Perse 11 aziende al giorno,
Maceratese maglia nera nelle Marche
Il commercio paga il prezzo maggiore

L'ANALISI di Cna: il 2022 si è chiuso con - 2.077 imprese rispetto all'anno precedente, si tratta di un terzo di tutte quelle che hanno chiuso nell'intera regione. Il trend è peggiorato anche rispetto agli anni più duri della pandemia. Le proposte dell'associazione: potenziamento delle infrastrutture e più sinergia tra costa ed entroterra

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Conferenza-stampa-Cna

La presentazione dei dati da parte della Cna

 

di Mauro Giustozzi

Maglia nera delle Marche e agli ultimi posti in Italia per variazione negativa del numero di imprese attive. Le aziende che chiudono nella nostra provincia sono sempre di più, un calo da record purtroppo in negativo che coinvolge la gran parte dei settori produttivi, perfino maggiore nel 2022 rispetto agli anni più duri della pandemia da covid. Una situazione preoccupante che necessita di immediati interventi per frenare questa caduta senza paracadute del lavoro nel maceratese che si trascina anche l’inevitabile frenata occupazionale che ha pesanti riverberi sulla tenuta del tessuto sociale provinciale.

A porre l’attenzione sul tema è ancora una volta l’associazione degli artigiani Cna attraverso l’intervento dei suoi vertici in una conferenza organizzata nella sede di Macerata. Presenti il presidente Maurizio Tritarelli, il direttore Massimiliano Moriconi, l’imprenditore civitanovese Carlo D’Angelo e, in collegamento video, la responsabile del settore turismo e imprenditrice Emanuela Leli per denunciare un quadro allarmante che necessita di interventi e risposte immediate. Gli uffici della Confederazione nazionale dell’Artigianato hanno lavorato e approfondito il report della Camera di Commercio delle Marche che ha pubblicato i dati relativi alle imprese per l’anno 2022. Ebbene dall’analisi svolta emerge che la nostra regione è fanalino di coda in Italia nel saldo tra imprese nate e imprese chiuse. E i dati riguardanti le imprese della provincia sono i peggiori visto che risulta essere quella più colpita di tutte le cinque marchigiane. Negli ultimi tre anni il maceratese perde costantemente imprese.

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Carlo D’Angelo e Massimiliano Moriconi

Nel 2019 erano 34.339 mentre al 31 dicembre scorso ne sono rimaste 31.445 con una differenza di 2.077 imprese in meno (il -6,2%) nel solo 2022. Un trend ancora peggiore di quello del 2020 (-413 aziende pari al -1,2%) e del 2021 (-394 pari al -1,2%). Anche il saldo imprese attive in provincia nello scorso anno è palesemente negativo visto che ha chiuso un’azienda ogni due ore: la media di chiusure è stata di 11,7 imprese al giorno, 352 al mese e complessivamente 4244 imprese chiuse in un anno a fronte di 1640 nuove partite iva aperte, che rappresenta una media mensile di 137 nuove attività aperte, 4,6 al giorno. Questo dato in termini percentuali non presenta soluzioni di continuità tra la cosa e l’entroterra maceratese. Ovviamente in termini assoluti sono molte di più le imprese chiuse nella fascia costiera rispetto all’entroterra.

Il report stilato dalla Cna indica come nel 2022 il settore che ha visto chiudere il maggior numero di attività è stato quello del commercio che è anche quello col maggior numero di aziende 7582 presenti: sia in numeri assoluti (-1150 imprese) sia in termini percentuali (-15,2% del totale del settore). Seguono a poca distanza il comparto edile (- 15%) e 678 imprese in meno; stesso numero assoluto delle imprese agricole corrispondenti però ad una percentuale di chiusura diversa del -9,5% essendo molte di meno le aziende di costruzioni (4534) rispetto a quelle agricole (7167). Nel macro settore della manifattura hanno chiuso più di una impresa su dieci (-12,8%), in totale 513 sulle 4016 del settore. Stessa percentuale di chiusura ha riguardato i comparti alloggio e ristorazione che coincidono con la voce turismo: -12,8% e 242 imprese che hanno cessato l’attività nel solo 2022. Va segnalato poi come tra le province marchigiane quella di Macerata nel saldo imprese attive è quella che perde di più con la percentuale più consistente (-6,2%), quasi il doppio rispetto ad Ancona (-3,4%) e Pesaro (-3,3%), mentre Fermo si attesta ad -4.7% e Ascoli appena al -0,7%.

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Massimiliano Moriconi

Più di un terzo di calo delle imprese nelle Marche (il totale è di -5543 pari al -3,8%) è causato dalla nostra provincia da sola (37,5% del totale). I dati TrendMarche sui ricavi delle imprese in attività, aggiornati al terzo trimestre 2022, restano positivi: segno che chi riesce a restare sul mercato ne è avvantaggiato. Infine un ultimo dato che segna l’enorme sofferenza del maceratese riguarda le variazioni percentuali tendenziali mensili del numero delle imprese attive. Nel confronto effettuato su 80 province italiane, nei principali macro settori, quella di Macerata figura molto spesso all’ottantesimo e ultimo posto per variazione negativa del numero di imprese attive, cioè è la provincia che fa registrare il dato peggiore a livello nazionale. Se non l’ultima, sempre tra le ultime venti province d’Italia e mai con una variazione mensile di segno positivo. I rappresentati della Cna hanno anche indicato quali potrebbero essere le soluzioni per arginare questa emorragia di imprese ed invertire il trend: rafforzare il tavolo tecnico istituzionale creato in Provincia, potenziare le infrastrutture materiali (viarie) e immateriali (digitale) per far recuperare competitività al territorio, una maggiore sinergia tra costa ed entroterra e soprattutto affrontare e risolvere le tante criticità presenti subito, non tra dieci anni come sono invece spesso i tempi della politica nell’affrontare i problemi.



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