«Giovani, precari e donne:
boom del lavoro povero nelle Marche»

IL QUADRO che emerge dall’analisi dei dati Inps elaborati dall’Ires Cgil: il 48,1% degli under 30 percepisce una retribuzione lorda media annua inferiore ai 10mila euro. «Questi numeri sono la migliore risposta a chi afferma che non si riesce a trovare manodopera giovanile in questa regione». Mentre solo una donna su tre ha un contratto a tempo pieno e indeterminato. «Sono disuguaglianze inaccettabili»

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Giuseppe Santarelli, segretario generale Cgil Marche

«Giovani, precari e donne: stipendi ridotti al lumicino». E’ questo il quadro che emerge dall’analisi dei dati Inps elaborati dall’Ires Cgil nel 2022. «Nelle Marche – spiega il sindacato – cresce il numero di occupati del 3,5% ma la crescita è rappresentata da lavoro precario ed è inferiore rispetto a quella del Centro Italia e del Paese. Cresce, infatti, il numero dei lavoratori in part time, che rappresentano il 32,8% del totale. Un lavoratore su quattro è a tempo determinato. Aumentano somministrati e intermittenti, rispettivamente del 3,5% e del 13,9%».

Secondo i dati analizzati dalla Cgil, il precariato colpisce maggiormente i giovani: ad avere un contratto di lavoro a tempo pieno e indeterminato è il 34,6% negli under 30 (era il 48% nel 2012), il 38,6% è in part time. Il 48,1% under 30 percepisce una retribuzione lorda media annua inferiore ai 10mila euro. «Nel complesso – specifica la Cgil – i lavoratori marchigiani con meno di 30 anni percepiscono una retribuzione media lorda annua di 12.102 euro, circa 8mila euro lordi in meno rispetto alla media della totalità dei lavoratori dipendenti privati e, comunque, anche i giovani a tempo pieno e indeterminato percepiscono in media 1.876 euro lordi annui in meno rispetto ai coetanei con la stessa tipologia contrattuale su base nazionale».

«I dati sono la migliore risposta a chi afferma che non si riesce a trovare manodopera giovanile nelle Marche – dichiara Giuseppe Santarelli, segretario generale Cgil Marche – . Le condizioni dettate dal mercato del lavoro sono orientate verso il lavoro povero, al di sotto dei livelli di altre regioni e con un carattere di precarietà più accentuato. Se a questo sommiamo una dinamica demografica che vede un drastico calo dei residenti nelle fasce giovanili, il futuro non si intravvede. Urgono politiche vere e mirate da parte della Regione Marche e da parte degli imprenditori. Non facendo nulla, non cambierà la situazione».

Per le lavoratrici, il quadro complessivo non è migliore, sempre stando ai dati elaborati dal sindacato. Sono significative le differenze retributive tra uomini e donne, le quali percepiscono mediamente 7.186 euro lordi in meno rispetto agli uomini, pari a -30,6%. Le lavoratrici delle Marche sono 202mila (44,2%) e più della metà con un rapporto di lavoro part time (50,6%). Solo una su tre ha un contratto a tempo pieno e indeterminato. Per quanto riguarda le retribuzioni medie lorde annue percepite nelle Marche sono pari a 20.279 euro e, rispetto al 2021, registrano un aumento di 777 euro, pari a +4%; nonostante questo, sono ancora significativamente inferiori al valore medio delle regioni del Centro (-1.835 euro) e soprattutto a quello medio nazionale (-2.560 euro). I lavoratori dipendenti con un lavoro a tempo parziale percepiscono in media 11.750 euro lordi annui, i lavoratori stagionali 5.309 euro lordi, mentre coloro che hanno un contratto di lavoro a tempo determinato guadagnano mediamente 10.355 euro lordi annui. La retribuzione media lorda annua dei lavoratori somministrati ammonta a 9.803 euro mentre gli intermittenti percepiscono mediamente 2.119 euro lordi.

«Attraverso un’analisi più approfondita, l’aumento maggiore dei lavoratori rispetto al 2021 si è registrato in quei settori dove le retribuzioni sono generalmente più basse – aggiunge la Cgil – Si fa in particolare riferimento alle costruzioni, alle attività artistiche, sportive e di intrattenimento e al settore del turismo e della ristorazione. Ciò mette in evidenza che una buona parte della crescita ha avuto luogo in settori caratterizzati da livelli retributivi inferiori alla media, crescita determinata e per effetto degli incentivi fiscali e dalla ripresa post-covid».

«Le politiche attive per il lavoro attuate dalla Regione non hanno prodotto quell’inversione auspicata per dare avvio ad un inserimento dei Neet e degli under 30 al mercato del lavoro – spiega Eleonora Fontana, segreteria regionale Cgil Marche Se i giovani hanno retribuzioni di poco superiori ai 12mila euro medi lordi annui, quasi il 40% ha un contratto part time e il lavoro in somministrazione ha avuto un aumento rilevante sia nel breve che nel lungo periodo, non possiamo stupirci se poi trovano opportunità al di fuori delle Marche. Sono disuguaglianze inaccettabili e, per questo, continueremo a lavorare per ottenere serie politiche con un’attenzione particolare ai giovani e alle donne».


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