Ordigno esplosivo all’entrata de La Serra:
«Voleva estorcere soldi o diventare socio»
Sotto accusa collaboratore di giustizia

CIVITANOVA - Un pentito calabrese è imputato davanti al gup del tribunale di Macerata per tentata estorsione. I titolari si sono costituiti parte civile. Udienza rinviata perché la difesa vuole valutare un rito alternativo
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La polizia intervenuta al ristorante La Serra

di Gianluca Ginella

Un ordigno esplosivo piazzato all’ingresso del ristorante La Serra di Civitanova per ottenere – secondo l’accusa – denaro o l’ingresso in qualità di socio nell’attività di Emanuele e Moreno Ascani. I fatti sono avvenuti a Civitanova il 24 gennaio del 2020.

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L’avvocato Gabriele Cofanelli

Sotto accusa davanti al gup Domenico Potetti del tribunale di Macerata è finito un collaboratore di giustizia calabrese, che avrebbe preso di mira il locale di Civitanova dove avrebbe piazzato un ordigno esplosivo fabbricato con l’aiuto di un complice, rimasto ignoto. Secondo l’accusa, sostenuta dal pm Rita Barbieri, per realizzare l’esplosivo sarebbe stato mescolato all’interno di un involucro dotato di miccia, un composto chimico che viene utilizzato come fertilizzate in agricoltura con altre sostanze, zucchero o gasolio, in grado di farlo detonare una volta attivato l’innesco.

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L’avvocato Massimiliano Cofanelli

Per l’accusa, l’obiettivo del collaboratore, accusato di tentata estorsione, era di costringere Emanuele e Moreno Ascani «a corrispondergli una somma imprecisata di denaro ovvero a tollerare il suo ingresso, in qualità di socio, nella compagine organizzativa della predetta attività commerciale». Ma i titolari si erano rifiutati.

Oggi l’avvocato dell’imputato, il legale Giuseppe Cichella, ha richiesto al gup un breve rinvio per fare richiesta di un rito alternativo. Parte civile si sono costituiti Moreno Ascani, assistito dall’avvocato Gabriele Cofanelli, ed Emanuele Ascani, tutelato dall’avvocato Massimiliano Cofanelli. Il giudice Domenico Potetti ha rinviato l’udienza al 1 marzo 2023.

Mentre gli avvocati Cofanelli hanno puntualizzato che «l’ordigno non avesse una particolare potenzialità offensiva e con ogni probabilità rappresentava il preludio di una attività criminosa immediatamente sventata grazie all’intervento degli inquirenti».

 



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