Chiambretti Night a Overtime festival:
«Da quello scambio di bare tifai Torino»

MACERATA - Il primo big della kermesse sull'etica sportiva si racconta sul palco del Lauro Rossi in un viaggio tra i colori della sua vita: dal rosso granata al bianco e nero. «Da bambino prima tifavo Inter». Il dolore per la scomparsa della mamma («La mia prima telespettatrice»), la tensione e il dietro le quinte della storica intervista a José Mourinho, lo strano sogno con Pavel Nedved vestito da sposa e un accenno, con mezza gaffe, alla società italiana: «Oggi la classe politica si è indebolita, è senza esperienza; magari a fare il sindaco arriva gente che viene da una catena di negozi»
- caricamento letture

 

Chiambretti_Overtime_FF-13-650x434

Piero Chiambretti sul palco del teatro Lauro Rossi per Overtime

 

di Leonardo Giorgi (foto di Fabio Falcioni)

È un teatro Lauro Rossi granata quello che accoglie il primo big di Overtime 2021: Piero Chiambretti, conduttore, autore e tifoso del Torino, si racconta a un pubblico sold out a Macerata. Intervistato da Marco Ardemagni, giornalista fedelissimo del festival organizzato da Pindaro, Chiambretti percorre il suo rapporto con lo sport durante una carriera lunga ormai quarant’anni, dalla radio alla televisione. Un’intervista che si muove attraverso i colori, tema di questa undicesima edizione di Overtime, e che arriva al culmine di un biennio particolarmente intenso per lo showman torinese: il ricovero in terapia intensiva per il covid, la perdita dell’amatissima mamma, la conduzione di Tiki Taka e la pubblicazione del libro “Chiambretti. Autobiografia autorizzata dalla figlia Margherita” presentato due sere fa a Porta a porta.

Chiambretti_Overtime_FF-8-325x217

Marco Ardemagni e Piero Chiambretti

«Scusate se mi vedete provato – scherza infatti appena salito sul palco del teatro dopo il saluto del sindaco Sandro Parcaroli – ma ieri sono stato un’ora da Vespa. In realtà sono contentissimo di essere qui. È la prima volta che sono a Macerata, e non sarà l’ultima». Ardemagni introduce il tema della serata ed ecco che dietro di loro lo sfondo passa dal “verde Overtime” al rosso granata così amato da Chiambretti. Una storia d’amore nata d’improvviso all’età di 8 anni, quando il piccolo Piero era ancora un tifoso dell’Inter. «Questo colore mi fa venire in mente un fatto tragicomico. Più tragico che comico, in realtà: è una domenica sera del 1967, fuori piove, il Torino ha vinto 4-2 contro la Sampdoria quel pomeriggio. La sera, lungo corso Re Umberto, vengono investiti due calciatori del Toro: Luigi Meroni e Fabrizio Poletti. Meroni muore e Poletti rimane illeso. C’è un’aria triste e anche se non sono ancora tifoso del Torino, voglio andare sul luogo d’incidente. Chiedo a mia mamma di andare a vedere la scena, a pochi passi da casa mia. Vado lì e sento le voci, i commenti, i pianti, le luci. Una di queste voci dice che avevano appena portato la salma in ospedale. Il mattino dopo, invece di andare a scuola,  sono andato in ospedale, nella camera mortuaria, per rendere omaggio a Meroni. Un giocatore diverso da tutti gli altri, affascinante, coi capelli lunghi, innamorato di una ragazza sposata, amante dei Beatles. Forse è quello che mi ha sempre affascinato. Sta di fatto che vado in questa camera mortuaria, entro senza nessun problema e mi trovo davanti questo corridoio lungo e buio, nel silenzio assoluto. Lo attraverso e mi ritrovo in una stanza con una bara chiusa. Penso “che strano, non c’è nessuno”. Magari sono arrivato presto. Mi metto a capo chino davanti la bara. Cinque minuti dopo arriva un signore nella stessa stanza e si mette a pregare. Dopo un po’ il signore si gira, mi guarda. Lo guardo anche io. “Parente?” mi chiede. “No – rispondo – tifoso”. Ecco, in quella bara non c’era Meroni. Era stato portato da un’altra parte. Ma quello scambio di bara mi rese tifoso del Torino».

Chiambretti_Overtime_FF-11-325x217

Il rosso granata sullo sfondo

«Che poi tifare il Torino – continua Chiambretti – assomiglia più a un calvario. Ci ho pensato spesso alla sfiga del Torino e anche a quella della Juventus in Europa, che ormai non vince la Champions da 25 anni. Secondo me è il museo egizio. Dovrebbero spostarlo più vicino alla sede della Juventus». Rivalità, sfortune, scongiuri, sfottò: la linfa del calcio, qualcosa che Chiambretti ha sempre cercato di esaltare, ma tenendosi a debita distanza. «Cerco di creare il distacco che mi è utile – racconta -. La tv ormai è democratica. La fanno tutti, cani e porci. Fare programmi oggi è complicato, si sono abbassati gusto e routine. Prima i professionisti stavano in tv e la gente normale stava a casa. Ora la gente normale sta in tv e i professionisti se ne stanno lontani. Adesso vogliamo essere confortati da immagini che ci stancano ma ci rendono sicuri». Scelte professionali che lo hanno portato a sostituire Pierluigi Pardo nel calderone sportivo e d’intrattenimento di Italia Uno, Tiki Taka. «Dopo il covid, sono uscito dall’ospedale distrutto. Non c’era più mia madre, la mia prima telespettatrice. Mi sentivo perso. Poi l’estate successiva mi chiamò Piersilvio Berlusconi, dicendomi che c’era la possibilità di condurre Tiki Taka. Inizialmente dissi di no, essendo qualcosa che non era stato ideato da me e che non mi interessava. Poi ci ho pensato bene e ho accettato. Era l’unico modo per tornare a fare tv, visto che non volevo più avere il confronto con quelle trasmissioni che non avevano più quella telespettatrice speciale, che non avrebbe mai visto il nuovo programma». È ora di passare a un nuovo colore, Ardemagni ne propone due: il nero e l’azzurro. Colori legati a Chiambretti soprattutto per un’intervista passata alla storia: José Mourinho a Chiambretti Night nel 2009. «Non era il Mourinho un po’ più morbido degli ultimi tempi – ricorda bene Chiambretti parlando dell’allora allenatore dell’Inter, oggi sulla panchina della Roma -. Riuscimmo a portarlo facendo una cosa che non si fa. Chiudendo la puntata precedente avevamo messo sullo schermo l’immagine di Mourinho con scritto “Ci dirà tutto quello che già sappiamo”». Si scatenò il panico nella sede dell’Inter e nello staff di Mourinho. Quello di Chiambretti era un bluff, eppure lo chiamarono preoccupati per diversi giorni, chiedendogli che cosa sapesse. Alla fine si trovò un accordo e l’Inter chiese a un non particolarmente entusiasta Mourinho di partecipare alla trasmissione. «Fu la prima intervista che fece in un programma non sportivo».

Parcaroli_Overtime_FF-7-325x217

Da sinistra: l’assessore Riccardo Sacchi, il sindaco Sandro Parcaroli e Michele Spagnuolo di Pindaro (soprannominato “Rasputin” da Chiambretti all’inizio della serata)

E dal racconto di Chiambretti, sia lui che Mourinho l’hanno vissuta come una partita di calcio: Chiambretti passa la settimana a studiarsi tutto, ogni singolo dettaglio, della vita di Mourinho. Scandaglia i fondali alla ricerca di ogni minima informazione, ogni possibile pettegolezzo. Si prepara al meglio, è convinto di avere tutto sotto controllo. Mourinho, intanto, conferma che ci sarà a una sola condizione: nessuna donna deve toccarlo o ballargli vicino durante la registrazione. Arriva il giorno dell’intervista: Piero è in camerino un’ora prima della registrazione, è in mutande, si sta rilassando. José, in netto anticipo rispetto ai tempi previsti, bussa, apre la porta e passa una maglietta dell’Inter con scritto “Mourinho” a uno stupito Chiambretti, colto impreparato. «Mourinho ha deciso di fare pressing alto fin da subito» sottolinea da il conduttore. È 1 a 0 per il portoghese. Palla al centro, si ricomincia. I due scendono insieme l’ascensore che li porterà al piano terra, nello studio dello show. Nessuno dice una parola, la tensione è altissima. Mourinho si siede in mezzo al set, una poltrona bianca tutta per lui. Si comincia a registrare. Arrivano le ballerine, Mou è teso: Chiambretti rispetterà il patto? Sì. La coreografia non lo coinvolge. L’intervista entra nel vivo, procede tutto bene. Ma è proprio la partita preparata tatticamente nei giorni precedenti dal conduttore: parte il fado, la musica tradizionale portoghese, e Mou accenna il primo sorriso. Si scioglie un po’ e addirittura la prima ballerina del corpo di ballo della trasmissione gli balla addosso. Quelle immagini saranno vendute a tutti i giornali sportivi del pianeta. È il gol del pareggio, 1 a 1. La partita non è per niente finita però, Chiambretti ha preso fiducia e va all’attacco: «Mourinho, che cosa farà se non vince la Champions ora che l’Inter le ha comprato tutti questi calciatori così costosi?». È gol? No, al massimo palo. Piero ha lasciato la difesa scoperta, contropiede di Mou: «E tu cosa hai fatto quando il tuo film è andato male?». Eurogol, tifosi in delirio. 2 a 1. Anche Mou a quanto pare si è preparato bene. C’è tempo però per un’ultima sferzata Chiambrettiana: «Ah beh, allora almeno tu l’hai visto però!». Finisce 2-2. Ma il vero risultato finale è che quell’intervista, nei giorni seguenti, sarà trasmessa da decine di emittenti sportive in tutto il mondo, cementando il mito del Mou che “non pensa di essere il migliore al mondo, ma nessuno è meglio di lui” e portando visibilità assoluta a Mediaset e Chiambretti.

Chiambretti_Overtime_FF-12-325x217Prima di chiudere con un accenno alla politica e una mezza gaffe davanti al sindaco Parcaroli in prima fila («Oggi la classe politica si è indebolita, è senza esperienza; magari a fare il sindaco arriva gente che viene da una catena di negozi»), oltre a parlare della figlia Margherita, racconta un po’ del suo rapporto con i colori bianco e nero: «Una domenica di maggio di qualche anno fa, come è successo per nove anni di fila, mi sono trovato a casa, solitario, mentre fuori per le strade di Torino i tifosi bianconeri festeggiavano l’ennesimo Scudetto. In quei giorni evito di uscire perché ho paura che se qualche tifoso mi vede magari mi picchia. Però verso le 22 mi viene fame. Chiamo allora un mio amico e gli dico di andare in un ristorantino un po’ nascosto dove si mangia la carne. Lì, pensavo, sicuramente non c’è nessuno. Ci incamminiamo verso il ristorante e effettivamente non c’è nessuno lì intorno. “Oh, non ho incontrato nessuno e mi mangio pure un po’ di buona carne stasera” pensavo. Apro la porta del ristorante e davanti a me c’è una tavolata vuota. Poi chiudo la porta, guardo verso sinistra e come in un film urlo scioccato: c’è tutta la società Juventus a cena, dal presidente Andrea Agnelli ai giocatori, che mi vedono scoppiano a ridere. Vedo pure Pavel Nedved. E mentre tutti ridono pensai che una volta ho sognato Nedved in abito da sposa e io che lo portavo dentro casa tra le mie braccia».

Il sabato di Overtime con Militello, Pardo e Maccio Capotonda

 

Chiambretti_Overtime_FF-10-650x434
Chiambretti_Overtime_FF-3-650x434
Chiambretti_Overtime_FF-6-650x434
Sacchi_Parcaroli_Overtime_FF-2-650x434

Chiambretti_Overtime_FF-9-650x434

Chiambretti_Overtime_FF-5-650x434
Chiambretti_Overtime_FF-1-650x434

Overtime, taglio del nastro con Pancalli

 



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page
-





Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Matteo Zallocco Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X