Sclavi: «In campo perché amo Tolentino
Interessi di partito hanno mandato all’aria
l’unione contro questa amministrazione»

ELEZIONI - Intervista al neo candidato sindaco del terzo polo, composto da Tolentino Civica e Solidale” “Tolentino Popolare” e "Riformisti Tolentino”. Il riferimento al centrosinistra: «Qualcuno non è stato in grado di rinunciare al proprio interesse politico, così ci siamo trovati nella condizione di aver due sindaci che vanno divisi in questa corsa elettorale difficile»
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Mauro Scalvi quando era presidente del Consiglio comunale

 

di Francesca Marsili

«E’ stata una decisione lunga e sofferta, sono consapevole della responsabilità che vado ad assumermi. Ho accettato perché amo questo paese». Così Mauro Sclavi, candidato alla carica di sindaco alle prossime elezioni comunali per un terzo polo, spiega a Cronache Maceratesi i motivi che lo hanno portato a scendere in campo. Con Sclavi, sul terreno dello scontro elettorale per le chiavi della città, Silvia Luconi per il centrodestra, espressione dell’attuale amministrazione, e Massimo D’Este per il centrosinistra. Per anni lontano dalla scena politica tolentinate, dopo le sue dimissioni da presidente del Consiglio nel corso del primo mandato dell’uscente sindaco Pezzanesi per insanabili divergenze, nel 2016, Sclavi ha deciso di tornare puntando alla carica più alta sostenuto da tre liste civiche: “Tolentino Civica e Solidale”, da lui lanciata lo scorso gennaio, “Tolentino Popolare” guidata dall’ex assessore Alessandro Massi e “Riformisti Tolentino”.

Sclavi, lei oggi corre per un terzo polo, ma è noto che la sua idea era quella di un fronte che includesse tutte le forze che si oppongono all’amministrazione uscente con un unico candidato.
«Molto tempo fa sono stato individuato e avvicinato da alcune forze politiche che vedevano in me una persona che poteva in qualche maniera avere nelle sue corde sia la parte esperienziale di politica, sia quella più sociale, la prua di una nave che poteva navigare in mare aperto, controcorrente all’attuale giunta. Ho sempre dichiarato che sarei stato veramente soddisfatto se questa partenza si fosse conclusa con un’unione di intenti che comprendesse tutte le forze politiche a cui questa amministrazione non va più bene con un candidato unico. Tradotto: abbiamo un problema, affrontiamolo insieme. Ho altresì detto che se quel candidato unitario potevo essere io bene, ma nel momento in cui ci fosse stato un soggetto che aggregava più di me avrei fatto un passo di lato».

Cosa non ha funzionato?
«E’ semplice. Ci sono interessi di partito e interessi superiori. Quelli superiori sono quelli verso la città. Gli interessi di partito sono quelli volti a farlo restare vivo. Quando Re Salomone disse di tagliare in due il figlio che due madri rivendicavano, propose di tagliarlo a metà. La falsa madre disse sì, la vera non lo avrebbe mai fatto per il bene del bambino. In questo caso, qualcuno non è stato in grado di rinunciare al proprio interesse politico per fini più alti, hanno fatto solo il loro bene. E questo è un modo antico. Così ci siamo trovati nella condizione di aver due sindaci che vanno divisi in questa corsa elettorale difficile, perché Silvia Luconi è una persona nota, che ha amministrato per dieci anni e che ha diverse forze politiche dalla sua parte. Cercherò di fare tutto quello che è nelle nostre possibilità portando in campo persone che di politica ne hanno fatta poca, ma che vedono nel bene della città l’unico fine per cui si sono messe in gioco.

Quali sono le forze politiche che hanno ostacolato questo progetto?
«Ritengo non sia necessario approfondire la questione».

Tantissimi anni da professionista sanitario alla centrale 118, ora tutor universitario di emergenza sanitaria. La sua idea di sanità per Tolentino?
«La politica sanitaria nazionale ha cambiato il sistema che identifica un ospedale. Ora, quello di Tolentino dove è rimasto solo qualche servizio senza più nemmeno la dialisi, si chiama di comunità. E’ evidente che con la riorganizzazione che si sta approntando non possiamo pensare di avere un ospedale che abbia reparti per acuti, questo è un ricordo, non possiamo prometterlo alle persone. Però l’ospedale che si costruirà a Tolentino dovrà essere in rete per non acuti o come ospedale di comunità o casa della salute. Il cittadino ha necessità di avere tre cose: la prima è la possibilità di avere delle risposte adeguate potenziando il territorio. La seconda è la capacità di avere delle visite specialistiche e della diagnostica in maniera funzionale. E nel dire questo penso alle Terme di Santa Lucia dove ci sono degli aspetti sanitari che a mio avviso potrebbero essere potenziati in maniera sostanziale. La terza è la necessità, considerando che ora si va verso l’idea di ospedali di rete, di essere inseriti in una ragnatela sanitaria che abbracci il nostro territorio. Significa che se il tolentinate va all’ospedale di Macerata per un acuzie, allora, noi, dovremmo essere così forti da parlare con la Regione e con i vertici sanitari Asur e chiedere che a Tolentino dovranno essere presenti altri tipi di sevizi e prestazioni che rispondano ad altre esigenze. Fermo restando, chiaramente, il servizio di emergenza sanitaria che dovrà continuare ad esserci e rispondere in tempi legali».

Altre idee che faranno parte del programma della vostra coalizione?
«Sono sempre stato un appassionato di cultura, però c’è anche un altro tipo di cultura che non è secondaria e che fa la differenza: quella sanitaria e scientifica. Parlo di educare una mamma a capire cosa c’è nel cibo che compra al bambino e glie lo dà a merenda o un anziano che acquista alimenti troppo sapidi. L’educazione scientifica può partire dalla scuola dove c’è la possibilità addirittura di fare degli spettacoli sulla scienza fino ad arrivare an educazione alimentare».



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