realisti, dei grandi ‘maledetti’, degli esistenzialisti fino ai minimalisti che hanno chiuso la lunga vicenda culturale del Novecento. Gli artisti del visibile hanno accentuato questo orientamento e hanno scoperto nella quotidianità una base da cui partire e a cui fare ritorno per i loro peripli espressivi».

La mostra
Giorgio Morandi, di cui quest’anno ricorre il sessantesimo anniversario della morte, occupa una posizione di assoluta preminenza nell’arte novecentesca in Italia e nel mondo. Presente nella collezione di Palazzo Ricci con due pregevoli dipinti, “Vaso di rose” del 1947 e “Natura morta” del 1962, nel contesto di mostra viene valorizzato principalmente come incisore. Fu infatti titolare della cattedra di incisione all’Accademia di Belle Arti di Bologna dal 1930 al 1956.
Gianfranco Ferroni è tra i nomi più rappresentativi del panorama artistico degli ultimi decenni del Novecento. Il filtro della biografia si manifesta in tutte le fasi della sua lunga opera, che l’ha visto confrontarsi con la pittura, l’incisione e la fotografia. L’arte ferroniana ha un carattere storico rispetto al periodo in cui è vissuto, quello del dopoguerra prima e del boom economico dopo, che racconta sovente nei frangenti di povertà, degrado e marginalità. Le sue opere sono delle “icone quotidiane” e il suo dolore una “religione laica” che interroga gli oggetti e i luoghi della vita quotidiana in un processo di avvicinamento al senso dell’esistenza umana.

Francesco Sabatucci Frisciotti Stendardi, presidente di Fondazione Carima
Luciano De Vita, marchigiano di nascita e bolognese di adozione, ebbe come maestro d’incisione lo stesso Morandi, del quale fu allievo prediletto, assistente e successore all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Al pari di Ferroni, rimase segnato in modo indelebile dalla crudeltà degli eventi bellici, che lo coinvolsero in prima persona e che pertanto permearono la sua produzione artistica. Un innominabile vissuto che ha riversato nei propri lavori prendendo come modello di riferimento «l’espressività delirante» di Francisco Goya, di cui vengono presentate alcune incisioni inedite. La presenza dell’artista spagnolo indica un percorso che, dagli ultimi due secoli, giunge fino ai nostri giorni e che ritroviamo nelle opere selezionate dal curatore.
“Universi quotidiani” sarà visitabile gratuitamente da oggi pomeriggio e rimarrà aperta fino al 29 settembre.





