Via Sergio Ramelli, Silenzi:
«Non prendo lezioni di democrazia
da chi promosse un convegno su Priebke»

CIVITANOVA - Prosegue il botta e risposta fra l'esponente del Pd (che prende di mira il consigliere Pierpaolo Turchi) e i membri della commissione toponomastica che rivendicano la scelta di intitolare la strada al militante di destra ucciso nel 1975

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L’intitolazione della via a Ramelli, nella foto da sinistra Silvia Squadroni, Giorgio Pollastrelli, Roberto Pantella e Pierpaolo Turchi

«Nessuna lezione di democrazia da chi promosse un convegno su Priebke, reazione scomposta di chi è disabituato al confronto su temi complessi, furbesca ipocrisia, scelte rozze senza rispetto per la storia».

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Giulio Silenzi

Giulio Silenzi non ci sta alle accuse e risponde ai membri della commissione toponomastica dopo il botta e risposta a seguito dell’intitolazione di una via a Sergio Ramelli. La querelle si colloca nel filone della toponomastica che a Civitanova ha i suoi prodromi nelle vie intitolate a Italo Balbo e Almirante sostituito poi con Nelson Mandela. E sulla scia delle intitolazioni divisive l’ultimo atto ha visto la contrapposizione fra Toro Seduto e Anna Frank e, per ultimo, Sergio Ramelli, scelta offensiva, secondo l’esponente democrat, che non rende giustizia a tutte le vittime degli anni di piombo.

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Il consigliere Pierpaolo Turchi

Ma non è tardata la risposta di Giorgio Pollastrelli, Pierpaolo Turchi e Roberto Pantella della commissione toponomastica che hanno tacciato Silenzi di anacronismo e antidemocraticità. Da qui la controreplica dell’esponente Pd: «Prendere lezioni di democrazia da un terzetto di cui fa parte Pierpaolo Turchi, un personaggio noto per aver promosso a Civitanova un convegno e un libro su Erich Priebke, il boia delle Fosse Ardeatine, già definisce la polemica da lui imbastita insieme a Pollastrelli e Pantella. E spiega in quale humus di cultura fascistoide essa nasca -sottolinea Silenzi – La loro scomposta reazione è infatti il frutto di una disabitudine a confrontarsi su temi complessi della storia italiana, dalla Resistenza ad oggi, con il risultato che maneggiano gli anni di piombo con superficialità e senza rispetto per la verità e per le vittime.

E così il monito a cui si richiamano, il “voler rispettare tutte le vittime”, risulta un concentrato di furbesca ipocrisia. Perché la commissione toponomastica che il trasformista Pollastrelli presiede è la stessa che ha voluto equiparare Anna Frank a Toro Seduto, ricordare i lager nazisti dove furono bruciati nei forni milioni di ebrei e per contro canto anche i gulag. E allora come mai per gli anni di piombo solo Ramelli, studente di destra? 

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Toro Seduto e Sergio Ramelli

E le altre centinaia di vittime? Anche i morti di sinistra caddero, a sprangate, a coltellate, perché la pensavano diversamente da una prepotente parte politica. E che dire delle altre vittime innocenti delle stragi di Stato di matrice fascista? Ma questi morti non hanno nome e volto per Pollastrelli, Pantella e Turchi. Non hanno alcuna dignità. Perché la commissione toponomastica politicamente lo ha deciso».

Silenzi commenta poi anche un passaggio nelle parole contenute nella nota dei membri della commissione in cui si fa riferimento alla “tristezza di concludere la carriera politica con queste riflessioni”: «della loro posizione etica si devono prendere la responsabilità senza scivolare, se qualcuno glielo ricorda, nell’offesa personale – aggiunge l’ex consigliere comunale – che finisce per risultare pure ridicola se rivolta a chi, per la lunga carriera istituzionale e politica, quegli anni li ha vissuti e non sentiti raccontare, come loro, da letture di comodo e di parte. Poi, certo che la commissione toponomastica è libera di deliberare così come i cittadini di criticare se avvertono quelle scelte come divisive e se solo e unicamente Ramelli viene eretto a simbolo degli anni di piombo. Antidemocratico è negarlo. Antidemocratico è pretendere che ci si uniformi alla cultura politica divisiva che la commissione toponomastica sta portando avanti, con scelte rozze, mirate ad accostare persone e drammi senza rispetto per la loro storia».

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