Li parenti

LA DOMENICA con Mario Monachesi
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Mario Monachesi

 

di Mario Monachesi

Sui parenti non aleggia una buona “letteratura” (leggi fama), da sempre “per issi” non tira una buona aria. Le dicerie su di loro, “parenti stritti, menzi parenti, parenti prossimi, de primu, de secondu, de terzu gradu, parenti a la longa, a la lontana, parenti per parte de Adamo, ecc” sono infinite. Ironicamente o no, sono quasi tutte negative. Il perché? Chissà, forse perché un po’ di verità in molti proverbi e detti, purtroppo c’è. Magari non proprio tutto così netto. “Come dapertutto c’è bene e male, c’è viango e scuro, ci sta lu parente per bè’ e quillu un po’ (volente o nolente) più…paracarru”.

“È più vicini li denti che li parenti”.

“Chj ci-ha ‘n’amicu ci-ha chjdù’, chj ci-ha li parenti non ci-ha gnisciù'”.

“Li parenti a cent’ottanta, ‘n’accidenti a quanti ne campa”.

“Se volete sta contenti, a la larga da li parenti”.

“È mejo un mar de denti che aecce vesognu de li parenti”.

“Tanti parenti, tanti tormenti”.

“Amici e parenti se non te se ‘ncula no’ sta contenti”.

“Li parenti adè come le scarpe, più è strette e più fa male”.

“Mejo un prossimu vicinu, che un lontanu cuginu”.

Diceva Euripide (antico drammaturgo greco) “Un amico fedele vale diecimila parenti”. Invece Hugh Kingsmill: “Gli amici sono il modo di Dio per scusarsi dei parenti”. Anche il grande Totò ha sentenziato qualcosa: “Dagli amici mi guardi Iddio che dai parenti mi guardo io”. “Putia mancà’ la lengua de Memo de Rognò?” Ecco il suo detto: “Più adè strunzi, più te capita come parenti”.

“Amore de parentato, amore interessato”.

“Lu riccu troa parenti anche fra li scunusciuti, lu purittu troa scunusciuti anche fra li parenti”.
(Lu difettu più grossu de li sordi, infatti, adè che te fa aumentà’ li parenti).

Perché si dice “parenti serpenti”? Perché i serpenti hanno la fama di mordere la mano di chi li sfama.

“Parenti serpenti, cugini assassini, fratelli cortelli”.

“Parenti serpenti” è anche un bellissimo film del 1992 diretto da Mario Monicelli. La trama vede quattro figli (con le rispettive famiglie) riuniti per Natale a pranzo a casa dei vecchi genitori. Tutto bene fino a quando non si presenta il problema di chi, da ora in poi, deve “accollarseli”. Nessuno è disposto, tutti hanno impicci.

“‘Na matre fa per cento fiji, cento fiji non fa pe’ ‘na matre”.

“Pa’ de fratelli, pa’ de cortelli”.

Li primi nimici adè li parenti”.

“Mejo ‘n’amicu che cento parenti”.

“È mejo un mortu in casa che un parente su la porta”.

“Guardete da la jente ma soprattutto da li parenti”.

“‘Mmazza ‘mmazza li parenti tutti ‘na razza”,

Il detto “Quesso e gnente se vè’ parente” non nasce quindi a caso, descrive perfettamente, utilizzando la metafora dei parenti, la pochezza di un qualcosa.

Quando infine dopo tanta lontananza ci si incontra “a quarghe matrimoniu o mortoriu” (altre occasioni non ve ne sono), la frase di rito è: “Ma che non ce vinimo più gnènte?”

“Casca li denti more li parenti”.
(Sognarsi di perdere un dente vuol dire attendersi la morte di un qualche parente).

Un consiglio? ” Voli fatte crede donna veata? Parla vè’ de la cognata”.

Per alleggerire un po’ (o appesantire ancor di più “quanto scritto”, non lo so) finisco con una battuta: “A Natà’ co’ li parenti? Me rjiro ne la…tommola”.



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